La formula dell'albergo diffuso è nata proprio in Abruzzo, ma nessuno aveva mai pensato di associare un'esperienza gastronomica meritevole del viaggio. E invece a Montepagano il progetto di Nuccia de Angelis scommette sulla ristorazione, con Davide Pezzuto, in arrivo dalla scuola di Heinz Beck. 

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Orgoglio Abruzzo

C’è (più di) una parte d’Italia fin troppo spesso dimenticata dalle cronache che si occupano del rocambolesco giro d’affari che gravita intorno alle grandi città della gastronomia nazionale, da Milano a Torino, da Firenze a Roma, a Napoli. È l’Italia dei piccoli borghi, quella che fa meno clamore ma regala belle scoperte dietro ogni angolo. Quell’Italia che preserva il legame con le tradizioni, ma sa anche spingersi oltre le consuetudini, e a volte diventa terreno ideale per perseguire la qualità al riparo da riflettori indiscreti. Certo, le guide gastronomiche si preoccupano di accompagnare i viaggiatori più curiosi alla scoperta di questo sconfinato patrimonio di rifugi per golosi e, per fortuna, ogni territorio ha il suo campione regionale che mantiene vivo l’interesse anche sulle mete più remote. L’Abruzzo di ambasciatore ne ha uno del calibro di Niko Romito (e con lui tanti altri) e lentamente sta riscoprendo la necessità di fare squadra per veicolare le eccellenze di un territorio cui non difettano le tavole di livello, tra vecchie glorie e giovani talenti.

Non a caso, per il secondo anno consecutivo, tra pochi giorni gli chef più rappresentativi della regione si riuniranno a Chieti, per onorare l’appuntamento con Meet in Cucina. Mentre a L’Aquila, dove la ricostruzione del centro storico ha finalmente preso le mosse, una chef pizzaiola tenace come Marzia Buzzanca continua a brillare per caparbietà, e da metà febbraio – per i prossimi due anni – trasferirà i suoi Percorsi di Gusto in viale Croce Rossa 40, per consentire ai cantieri di restituire alla città il volto di un tempo e la sua dignità.

La prima volta dell’albergo diffuso… Con ristorante di qualità

Ma le spinte positive, la voglia di investire in modelli imprenditoriali che diano respiro al circuito turistico e nuova linfa alla ripresa economica, si nascondono dove meno te l’aspetti. E Montepagano, la più antica frazione di Roseto degli Abruzzi nella provincia di Teramo, sembra aver trovato il suo nume tutelare. Lei si chiama Nuccia de Angelis, già imprenditrice di successo in tutt’altro settore (ma nata archeologa e grande appassionata di cibo), e sembra aver studiato a fondo il modello lanciato ormai qualche anno fa nel borgo di Santo Stefano di Sessanio. Da allora l’idea di albergo diffuso ha fatto scuola, nutrendosi di un tesoro di piccoli borghi semi-abbandonati da reinterpretare senza stravolgerne il legame con il passato. Ma a Montepagano si è scelto di spingersi oltre, associando al recupero del tessuto storico una nuova identità gastronomica. La rinascita avviene così non solo sul piano architettonico e culturale, ma anche valorizzando i prodotti locali offerti dalla terra e dal mare e riscoprendo tradizioni culinarie in un contesto storico senza pari. Al suo fianco, Nuccia ha voluto lo chef Davide Pezzuto, che i più conosceranno per il suo passaggio alla Pergola di Heinz Beck, ma nelle ultime stagioni (fino al 2014) ha militato al Café Les Paillotes di Pescara. E ancora una volta, lo chef di origini salentine ha scelto di ripagare la sua regione adottiva per l’affetto ricevuto.

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D.one. Cos’è

Così, un mese fa, il ristorante diffuso D.one ha aperto le porte al pubblico di Montepagano e agli ospiti in arrivo (numerosi) dalle zone limitrofe. Ma prima Davide Pezzuto ha studiato per un anno la realtà circostante, carpendo i segreti della tradizione teramana sulle tavole contadine e nelle cucine delle trattorie popolari, perché la sua esperienza a Montepagano fosse una “sperimentazione lieve”, come piace dire a lui. Questo non significa che sedersi da D.One non riservi sorprese. Anzi. L’apertura del ristorante, poco prima di Natale, ha fatto slittare l’inaugurazione del vero e proprio albergo diffuso, che si articolerà nel nucleo storico del paese recuperando immobili antichi (il più vecchio risale al Trecento). Per ora, tra pochi giorni, aprirà il primo appartamentino, ideale per una coppia, che sfrutta uno dei format del ristorante. Diffuso, per l’appunto.

Questo significa che accanto all’edificio principale – che ospita cucina, bar, lounge (dove c’era il vecchio forno del paese) e la sala (ex bottega del fabbro, 35 coperti) con volte a botte al piano inferiore, collegata da un ascensore trasparente – il servizio si articola in tanti altri ambienti contigui, dalla cantina per degustazioni e verticali alla sala eventi per 80 persone, alla saletta “Solo per due” con camino e servizio esclusivo ospitato all’interno dell’unità abitativa prenotabile tra pochi giorni.

Davide Pezzuto e la sperimentazione lieve

La cucina è quella che lo chef, classe 1980, ha maturato nei suoi trascorsi, insolita ma radicata al territorio, e curiosa di scoprire nuove storie. Come quella della gallina nera di Atri, razza quasi estinta e riportata in auge dall’azienda agricola Ager, di cui lo chef utilizza solo le uova, piccole e sapide. Ma tra gli ingredienti particolari si contano anche le erbe aromatiche coltivate nelle profondità marine, in arrivo dalle serre di Novi Ligure di Dan Europe (anche se il progetto ambizioso è quello di impiantare coltivazioni subacquee anche lungo la costa teramana) o gli spumanti invecchiati anch’essi negli abissi.

Per il resto le ricette attingono dalle materie prime locali, erbe spontanee in testa, e poi pecorino di Farindola (il cosiddetto formaggio “rosa”, prodotto solo dalle donne) ai piccoli tartufi abruzzesi, al pescato della costa, ai formaggi dei contadini di Montepagano. E in tavola arrivano piatti come Pane e cipolla, in omaggio alle merende contadine, o In un uovo il territorio, sul ricordo del tradizionale uovo in purgatorio, con l’aggiunta di liquirizia e pecorino di Farindola.

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E i clienti si sentono a casa” ci rivela Nuccia “pur sperimentando una nuova dimensione della cucina tradizionale”.

Cocktail d’autore, cioccolato artigianale e arte

Si ordina alla carta (con tanti fuori menu dettati dal mercato) o ci si affida all’estro dello chef, con le 7 portate della degustazione A modo mio; ma c’è anche la formula De.gusta.one, da quattro portate. Il maitre è Gabriele Mattucci, già capo sommelier all’Enoteca Pinchiorri. L’area lounge invece è il regno di un giovane bartender d’esperienza – Michele Domenico Celozzi – che propone cocktail di benvenuto o aperitivo in abbinamento ai finger food in arrivo dalla cucina. E in futuro, con la “struttura” a pieno regime, arriverà anche il servizio per la colazione. Mentre già a fine gennaio un altro locale con camino sarà adibito al relax del dopocena, per sorseggiare un buon rum, gustare i cioccolatini del maestro abruzzese Ezio Centini o l’antico elisir afrodisiaco degli Acquaviva, di cui il cioccolatiere ha riscoperto la ricetta cinquecentesca nella biblioteca di Giulianova.

In cantina (lungo la discesa di Sant’Antonio), invece, accanto alle migliori etichette nazionali e internazionali, presto si valorizzeranno i vini del Consorzio delle Colline Teramane, protagonisti di serate a tema, come le cene Degustarte, con tanto di pittrice enoica (Arianna Greco) che dipinge con il vino. E perché non si dimentichi la dimensione culturale del progetto, il ristorante ospita antiche testimonianze in prestito (a rotazione) dal vicino Museo dell’Arte materiale di Montepagano.

Perché dei vantaggi della formula diffusa possa beneficiare il paese intero.

 

a cura di Livia Montagnoli

 

D.one, ristorante diffuso | Montepagano (TE) | via del Borgo,1 | aperto solo a cena (da febbraio anche a pranzo), chiuso il lunedì | tel. 085 8944508 | www.donerestaurant.it