Fermentazioni per ridurre lo spreco, cocktail a bassa gradazione alcolica, bitter e spezie protagoniste. Dove sta andando la miscelazione e cosa troveremo sulla drink list nel 2019. Già a colazione
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Cocktail di tendenza

Consueto appuntamento con i bilanci di fine anno, che aprono la strada alle tendenze che porterà con sé il nuovo anno. Di prevedibile, però, c’è solo il puntuale tentativo di azzeccare i pronostici su piatti, cucine, format che nei prossimi mesi andranno per la maggiore. Perché, come sempre, sono svariate (e soggettive) le previsioni per l’anno che verrà, anche se spesso impegnano agenzie e analisti di settore che non lasciano al caso neppure il più piccolo dettaglio per cercare di restituire risultati coerenti con l’effettiva evoluzione di gusti, abitudini di consumo e trend di mercato. Più di qualche indizio, infatti, è già scritto nella storia degli ultimi mesi, specie quando si tratta di circoscrivere le mode scoppiate dall’altra parte dell’Atlantico, puntualmente importate in Europa dopo una prima fase di incubazione. L’ultima Diageo Reserve World Class, per esempio, ha offerto l’opportunità di tracciare le linee guida per la miscelazione del futuro. La più celebre competizione internazionale di bartending quest’anno ha portato in trionfo l’italiano Orlando Marzo, che in Australia, al Lume di Melbourne, ha trovato il bancone in grado di valorizzarlo. Ma l’appuntamento berlinese, che ha riunito i principali protagonisti del settore, si è rivelato terreno fertile per riflettere su una disciplina che negli ultimi anni ha profuso grande impegno nel divulgare i parametri del bere consapevole e di qualità, cercando di raggiungere un pubblico sempre più trasversale. Non a caso, la lista dei trend che orienteranno il mercato della mixology nel 2019 sembra rispondere alle esigenze di una platea allargata, oltre a promuovere pratiche sostenibili in risposta alle urgenze del pianeta.

 

Low alcol e zero waste

A partire dal controllo del tasso alcolico, con drink list d’autore inclusive, chiamate a offrire alternative valide anche per chi vuole bere con moderazione e per gli astemi. Quindi spazio ai cocktail a basso contenuto alcolico, e alle creazioni analcoliche che mettono alla prova la fantasia dei bartender. Un approccio sdoganato nel corso dell’ultimo anno, che secondo il pool di esperti riunito a Berlino troverà definitiva consacrazione nel 2019. Non meno importante, ridurre gli sprechi, adottando comportamenti responsabili nel contenimento dei materiali difficilmente riciclabili – come le cannucce in plastica, che si avviano a sparire dai bicchieri – e ingegnandosi per riutilizzare le scarti, analogamente al movimento che orienta la ristorazione contemporanea. È così che le fermentazioni diventano protagoniste anche dietro al bancone. Si veda in Italia il lavoro su cui si concentrano il Wooding Bar di Milano, o Scarto a Bologna.

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Toniche, breakfast drink, spezie e bitter

Per tornare ai classici della miscelazione, addentrandosi nello specifico di uno dei long drink più bevuti nel mondo – il gin tonic – è sempre più prepotente l’emergere di un mercato delle toniche di qualità, che acquistano (e acquisteranno) pari importanza rispetto alle etichette di gin più ricercate. Incentivando così la ricerca dell’abbinamento perfetto tra botaniche utilizzate in distillazione e varianti aromatiche della tonica. Più curiosa la voce relativa ai cosiddetti breakfast cocktail, drink da sorseggiare senza troppi sensi di colpa durante un brunch della domenica mattina. La moda arriva chiaramente dal mondo anglosassone, ma potrebbe rapidamente essere recepita anche in Italia. Cosa consiglia l’etichetta per l’occasione? Un cocktail rinfrescante e sostanzioso, meglio se guarnito con erbe aromatiche e arricchito con ingredienti esotici utilizzati in cucina. Campione del genere, il Bloody Mary, con i dovuti twist sul tema. Più in generale, assecondando una preferenza sempre più orientato verso lo spettro amaro e acido del gusto, anche il mondo della miscelazione sembra puntare sempre meno su cocktail zuccherosi, confermando un utilizzo marcato di spezie, bitter, infusi homemade, che si rafforzerà nei prossimi mesi.

 

Il like della rete

Ultimo, ma non ultimo, la capacità di strizzare l’occhio all’estetica: perché se ne parli, nell’era di Instagram, anche un cocktail dev’essere accattivante per chi lo fotografa. Tempi che corrono, sentenze che incombono. A patto di prendere tutto con un po’ di leggerezza (in attesa della prossima puntata sui food trend).

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Cocktail  Trend 2019

– Low alcol drink

– Cocktail zero spreco

– Toniche di qualità per la miscelazione

– Breakfast cocktail: il Bloody Mary protagonista dei brunch

– Bitter, infusi e spezie per chi ama l’amaro e l’acido

– L’estetica del cocktail nell’era di Instagram

 

 

a cura di Livia Montagnoli