Il cioccolato di Modica venduto a basso costo sugli scaffali della grande distribuzione ha destato lo scandalo fra produttori e consumatori affezionati a questo prodotto storico. Dodici aziende si sono riunite per fronteggiare il mancato aiuto da parte del Consorzio di Tutela.

Pubblicità

Nessun cioccolato artigianale in Italia è così indissolubilmente legato al territorio come quello di Modica. La storia di questo prodotto ve l’avevamo già raccontata affidandola alle parole di Pierpaolo Ruta dell’Antica Dolceria Bonajuto, ma è tempo di parlare di chi tutela (o almeno dovrebbe) questa specialità siciliana.

Lo scandalo e la reazione dei produttori

Risale alla scorsa settimana la notizia della svendita del cioccolato modicano sugli scaffali dei supermercati Lidl: 1,49 euro per una tavoletta da 100 grammi. La notizia non ha tardato a mettere in allarme i produttori, che si sono riuniti per richiedere un disciplinare per il marchio Igp. Gli artigiani sono delusi ma non sorpresi, “ci sono già stati dei contrasti fra noi produttori e il Consorzio, che spesso non si è neanche presentato alle riunioni”, commenta Carmelo Gintoli, responsabile di Casa Don Puglisi, casa di accoglienza della Caritas nata con finalità di aiuto alle giovani ragazze madri, che negli anni si è specializzata nella produzione di cioccolato. Casa Don Puglisi è tra le 12 aziende che, a seguito dello scandalo, si sono riunite per contrastare la vendita sottocosto di questa eccellenza e sopperire alle mancanze del Consorzio: “Siamo veramente all’anno zero. Il Consorzio si è limitato a rispondere che le strategie pubblicitarie promosse da Lidl sono legali e non possono essere bloccate”, racconta Pierpaolo Ruta. I 12 produttori (Antica Dolceria Bonajuto, Casa don Puglisi, CioKarrua, Ciomod, Cosaruci, Delizie d’autore, Dolceria primavera, Il Modicano, L’arte del Cio. to. ca., Quetzal, Sfizi golosi e Spinnagghi) hanno quindi inviato un comunicato congiunto alle istituzioni e alla Camera di Commercio, chiedendo a gran voce un cambiamento di rotta nelle politiche di tutela del cioccolato di Modica. “Se verremo ascoltati, procederemo con la richiesta del marchio Igp, altrimenti, ci riuniremo in un’associazione di produttori fra di noi, cercando di tenere alto il nome del vero cioccolato di Modica”.

Il Consorzio

A quanto pare, non è la prima volta che il lavoro dei produttori artigianali viene sminuito da attività di marketing e pubblicità lesive. Durante la manifestazione ChocoModica 2015, il Consorzio si è presentato con un kit fai dai te per realizzare il cioccolato di Modica in casa: “All’interno c’erano100 grammi di massa di cacao, 100 grammi di zucchero e degli stampini. È il colmo: se un consumatore può ricreare un’eccellenza del genere in casa perché dovrebbe acquistarla da noi?”.

Pubblicità

Tante le riunioni indette dai produttori, cercando di coinvolgere anche la Camera di Commercio, alle quali i responsabili del Consorzio non hanno mai partecipato, “ogni volta il nostro invito veniva declinato e gli incontri posticipati. In ogni caso ,anche quando siamo riusciti a confrontarci, non abbiamo mai concluso un accordo sulla strategia da adottare per promuovere il nostro cioccolato”. Dunque, i campanelli di allarme erano già tanti, e la svendita Lidl ha contribuito a far tracimare il vaso, perché rischia di arrecare un danno economico e d’immagine a un settore che in 20 anni si è costruito una solida reputazione basata sull’originalità e sulla peculiarità dei metodi di lavorazione artigianali.

Così, invece, si danneggia il concetto di artigianalità, e viene a mancare quel rispetto per il territorio auspicabile per una tradizione locale come quella di Modica. Come afferma Gintoli, “non è semplice riuscire ad ottenere l’Igp per un prodotto realizzato con materie prime, come il cacao e lo zucchero, importate dall’estero”, ma è altrettanto vero che il cioccolato è parte integrante della cultura modicana. Non si tratta semplicemente di una tavoletta al cacao, ma di un prodotto che affonda le sue radici nel profondo di quella terra e custodisce secoli di storia.

a cura di Michela Becchi