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Una nuova carta d'identita' per il vino rosato, anche detto rose': lo ha deciso ieri l'Europa per difendere un vino che anche in Italia, dopo la Francia, ha
conquistato grande dignita' con punte di eccellenza in tutto il Paese. Il vino rosato tradizionale, che nasce da un'attenta e speciale vinificazione dei vini rossi di qualita', rischiav

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a di essere declassato dai prezzi concorrenziali delle miscele di vini da tavola bianchi e rossi provenienti dall’Emisfero Sud che entrano liberamente in Europa. Ieri i 27 stati europei hanno  accolto all’unanimita’ la proposta della commissaria all’Agricoltura, Mariann Fischer
Boel, che permettera’ di riconoscere il vero vino rosato grazie alla menzione sull’etichetta ‘vino rosato tradizionale’ o tutte altre diciture che possono valorizzare il prodotto. Un punto a favore del prodotto di qualita’ ma anche del ruolo
centrale che, nonostante le resistenze nell’Ue, sta assumendo l’etichettatura nel settore agroalimentare. Il risultato positivo va riconosciuto ai vignaioli italiani e francesi, e dietro di loro alle autorita’ nazionali, che a Roma come a Bruxelles hanno negoziato una soluzione che permette una
grande discrezionalita’ ai Paesi produttori pur rispettando le regole dell’Organizzazione mondiale per il commercio. In effettisull’etichetta, oltre la menzione ‘vino rosato tradizionale’,
viene introdotta anche la dicitura facoltativa ‘rosato da miscelazione’ se il vino e’ frutto di tagli tra bianchi e rossi. Gli stati membri potranno rendere queste menzioni obbligatorie
pero’ solo sui vini prodotti nel loro territorio. Una soluzione che ha provocato reazioni contrastanti nel
mondo agricolo: la Coldiretti grida allo ”scandalo” al via libera dell’Ue al vino rose’ ottenuto dalle miscele tra bianchi e rossi in quanto abbassa il livello qualitativo del prodotto; per la Confagricoltura ”e’ un segnale positivo”, ma sarebbe stato ”piu’ opportuno” imporre l’obbligo dell’etichetta sui vini miscelati; infine per la Cia ”la decisione va nella giusta
direzione per tutelare il metodo di lavorazione tradizionale”.

A tutti Fischer Boel manda a dire: ”I produttori europei devono avere le stesse opportunita’ di coloro che esportano nell’Ue”. Insomma, nel momento in cui anche i grandi ‘cru’ sono vittima della crisi economica, e’ importante che continui la corsa alla
crescita dei rosati ‘made in Italy’. Il rosato tradizionale non e’ piu’ solo il vino fresco, estivo, da bere subito.

 

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E lo dimostra il fatto che il prodotto e’ sempre piu’ apprezzato nel Nord Europa su mercati dove il vino e’ tra i prodotti piu’ liberalizzati: dalla Gran Bretagna ai Paesi scandinavi. Anche le grandi ‘maison’ dei Champagne si sono messe al ‘rosa’. Ai consumatori quindi, occhio all’etichetta dal prossimo agosto, quando nascera’ la nuova carta d’identita’ del vero
rosato.