Il bilancio dei primi quattro mesi del ministro Maurizio Martina è positivo, tante le novità già introdotte che soddisfano le associazioni agricole. Ma a Bruxelles sarà fondamentale sostenere le esigenze dei produttori vinicoli.
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Quattro mesi in via XX Settembre e un pacchetto di misure (il Dl 91, #Campolibero, è in Gazzetta ufficiale) che ha riportato l’agricoltura e l’agroalimentare al centro dell’agenda politica del governo. Maurizio Martina lo sa bene: “Siamo solo all’inizio di un lungo percorso, ma le novità ci sono“. Dalla spending review interna al Mipaaf ed enti collegati, all’intesa con le Regioni sulla nuova Pac, dagli sgravi fiscali (Irap e detrazioni per l’affitto dei terreni al 19% per gli under 35) agli incentivi per l’assunzione dei giovani, dal credito d’imposta per innovazione, sviluppo e reti di impresa (40% degli investimenti fino a 400 mila euro) alla semplificazione burocratica. Le associazioni agricole si dicono soddisfatte: Agrinsieme chiede un iter rapido in Parlamento e miglioramenti sul tema della rivalutazione degli estimi catastali dei terreni; mentre per la Coldiretti si tratta di un “buon passo avanti“. Non è ancora operativo, invece, il Registro unico dei controlli: “Per questo” ha detto il ministro “c’è bisogno di un decreto attuativo di concerto con il ministero dell’Interno“.
Il settore vitivinicolo guarda soprattutto all’estensione dell’uso della diffida e alle richieste contenute nel Testo unico. Ma non c’è solo questo che la filiera attende. Expo a parte, lo sguardo va al semestre europeo di presidenza, dal primo luglio. A Bruxelles, le organizzazioni di categoria si aspettano un Martina determinato a sostenere le esigenze dei produttori nella discussione sul sistema di autorizzazioni agli impianti. Focus anche sugli accordi bilaterali con gli Usa: sulla difesa delle Ig e il divieto di italian sounding il ministro inconterà a New York il suo omologo americano Tom Vilsack. E c’è anche la partita Iccan e domini internet: “Durante il semestre di presidenza il governo è determinato” ha detto Martina “ad assumere un’iniziativa forte. Non è ammissibile che le nostre denominazioni possano essere vendute come termini generici a chi non rappresenta il territorio“.

A cura di Gianluca Atzeni