Fare la spesa da Camilla significa guardare con occhio critico il sistema della produzione di cibo. Partecipando attivamente alla selezione dei prodotti e autogestendo la fase di approvvigionamento, distribuzione e vendita. Ecco come funziona una food coop.
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Cos’è una food coop

Prove d’emporio prenatalizie, dal 15 al 22 dicembre. Si presenta così, al debutto sulla piazza bolognese, Camilla, al secolo Food Coop. Cioè un supermercato autogestito da chi lo frequenta, il primo del genere in Italia, sul modello di un movimento nato a New York già negli anni Settanta (in contemporanea con il fenomeno dei Greenmarket), che solo negli ultimi anni ha trovato diffusione in Europa, partendo da Parigi. Un esordio atteso, annunciato ormai un anno fa da Alchemilla Gas, che del progetto è promotrice insieme all’Associazione Campi Aperti, organizzazione di produttori biologici. E che ora si concretizza in via Casciarolo (zona San Donato), accogliendo i primi curiosi con una settimana di incontri (e di brindisi!) per raccontare a chi vorrà far parte della rete cos’è in concreto una food coop, e quali vantaggi porta in dote. Nella pratica, il coinvolgimento diretto dei soci/clienti nelle operazioni di gestione, stoccaggio e vendita dei prodotti garantisce una riduzione dei costi, che è il vantaggio più immediato dell’operazione; ma l’idea che nella New York degli anni Settanta – siamo a Park Slope, nella cooperativa che oggi conta oltre 15mila soci e altrettanti prodotti in catalogo, venduti a un prezzo inferiore del 20% rispetto alla media di mercato – ha ispirato la nascita del movimento è legata soprattutto all’opportunità di stimolare la crescita di consumatori consapevoli, in contatto diretto con chi produce, e quindi partecipi di un circuito che porta sugli scaffali prodotti freschi e di qualità (consumo critico, è la definizione più corretta).

Prove d’Emporio da Camilla

Tutti sono invitati a curiosare, ma solo previo tesseramento sarà possibile fare la spesa, scegliendo tra i prodotti già disponibili da Camilla, che parte con una prima selezione maturata in un anno di lavoro sul territorio, grazie al primo nucleo del collettivo (circa 200 i soci reclutati finora, chiamati persino a montare gli scaffali e verniciare le pareti!) che, si auspica, potrà crescere rapidamente. L’inaugurazione vera e propria, infatti, è rimandata a gennaio 2019, quando tutto l’assortimento di prodotti sarà schierato al via. Parole d’ordine: autogestione e partecipazione, perché il senso di comunità possa incentivare il desiderio “di un’economia diversa e un mondo migliore”. Anche a questo serviranno gli incontri in programma nella settimana delle Prove d’Emporio: il focus sulle filiere etiche che contrastano caporalato e sfruttamento dei migranti (il 16 dicembre alle 11.30), l’approfondimento sui sistemi di garanzia partecipata (il 17, alle 21), l’incontro sulla filiera del grano (il 18, alle 19), dal chicco alla farina, con Marco Mazzanti del Serraglio, che da Camilla fornirà le farine. E la proiezione del docufilm The harvest, sui braccianti Punjabi dell’Agro Pontino, in programma per il 19 dicembre.

La spesa autogestita

Quando andrà a regime, l’Emporio venderà prodotti alimentari e non, da filiere biologiche e sostenibili (confezionati e sfusi, con progressivo inserimento di ortaggi e frutta freschi, formaggi, carne); per aderire, i soci sono chiamati a versare una quota minima di 125 euro, e a dedicare 3 ore al mese alla gestione del supermercato. In cambio, la possibilità concreta di sovvertire le logiche della grande distribuzione. Prenderà piede in Italia?

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www.camilla.coop

 

a cura di Livia Montagnoli