La mostra di Palazzo Reale, dal 21 luglio, indaga il rapporto dell'uomo con la natura nell'antichità classica. In mostra anche i sorprendenti reperti di Pompei: le forme di pane trovate nel forno, gli spicchi d'aglio, l'uva appassita.
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L’eruzione del Vesuvio

Quando nel 79 d.C. la terribile eruzione del Vesuvio pose fine bruscamente all’esistenza della prosperosa cittadina di Pompei, tutto rimase pietrificato – è il caso di dirlo – sotto la coltre di cenere e lapilli che, ironia della sorte, spezzando migliaia di vite umane in una mattina di agosto qualunque ci garantisce oggi di ricostruire quelle esistenze in modo vivido e puntuale, come in pochi altri casi nella storia dell’archeologia.
Oggi Pompei è un sito archeologico che ci invidiano in tutto il mondo, la sua fama planetaria ne fa una delle attrazioni più desiderate d’Italia, nonostante una gestione spesso discutibile che rischia di arrecare danni irreparabili. Ma le ricerche di archeologici, chimici, biologi all’opera sul sito non smettono mai di stupire.
Dal prossimo 21 luglio (fino a gennaio 2016) anche il team del Laboratorio di ricerche applicate della soprintendenza di Pompei darà il proprio contributo ad Expo. È merito suo se visitando Palazzo Reale sarà possibile scoprire come e cosa si mangiava in una città dell’impero romano: la sede espositiva milanese accoglierà resti organici carbonizzati e sepolti dal fango giunti fino a noi in condizioni sorprendenti e recuperati dagli esperti, tra bucce di melograno e chicchi di grano, fichi, noci e pane.

La mostra di Palazzo Reale. L’uomo e la natura nell’antichità

I reperti confluiranno nella mostra Natura, mito e paesaggio dalla Magna Grecia a Pompei, curata di concerto da università di Milano, università di Salerno, Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia.Nel frattempo nel laboratorio di Pompei si lavora alla preparazione dei materiali da trasferire a Milano, per l’occasione restaurati con cura. Tra i pezzi più significativi la “collezione” di pani provenienti dal panificio di Modestus, nella regio VII della città: 81 forme a otto spicchi rinvenute ancora all’interno del forno. Poi ci sono gli spicchi d’aglio e le cipolle, la frutta rintracciata setacciando gli scavi, che ci parla delle preferenze dei pompeiani a tavola: dalle pesche ai datteri, alla frutta secca (noci, nocciole, mandorle), all’uva che consumavano appassita o per fare il vino. I resti di bucce sono invece da ricondurre alle pratiche di estrazione dei colori naturali.
Di reperti organici, da Pompei, ne arrivano davvero molti, che presto – si spera – saranno protagonisti di un percorso museale loro dedicato: non solo cibo, ma anche stoffe, corde, sandali, reti per la pesca, tavolette cerate e oggetti d’uso quotidiano. A Milano invece la mostra proporrà anche vasi e ceramiche votive, affreschi pompeiani, gioielli con motivi maturali e argenti per presentare il rapporto dell’uomo con la natura e il paesaggio nell’antichità classica. E per la seconda volta dalla sua scoperta (nel 1968) anche la Tomba del tuffatore lascerà il Museo Archeologico di Paestum alla volta di Milano.

Natura, mito e paesaggio dalla Magna Grecia a Pompei | Palazzo Reale, piazza Duomo, Milano | dal 21 luglio al 10 gennaio 2016

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