È la chef venezuelana che valorizza la filiera del cacao venezuelano e l'imprenditoria femminile la chef più impegnata a migliorare il mondo secondo la giuria del Basque Culinary Center di San Sebastian. A lei 100mila euro per continuare ad aiutare il prossimo attraverso la cucina. 

Pubblicità

Il premio. Se lo chef può fare la differenza

E a alla fine il gran giorno è arrivato. Ultimo nato tra i premi internazionali dedicati agli chef, il Basque Culinary World Prize ha saputo conquistarsi in breve tempo un posto d’onore tra i riconoscimenti più ambiti dagli addetti ai lavori della comunità gastronomica di tutto il mondo. I motivi sono presto detti: metti il prestigio dell’ente promotore – quel Basque Culinary Center che a San Sebastian riunisce i migliori esponenti dell’alta cucina internazionale – e la portata rivoluzionaria del premio, che per la prima volta passa in rassegna gli chef impegnati a migliorare il mondo (perché “lo chef può fare la differenza” per dirla con le parole di Joan Roca), e l’esito sarà evidente. Lanciato nel febbraio 2016 per condividere “il modo in cui la gastronomia può costituire una forza trasformatrice, sottolineando il lavoro di uomini e donne imprenditori e con vocazione all’eccellenza”, il premio ha selezionato un gruppo di chef innovatori e creativi, spesso contro corrente e impegnati nella società, sull’esempio di pionieri che portano avanti il discorso etico da tempi non sospetti, da Alice Waters Dan Barber, da Renè Redzepi a Heston Blumenthal, Massimo Bottura, che si appresta a cimentarsi con l’ennesima sfida sul tema ai Giochi di Rio, dove a breve inaugurerà il RefettoRio di Lapa.

Maria Fernanda Di Giacobbe e il cacao del Venezuela

Alla fine di maggio la Commissione chiamata a valutare i candidati aveva reso noti i 20 finalisti deputati a contendersi il premio finale, sulla base di criteri di sostenibilità, impegno sociale e valorizzazione culturale. Tra loro, in rappresentanza di molti Paesi del mondo, anche il nostro Massimiliano Alajmo, candidato al premio con il progetto Il Gusto della ricerca, che lo chef padovano coltiva da anni con l’aiuto di un nutrito gruppo di chef e ristoratori. Ad aggiudicarsi il riconoscimento, però, è stata la venezuelana Maria Fernanda Di Giacobbe, che proprio qualche tempo fa avevamo interpellato in merito alla difficile situazione che sta attraversando il suo Paese, piegato dalla crisi energetica e petrolifera. Proprio in quella occasione la chef aveva avuto modo di confermarci il suo impegno in difesa del sistema alimentare locale, in favore dei piccoli produttori con cui lavora ogni giorno sul campo, ben oltre il consueto impegno in cucina.

E infatti la giuria ha premiato Di Giacobbe per il suo lavoro con il cioccolato venezuelano, concretizzato da progetti sociali come Kakao e Cacao de Origen, entrambi fondati sulla valorizzazione di una rete di formazione, imprenditorialità, microcredito, ricerca e sviluppo che promuove un’eccellenza del territorio come il chicco di cacao Criollo. E attenta in particolar modo all’imprenditorialità femminile, con un supporto specifico per le donne in condizioni economiche vulnerabili.

Pubblicità

Il premio. 100mila per aiutare il Venezuela

A lei ora spetta un premio di 100mila euro da utilizzare per finanziare uno dei progetti che l’hanno vista trionfare su personalità altrettanto impegnate sul versante sociale, da Daniel Boulud a David Hertz, a Rodolfo Guzman. Ad assegnarle il premio una giuria presieduta da Joan Roca, che annovera, tra gli altri, chef come Ferran Adrià e Massimo Bottura, ma anche esperti del settore come lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari o la scrittrice Laura Esquivel.

Grande soddisfazione per la chef venezuelana, che da oggi lavorerà per sostenere nuovi obiettivi, senza dimenticare il momento storico che sta vivendo il suo Paese: “In Venezuela siamo immensamente grati che il premio culinario basco abbia posto questa fiducia in noi”.