Wine2Wine, il business forum dedicato al mondo del vino andato in scena il 3 e 4 dicembre a Verona, si chiude con l’appello di Giovanni Mantovani, dg di Veronafiere. Cooperazione e competizione sono le chiavi strategiche per avere successo sul mercato. Ma sono tante le voci autorevoli che hanno portato il proprio contributo nel corso delle due giornate di lavori. Vediamo com’è andata.
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Un forte appello ad evitare frammentazione e dispersione arriva dal dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani, che da ”Wine2Wine” lancia la ‘Coopetition’: “Cooperazione e competizione” dice “sono le chiavi strategiche per superare i due punti critici del sistema produttivo e della promozione del vino”.
Il business forum di Veronafiere, nato grazie a Vinitaly, ha toccato per questo il delicato tema dei diritti di impianto, con il presidente Uiv, Domenico Zonin, che ha rimarcato le preoccupazioni della filiera: “Se non si cambia, in chiave più flessibile, la nuova regolamentazione che sarà in vigore nel 2016, l’Italia perderà 6 mila ettari di vigneto l’anno. In questa situazione, l’esportazione, Ue e soprattutto extra Ue, diventa una strada obbligata“. Sia verso mercati tradizionali, come il Canada, dove nel giro di due anni, come ha detto Emmanuel Kamarianakis, consigliere del ministro agli affari commerciali presso l’Ambasciata del Canada a Roma, saranno eliminati i dazi per il 98% dei flussi commerciali con l’Ue tra cui il vino, assieme a una serie di semplificazioni doganali e tariffarie (accordo Ceta). Sia verso mercati difficili come la Cina, piazza dove la Francia detiene quasi la metà del valore dell’import, con l’Italia al 7% dopo Cile e Australia.
Le criticità sono state evidenziate dal sommelier e direttore vini del gruppo Shangri-La hotel, Yang Lu: “La Cina è una piazza in continua evoluzione dove la parola d’ordine è targetizzare. Il brand Italia deve puntare a posizionare le proprie etichette nelle carte dei ristoranti e degli hotel ritenute garanzia di qualità e ad oggi monopolizzate dalla Francia“. Un ruolo decisivo è in carico anche dagli importatori: “Devono essere in grado di portare in Cina non solo i grandi produttori, ma anche le altre eccellenze enologiche per tentare di appassionare un mercato potenziale da 3 miliardi di euro“, dove anche le cantine locali hanno margini per crescere.
Oggi ci sono dieci regioni a vocazione vinicola con circa mille vigne contro le 21 censite a fine anni Novanta, e il maggior produttore cinese fa 150 milioni di bottiglie“, ha ricordato Judy Chan, presidente di Grace Vineyard (cantina cinese a conduzione familiare nata nel 1997). Dunque, un mercato promettente ma sempre complicato. Wine2Wine ha voluto ribadire che la sfida cinese, ma non solo, si vince facendo squadra. Monito arrivato dal presidente di Federvini, Sandro Boscaini: “Non possiamo perdere questa sfida soprattutto in vista di Expo 2015, dove l’Italia del vino, se non vuole perdere la faccia, deve presentarsi unita“.

a cura di Gianluca Atzeni