Beck at Brown's chiude. Finisce l'esperienza londinese di Heinz Beck nell'hotel di Mayfair

16 Lug 2019, 10:14 | a cura di Livia Montagnoli
Beck at Brown's aveva inaugurato nella primavera 2018 all'interno dello storico Browns Hotel, del gruppo Rocco Forte. Ora, nonostante il buon riscontro in città, l'esperienza londinese di Heinz Beck si conclude. Al suo posto, da settembre, l'inglese Adam Byatt.
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Beck at Brown's chiude

Beck at Brown's servirà l'ultimo pasto il 31 luglio. Poi, il ristorante londinese di Heinz Beck all'interno dello storico Browns Hotel chiuderà in concomitanza con la pausa estiva. Ma alla riapertura autunnale sarà tutto diverso. Perché dopo poco più di un anno d'attività, l'esperienza inglese dello chef bavarese d'adozione romana è già arrivata al capolinea. Al suo posto, dal 9 settembre, arriverà Adam Byatt, chef patron del ristorante Trinity di Clapham, che è stato scelto dalla proprietà dell'albergo di Mayfair, nel pacchetto di Sir Rocco Forte, come nuovo responsabile dell'offerta food&beverage della struttura. Poche le notizie trapelate dalla stampa inglese, che per prima, in queste ore, comunica la notizia ufficiale del cambio di guardia: Byatt, che a Londra è anche proprietario del Bistro Union, non lascerà la guida del suo ristorante, ma supervisionerà il team e il menu della nuova insegna di riferimento dell'hotel, incentrata su una cucina inglese di approccio contemporaneo, con influenze europee.

Un piatto di gnocchi con tartufi di Heinz Beck

Heinz Beck e i suoi ristoranti nel mondo. Un gruppo solido

Ma quella di Beck a Londra era, sin dal principio, un'avventura a termine: “Con la proprietà dell'hotel avevamo concordato una gestione del ristorante per 18 mesi, eventualmente rinnovabile” spiega ora lo chef “Quindi non parlerei di chiusura, piuttosto della conclusione di un'esperienza che ci ha dato grandi soddisfazioni. Siamo molto felici di com'è andata, conosco bene il mercato londinese, e non mi ha deluso. Però si è reso necessario valutare il momento attuale, capire che prospettive, e quali eventuali difficoltà, avremmo incontrato in futuro”. Le ambizioni internazionali del gruppo di ristorazione che fa capo al cuoco tedesco, del resto, si sono consolidate negli ultimi anni grazie a un'oculata gestione delle forze; e oggi la società conta, escludendo l'esperienza inglese in dirittura d'arrivo, 11 ristoranti, tra Tokyo, Dubai, il Portogallo, l'aeroporto di Fiumicino e CityLife a Milano (con il format Attimi), e l'ultimo arrivato in Sardegna, all'interno del Forte Village di Santa Margherita di Pula (dove Beck, ironia della sorte, ha preso il testimone di uno chef inglese, Gordon Ramsay): “Non stiamo mai fermi, ora siamo impegnati con la Sardegna, che comunque è un progetto concordato per due stagioni, poi si vedrà. E intanto ragioniamo su un altro progetto a lungo termine, di cui parleremo al momento opportuno”. Ovunque, il team capitanato da Beck, è stato capace di raccogliere apprezzamento e grandi soddisfazioni; Londra, alla vigilia dell'apertura della primavera 2018, aveva mostrato grande curiosità e interesse per l'opportunità di scoprire la cucina italiana firmata Beck (ma alla guida della brigata, dall'inizio, c'è sempre stato il talentuoso Heros De Agostinis, executive a Londra e storico collaboratore dello chef, dal lontano 1994) in un contesto così prestigioso.

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Heinz Beck e Heros De Agostinis in cucina da Beck at Brown's

Beck at Brown's. Fare cucina italiana a Londra

Non a caso, a sei mesi dal debutto, i diretti interessati, intervistati in occasione di una sortita a Londra, si dimostravano fiduciosi per il proseguo dell'avventura, pur facendo appello alla prudenza: “Il Beck’s at Brown è ancora una startup, nonostante l’accoglienza calorosa del pubblico. Abbiamo già clienti che tornano abitualmente, e diversi italiani che vengono a trovarci in cerca di una cucina riconoscibile a Londra”. Oggi, quando restano solo un paio di settimane di servizio da completare e la fase di studio della startup Beck's at Brown si è conclusa, anche De Agostinis fa eco al maestro: “L'esperienza è stata molto positiva, soprattutto per i buoni risultati in termini di clientela raggiunta, e per l'alto standard qualitativo mantenuto dall'inizio alla fine”. Però, proprio la volontà di puntare all'eccellenza sembrerebbe essersi scontrata con le difficoltà di un periodo instabile per Londra e il Regno Unito, a causa della Brexit: “Lavorare a Londra in questo momento è difficile, l'operatività di una realtà come la nostra è ridotta da difficoltà oggettive: i prezzi d'importazione dei prodotti di qualità di cui ci forniamo abitualmente sono aumentati, e anche la ricerca di personale qualificato è diventata più complessa”, spiega l'executive chef di Heinz Beck. Per lo chef tedesco si tratta della seconda esperienza conclusa a Londra, dove il ristorante Apsleys, aperto nel 2010 dallo chef al The Lanesborough Hotel, arrivò ugualmente al capolinea in occasione di un cambio di proprietà, che scelse di scommettere sulla cucina francese.

Heros De Agostinis rientra in Italia. I progetti a Cori

Mentre nei prossimi mesi, pur restando legato al maestro Beck, Heros De Agostinis si concentrerà sull'impegno già preso a Cori, nel basso Lazio, dove da poco più di un anno è consulente del progetto De novo e d'antico, che mette insieme easy dining e gourmet (ma presto anche ospitalità, con l'inaugurazione imminente delle prime camere) grazie all'investimento della famiglia Morucci: “Tengo moltissimo al progetto, che ho seguito dall'inizio e ora si appresta a iniziare una nuova fase, dopo i lavori di ristrutturazione necessari per ampliare l'operatività di un'attività che ha subito ottenuto il buon riscontro del pubblico, specie con la proposta della Locanda”. Nell'ultimo mese il ristorante fine dining è rimasto chiuso, per consentire la realizzazione di una seconda cucina, a vista sulla sala, così che locanda e ristorante possano disporre ciascuno del proprio spazio di manovra per la brigata: “La locanda continuerà a proporre la cucina regionale che sta avendo tanto successo, mentre il ristorante potrà lavorare ancora meglio, sui prodotti del territorio, ma anche sulle suggestioni internazionali che porto con me dai miei viaggi. E per 2-3 mesi la mia presenza a Cori sarà assidua, poi si vedrà”.

a cura di Livia Montagnoli

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