Birra, consumi estivi in calo del 26%. AssoBirra: "Colpa delle accise sugli alcolici"

31 Ott 2014, 10:54 | a cura di Livia Montagnoli
Il comparto si è riunito a Roma per chiedere al governo di intervenire, bloccando il prossimo aumento delle accise previsto per l’inizio del 2015, che graverebbe ulteriormente sul dato preoccupante emerso negli ultimi mesi. E i grandi volumi di birra importata da altri Paesi europei non migliorano il bilancio.
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Vendite di birra in netto calo sul mercato italiano. I tre mesi estivi, determinanti per il bilancio annuale dell'industria produttiva, hanno fatto segnare una flessione del 26%. Da dieci anni i consumi non crescono, fa notare AssoBirra, e ora la situazione è peggiorata. E se si considera che il peso del comparto sugli incassi dei pubblici esercizi è pari a una media del 12% (con punte del 20% per i bar serali e del 43% per i bar/birrerie) la filiera è molto preoccupata.
La causa è da attribuire all'aumento delle accise deciso dal governo Renzi. E Alberto Frausin, presidente di AssoBirra, spiega così le ragioni del comparto riunitosi a Roma in un convegno assieme a Confagri, Fipe e Confimprese: “Ref Ricerche, dopo l’aumento delle accise deciso dal Governo Letta, ipotizzava consumi 2014 di birra in calo del 5% , e la flessione del 26% tra luglio, agosto e settembre fanno apparire la situazione del mercato in linea con le previsioni. E’ per questo che abbiamo deciso di riunire i principali attori di una filiera che rappresenta un’eccellenza italiana, che vale 3,2 miliardi di euro, garantisce 136mila posti di lavoro e conta più di 200mila imprese, tra produttori, fornitori di materie prime e servizi e aziende della distribuzione e dell’ospitalità".
La richiesta è una sola: intervenire per bloccare il prossimo aumento delle accise del 1 gennaio 2015. Il rischio è un ulteriore colpo al settore, portando complessivamente al +30% gli aumenti in 15 mesi. "In pratica" fa notare Frausin "circa un sorso su due della nostra birra la berrà il fisco. Mentre con accise tre o quattro volte inferiori, ai livelli di Germania e Spagna, saremmo in grado di generare 5 mila nuovi posti di lavoro, ai quali si andrebbero a sommare quelli che il Ref stima verranno persi a causa dell’aumento di questi mesi (circa 2.400). Insomma, oltre 7 mila posti di lavoro in un solo anno, ovvero 20 nuovi posti di lavoro al giorno nel 2015".
C'è anche un problema di competitività. L'Italia, con 6,17 milioni di ettolitri, è il mercato coi maggiori volumi di import di birra, complice anche una competizione fiscale sleale da parte di vari paesi europei "fondata su norme nazionali poco rigorose sulla denominazione del prodotto (gradi plato)" dice Frausin "che permettono di commercializzare a prezzi molto competitivi, e con una tassazione più bassa, birre di minor qualità, che rischiano di mettere fuori mercato gli operatori italiani".
Con l'aumento previsto a marzo 2015, secondo AssoBirra, su un ettolitro di birra si pagheranno a Roma 38 euro contro i 9 euro di Berlino. E nemmeno lo Stato guadagnerebbe le cifre attese. Secondo il Ref, 68 milioni di euro le entrate dello Stato effettivamente generate dagli aumenti, a fronte di un incremento atteso di 177 milioni di euro (-62%).Se le accise aumenteranno di quasi 10 centesimi al litro (corrispondente all’impatto dei vari innalzamenti dell’accisa programmati da ottobre 2013 a gennaio 2015) si determinerà un +2% del prezzo medio della birra,con punte del +7% in Gdo e con una diminuzione delle quantità complessive consumate del 5 per cento.

A cura di Gianluca Atzeni

www.assobirra.it

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