Dai dati ISMEA in collaborazione con Aifo, Cno e Unaprol, emerge una Penisola spaccata in due con il nord e parte del centro che incrementano la produzione. Arranca il sud per colpa della Xylella e dell'annata di carica sfavorevole.
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Se non diamo valore al fatto che il nostro Paese è la banca mondiale della biodiversità dell’olivicoltura, un patrimonio che va difeso perché è unico al mondo, finiremo per essere solo il Paese dei paradossi. Le acquisizioni dei marchi storici italiani da parte di multinazionali straniere più che rilanciare il Made in Italy lo stanno svuotando perché utilizzano questi marchi italiani come taxi per far viaggiare nel mondo oli di oliva che possono fregiarsi di questo marchio solo nel nome e non nell’origine. Ecco perché l’Europa deve accelerare i suoi tempi di decisione e modificare la sua legislazione in materia di trasparenza avvicinandola alla nostra”. Le parole del presidente dell’Unaprol Massimo Gargano, alla presentazione delle stime della produzione olivicola 2013/2014, delineano un quadro fatto di esclusività ed eccellenza dell’extravergine italiano e puntualizzano le criticità di un settore dove le frodi sono all’ordine del giorno. Le grandi industrie tentano sempre di più di offuscare una produzione di alta qualità le cui caratteristiche organolettiche e sensoriali sono ben lontane da quelle delle tante realtà agricole italiane. L’olivicoltura italiana, infatti, conta su circa 800mila imprese oltre un milione di ettari coltivati, 5mila frantoi e più di 200 imprese industriali, una produzione di 480mila tonnellate che ha generato nello scorso hanno un fatturato di oltre 3,3 miliardi di euro. Un settore indispensabile per l’economia del paese, che caratterizza il 2,6% del fatturato dell’industria agroalimentare.

Venendo ai dati di questa campagna olearia, elaborati dall’Ismea in collaborazione con Aifo, Cno e Unaprol, si riscontra un calo medio di circa l’8% rispetto ai valori di produzione del 2012. Come gli altri anni non si può parlare di un dato omogeneo su tutto il territorio nazionale ed entrando nel dettaglio si rivela, anche quest’anno, una Penisola spaccata in due. Si nota infatti che ilnord e parte del centro hanno incrementato la produzione, recuperando le importanti perdite dello scorso anno, mentre già dal Lazio (con una perdita del 5%) arrivano i primi segni negativi, fino a registrare quelli pesanti del Sud dove, peraltro, si concentra la produzione di olio di oliva. Entrando nel dettaglio della Puglia, la più importante regione produttrice in Italia e la seconda al mondo, si è riscontrato un disallineamento tra il Nord e il Sud. Quest’anno l’annata di carica toccava al Nord della regione, dove però le condizioni climatiche hanno un po’ disatteso le aspettative di qualche tempo fa, mentre nel Salento si sta affrontando il problema del batterio della Xylella che sta provocando danni non solo alla produzione di quest’anno ma anche ad alcuni impianti di olivi in alcuni casi anche secolari. In Calabria la situazione non è molto migliore con un calo del 20% sebbene anche qui la situazione sia a macchia di leopardo. Infine si riscontra una situazione particolarmente pesante in Sardegna con una produzione più che dimezzata (-63%) dovuta alle basse temperature di marzo e aprile e agli attacchi della mosca in ottobre.

www.ismea.it

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a cura di Indra Galbo