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Ogni territorio offre il proprio peculiare patrimonio, la propria storia, l'arte, le produzioni gastronomiche, ma tutto questo non esisterebbe se non ci fossero persone che lì vivono e lavorano, spendendo quotidianamente energie e risorse.

E' grazie a loro che ogni territorio diventa un “unicum”, un posto che non s

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arà mai uguale a nessun altro perché ogni individuo mette in campo la propria personalità e il proprio modo di essere rendendolo un piccolo universo tutto da scoprire.

Discorso particolarmente tangibile nella zona a nord-est del Veronese che abbraccia le valli d’Illasi, di Mezzane, d’Alpone e Val Pantena fino ad arrivare in Lessinia, con il suo splendido Parco Regionale: un angolo ancora incontaminato, segnato da boschi e dolci colline punteggiate di vigneti e oliveti, e suggestivi castelli.

Colori e profumi sono particolari in ogni momento dell’anno ma soprattutto in autunno e in primavera.
 
Si può iniziare il percorso da Sant’Ambrogio di Valpolicella, paese rinomato ovviamente per il vino ma anche per la lavorazione di un particolare tipo di marmo, il “rosso di Verona”.

Dopo una visita alla Villa Brenzoni e una passeggiata nel centro del paese vale la pena fare una visita all’azienda Ca’ Verde, a pochi minuti dal’abitato, immersa appunto nel verde e nel silenzio, nata nel 1978 con l’occupazione da parte dei centri sociali di terre incolte e abbandonate, per poi man mano acquistarle come cooperativa nel 1985.

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Pionieri del biologico, i componenti della cooperativa hanno saputo far crescere l’azienda che oggi, dopo varie trasformazioni e molto impegno, è una realtà di tutto rispetto con circa una ventina di soci, di cui molti giovani. L’azienda conta su un allevamento di circa 150 capre di razza francese “sanen” da latte e in più su latte bovino proveniente da pascoli sicuri di altri soci conferenti. Il caseificio annesso produce latticini e formaggi a certificazione biologica sia di capra sia di mucca, vini, olio extravergine d’oliva e salumi e in più offre ristoro e ospitalità in una struttura rurale ristrutturata risalente ai primi del Novecento.

«Di tutte le attività che svolgo questa è quella che indubbiamente mi dà maggior soddisfazione – racconta Luciano Pozzerle, da qualche anno nuovo Presidente della Cooperativa ma anche Presidente dell’Associazione Provinciale Allevatori e membro della Giunta dell’Associazione Italiana Allevatori – soprattutto da quando recentemente abbiamo ristrutturato l’azienda introducendo molti giovani che hanno portato nuove conoscenze tecniche e un rinnovato entusiasmo. Rispetto agli esordi della nostra avventura, quando le aziende biologiche si potevano contare sulle dita di una mano, adesso c’è più concorrenza ma per noi non è un problema, siamo in grado di offrire un prodotto di qualità, e la crescita del fatturato ne è una testimonianza tangibile».

Luciano Pozzerle è uno dei principali soci conferitori, l’80% del latte di mucca che viene poi trasformato nel caseificio proviene dai suoi allevamenti, 200 capi di bovini che hanno la fortuna di pascolare sui Monti della Lessinia e producono quindi un ottimo latte. L’immediato futuro vede la Cooperativa impegnata nel cercare di arrivare a mercati stranieri, di aumentare la produzione mantenendo però inalterate le caratteristiche di artigianalità e infine nello sviluppare le Fattorie Didattiche, un progetto che realizzerà insieme alla città di Verona.

«Si tratta a mio avviso di un aspetto molto importante che consente di essere più vicini ai consumatori e di far conoscere meglio la nostra realtà», afferma il Presidente convinto.

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Lasciata Ca’ Verde, attraversando la Val Pantena si sale verso la Lessinia, una terra ancora poco conosciuta ma molto interessante in cui si possono trovare, fra l’altro, diverse varietà di funghi, formaggi di malga, frutta, miele e tartufo. Qui vive ancora oggi una popolazione che parla la lingua dei Cimbri, una piccola enclave di origine germanica la cui storia e le cui tradizioni hanno origini molto antiche. Dediti soprattutto all’attività di boscaioli e a quella della produzione di carbone vegetale ma anche alla conservazione e lavorazione del ghiaccio e del latte, i Cimbri sono una comunità che da sempre ha vissuto nel principio dell’aiuto e della solidarietà reciproci.

Per entrare più da vicino in questa realtà basta arrivare a Bosco Chiesanuova, uno dei tredici comuni del veronese in cui vivono queste persone, meta ideale per soggiorni di vacanze all’insegna del relax e della tranquillità. Proprio nel cuore del paese in un antico edificio ristrutturato, spicca una bella bottega di specialità alimentari con annesso ristorante. Ed è qui che si può incontrare Flavia Pezzo, la giovane, bella e vulcanica titolare, che certo non passa inosservata, non solo per lo smagliante sorriso con cui accoglie tutti i clienti ma perché indossa il costume tipico cimbro, cosa della quale va molto fiera.

«Sono convinta che la Lessinia sia un territorio che ha tutte le doti per poter emergere e farsi apprezzare da un pubblico più vasto e da sempre ho dedicato tutte le mie energie e risorse economiche per mettere su un’attività che significasse fare qualcosa di buono per il mio paese – racconta con simpatia Flavia – Anche se non ho mai avuto aiuti dalle istituzioni non mi sono mai lasciata scoraggiare perché credo moltissimo nella mia terra, per la sua ricchezza di prodotti e per la qualità della vita, che ha pochi paragoni, soprattutto per quello che riguarda la famiglia, l’uomo e per i valori che possiamo trasmettere ai nostri figli, valori di vita autentica, semplice, ma che ti fa capire quali sono le cose che contano veramente».

Il negozio rispecchia in pieno la personalità di Flavia, con scaffali straripanti di prelibatezze molte delle quali preparate proprio da lei, e anche al ristorante si possono assaggiare piatti semplici ma di grande sostanza, tra cui i particolarissimi gnocchi “sbatui” fatti in casa con acqua e farina e conditi con ricotta affumicata e burro fuso.

Lasciata Bosco, si può percorrere la strada a ritroso, attraversando stavolta la Val Mezzane fino ad arrivare proprio a Mezzane, paese famoso per la produzione olearia.

«Qui sono tutti contadini vecchio stampo – racconta Mirko Sella, poco meno che trentenne, proprietario dell’azienda agricola olearia San Cassiano che sta diventando una delle migliori realtà della zona – e quindi quando qualche anno fa ho deciso di intraprendere un percorso diverso dagli altri è stata dura. Ho potuto farlo giusto perché quando si è molto giovani si ha dentro un pizzico di follia!».

Eh sì perché Mirko, studi scientifici e una strada già segnata sulle orme dello zio Domenico, avvocato, nel 2000 non solo ha deciso di lasciar tutto e di fare l’agricoltore ma poco più tardi ha deciso di sposare la filosofia del progetto “L’Olio secondo Veronelli” che aveva conosciuto dapprima navigando casualmente su Internet e poi incontrando di persona lo stesso Veronelli al Salone del Gusto di Torino.

«Purtroppo di lì a poco, a dicembre del 2004, Gino è venuto a mancare – prosegue Mirko – ma io ho continuato su questa strada producendo un olio extravergine d’oliva di qualità, monovarietale, denocciolato ed estratto a freddo entro poche ore da olive raccolte a mano all’inizio dell’invaiatura. Naturalmente il gusto era diverso da quello cui la gente era abituata, l’olio veniva fuori meno dolce, con qualche nota di amaro e di piccante, e quindi all’inizio molti clienti mi hanno abbandonato. Sono stato fortunato però perché i miei genitori, Gino e Ivana, hanno creduto in me e mi hanno sempre appoggiato e sostenuto anche negli investimenti, che non sono certo stati indifferenti, ma adesso mi ritengo soddisfatto e nell’immediato futuro prevedo di consolidare e migliorare ancora se possibile i risultati ottenuti, sempre mantenendo però le dimensioni di azienda familiare, in modo che posso avere la certezza di controllare personalmente l’andamento degli oliveti, le piante e il frantoio».

Nei pressi dell’azienda di Mirko non ci si può far sfuggire una visita all’agriturismo I Tamasotti, di Alessandro e Maria Luisa Brusco, i quali meno di un anno fa hanno lasciato “il certo per l’incerto”, come dice Alessandro, realizzando un’affascinante maison di charme con poche camere circondata da una tenuta di sette ettari con uliveto, vigneto, ciliegi e bosco.

«Difficoltà ne abbiamo avute, anche perché non sapevamo assolutamente nulla di questo mestiere – confida con disarmante simpatia Alessandro che per tanti anni ha fatto l’albergatore – ma siamo stati ampiamente ripagati da una qualità di vita che a mio avviso ha pochi paragoni con altre zone d’Italia. Forse qui non ci sappiamo ancora vendere bene, senza far nulla abbiamo avuto in dono un patrimonio territoriale immenso ma per valorizzarlo abbiamo ancora molto da imparare e da fare, tanto per cominciare bisognerebbe sistemare meglio le strade – fa convinto – però si vive tranquilli, dormiamo ancora con le porte aperte!, siamo riusciti a realizzare un sogno, certe volte con mia moglie ci troviamo a pensare come abbiamo potuto non fare questa scelta prima!», e in effetti guardando lo splendido panorama che si gode da quassù non si può non dargli ragione!

Da Mezzane procedendo verso est si attraversa la Val d’Illasi e si arriva in Val d’Alpone al confine con il Vicentino, zona anche questa rinomata per i vini, ma non si può trascurare una produzione di grande importanza, quella dell’ottimo formaggio Monte Veronese Dop che negli ultimi anni si sta facendo conoscere e apprezzare da un pubblico sempre più vasto perfino internazionale, non solo di gourmet, grazie al serio lavoro e all’impegno di un pool di produttori capitanati dal giovane Giovanni Roncolato, che insieme ai fratelli Gildo e Letizia porta avanti anche il caseificio di famiglia a Roncà, nato negli anni Venti a Brenton con il nonno Ermenegildo.

«Sono contento dei risultati raggiunti fino ad ora ma c’è ancora molto da fare – spiega Giovanni – oggi come oggi a mio avviso oltre alla visibilità che possiamo raggiungere attraverso le Fiere e i Concorsi vari è importante raggiungere sempre più da vicino il consumatore, se necessario proprio portando in giro il formaggio dentro la valigia! Solo così si può far capire concretamente alla gente quello che significa questo straordinario prodotto, della filosofia che c’è dietro, del sacrificio e della sapienza delle persone che ci lavorano».

L’obiettivo futuro di Giovanni è quello di avere un allevamento proprio, magari con una malga in Lessinia e capi di bestiame liberi di pascolare all’aperto.

«Sarebbe il modo migliore per chiudere il cerchio e garantire una filiera completa ancor più controllata con una qualità sempre più elevata», conclude Giovanni mentre posa lo sguardo sulle sue creature, superbe forme di formaggio che riposano nelle apposite stanze di stagionatura. E toccando con mano i risultati raggiunti viene da pensare che questo futuro non sarà poi così lontano.