Dalle iscrizioni agli istituti alberghieri alla presenza della cucina sui social network, il libro offre una panoramica globale su quello che rappresenta oggi la figura dello chef e delle potenzialità che può portare allo sviluppo del mercato in paesi esteri.
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Gli chef tricolori hanno invaso, in questi ultimi anni, schermi tv, social media, e pagine di giornali. Ai quattro angoli del Pianeta sono diventati ambasciatori del buon cibo italiano e pare siano proprio loro a poter salvare il nostro sconfinato patrimonio enogastronomico. Lo mostrano, con grande accuratezza, la giornalista dell’Ansa Alessandra Moneti e l’economista esperto del settore alimentare Denis Pantini nel loro libro Ci salveranno gli chef in cui indagano su quali siano le insidie e quanto possa essere grande il contributo della cucina italiana alla crescita del sistema agroalimentare.Fondamentale il ruolo degli chef che, come sottolinea il direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano Riccardo Deserti nella prefazione, sappiano stringere un legame profondo con materie prime autenticamente Made in Italy e selezionate. Tra i documenti inediti il saggio presenta la ricerca Nomisma sull’incidenza sui consumi della moda della cucina in televisione e su internet. Interessante è anche il doppio registro espressivo che coabita nel volume. Pantini, da economista e profondo conoscitore del settore agroalimentare lavora con i numeri, analizza la propensione all’export dell’industria alimentare che è ancora bassa e indaga la correlazione tra export, ristoranti e italiani all’estero. Mentre Moneti, che partecipando alla prima edizione del Master in comunicazione enogastronomica del Gambero Rosso avviò la sua specializzazione nel settore, con un approccio giornalistico delinea le tendenze del settore. E da trendsetter descrive il crescente ruolo dei social media nella comunicazione della cucina italiana e l’avvio di un dialogo diretto tra mondo della ristorazione e Governo Letta. Per poi approfondire il tema della formazione degli aspiranti chef e camerieri, nell’alberghiero come nelle scuole di cucina italiana nel mondo, con focus sulle aperture in Oriente dei corsi del Gambero Rosso.
Il libro mostra poi come oggi le ricette siano il risultato della contaminazione tra blogger, YouTube e programmi televisivi. A mettere a nudo il potere evocativo delle parole del cibo e quella promessa di piacere che ogni carta di un ristorante può contenere è stato per primo, ricorda la Moneti, Vittorio Gassman nel 1994 declamando sulle reti Rai un menu da trattoria romana. Dati alla mano, Denis Pantini entra nel vivo della questione analizzando l’evoluzione del sistema produttivo del food&beverage italiano e il contributo che offre a Pil ed esportazioni. “Considerata nella sua accezione più ampia e cioè dalla produzione agricola fino alla distribuzione al dettaglio, la filiera agroalimentare italiana pesa sul Pil per quasi il 9% e sull’occupazione nazionale per il 14%” sottolinea Pantini, precisando “che questa filiera coinvolge quasi 2,2 milioni di imprese (2.171.688). La crisi del mercato italiano ha toccato però anche i beni di prima necessità tanto che rispetto al 2007, la spesa pro-capite degli italiani in prodotti alimentari è scesa oggi a valori costanti del 14%. E’ come se usando una fantomatica macchina del tempo, fossimo tornati indietro agli anni ’60, quando – a valori attualizzati – ogni italiano spendeva la stessa somma per la propria spesa alimentare”. Il volume sarà presentato il 21 febbraio a Bologna, presso la sede di Nomisma, con la partecipazione del presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro e del direttore del Consorzio di tutela Parmigiano Reggiano Deserti.

Ci salveranno gli chef | Agra Editrice | PP 134 | Euro 15,00