Cucina d'autore a Londra. Inaki Aizpitarte abbandona, riapre Heston Blumenthal. Ecco il nuovo Fat Duck

2 Set 2015, 11:00 | a cura di Livia Montagnoli

Delusione per lo chef basco genio della bistronomia, costretto ad abbandonare il progetto londinese di Le Chabanais sommerso dalle critiche. Intanto riapre a fine settembre il Fat Duck: Heston Blumenthal googlerà i nuovi clienti per riportarli all'infanzia con il cibo. 

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Londra dice no alla bistronomia. Aizpitarte abbandona

Le Chabanais sarà chiuso fino al 31 agosto. Riapriremo il 1 settembre con il menu proposto dal nostro “nuovo” team di cucina”. Una comunicazione laconica quella che accoglie gli utenti sul sito dell'ambizioso ristorante londinese inaugurato poco meno di due mesi fa nell'elegante Mayfair. Un annuncio che vuole rassicurare (o segnare la sconfitta di qualsiasi ambizione gourmet?) i londinesi sul destino imminente di un'apertura sfortunata, partita sotto i migliori auspici e con la benedizione della stampa londinese solleticata da mesi di attesa e aspettative. Poi, pronti e via, il locale frutto dell'investimento del produttore Varun Talreja, si presenta al pubblico esigente della capitale britannica, ma qualcosa non funziona come previsto: un servizio caotico e le critiche taglienti di quella stessa stampa adulatrice in visibilio per l'arrivo in città di un grande chef internazionale affossano la cucina, cui pure si riconosce il merito di portare con sé una ventata di novità per le papille gustative inglesi. Lo chef in questione è uno dei più stimati protagonisti della gastronomia contemporanea, il basco d'adozione francese Inaki Aizpitarte, capostipite di quella bistronomia che negli ultimi anni di strada ne ha fatta, fino a imporsi come tendenza trasversale targata Parigi, ma esportata nel mondo. E tutto è cominciato nella cucina dello Chateaubriand.

Il servizio non funziona. Delusione per Le Chabanais

Come annunciato lo scorso inverno, la società tra l'investitore indiano e lo chef basco avrebbe portato nel giro di qualche mese alla realizzazione di un bistrot in salsa inglese firmato Aizpitarte, che in cucina aveva scelto di dare fiducia al suo braccio destro Paul Bordier. E infatti Le Chabanais ha aperto a maggio, per chiudere qualche giorno dopo per problemi tecnici – costretto ad annullare tutte le prenotazioni arrivate copiose - e poi riaprire a giugno, esposto al fuoco incrociato della critica locale. Non solo complimenti per i piatti in carta – apprezzati per l'uso efficace della materia prima, la tecnica e l'originalità portata in tavola – e pesanti rimostranze sulla qualità del servizio, l'affollamento del bar (paragonato a un internet caffè), i prezzi considerati eccessivi. E sulle pagine di Bloomberg arriva anche il confronto sarcastico con il celebre Silver Car Crash di Andy Warhol: cucina entusiasmante soffocata da un ambiente freddo e senz'anima, servizio distaccato e poco utile alla causa. Si arriva così al 17 agosto, quando Inaki comunica il dietrofront e abbandona il progetto, ufficialmente per la fine di un contratto di consulenza che l'avrebbe coinvolto solo nei primi mesi di vita del ristorante, ufficiosamente scoraggiato da un inizio tutt'altro che positivo. Fine della trasferta londinese per lo chef basco, inizio di un nuovo corso per Le Chabanais, che probabilmente finirà per adattarsi alle richieste più ordinarie delle danarosa clientela di Mayfair.

Il ritorno di Heston Blumenthal. Novità al Fat Duck

Per un grande chef che abbandona, un altro gradito ritorno è pronto a far parlare di sé. Heston Blumenthal annuncia la riapertura del Fat Duck in seguito ai sei mesi di ristrutturazione che l'hanno visto lontano dall'Inghilterra, protagonista in Australia con tutto il team al seguito. E anche uno dei caposaldi della ristorazione d'autore britannica avverte la necessità di presentarsi all'appello con la nuova stagione in veste rinnovata. Carta ricca di sorprese, spariscono dal menu alcuni grandi classici entrati nella storia dell'insegna ospitata da un edificio del 1640 nella campagna inglese. Si va avanti recuperando il ricordo che ognuno conserva della propria infanzia, con l'obiettivo di raccontare una storia suddivisa in capitoli e catapultare i commensali nel mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie. E per personalizzare l'esperienza Blumenthal si avvarrà del web, indagando tra i gusti (e i disgusti) dei clienti in procinto di prenotare un tavolo (tramite questionari e strumenti offerti da Google) per compilare un archivio di preferenze (qualcuno l'ha già ribattezzato database della nostalgia) da utilizzare per ideare piatti unici collegati alla biografia dei singoli commensali. Un trend che sembra indirizzare la scena gastronomica londinese, se è vero che – come riferisce Giles Coren, critico gastronomico del Times – la Soho Farmhouse in Oxforshide si riserva di googlare i propri potenziali clienti prima di accettare la prenotazione.

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Al Fat Duck le intenzioni sono ben diverse e favoriscono la proposta di un'esperienza gastronomica memorabile che dalla fine di settembre inaugurerà il nuovo corso, tra un negozio di caramelle in miniatura pronto a muoversi tra i tavoli e un menu ancora top secret. Intanto sono aperte le prenotazioni (esclusivamente) online.

a cura di Livia Montagnoli

 

Le Chabanais | Londra | 8 Mount Street, Mayfair | www.lechabanaislondon.com

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Fat Duck | Bray | High street | dalla fine di settembre | www.thefatduck.co.uk

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