Sono sei i ristoranti londinesi che si aggiudicano la prima stella Michelin, rivelati alla presentazione dell’edizione 2015 della rossa Michelin di Gran Bretagna e Irlanda. Si tratta di attività molto diverse tra loro, per stile e offerta gastronomica; festeggiano un tapas bar di ispirazione spagnola, un ristorante elegante della City, la giovane brigata del Clove Club, un moderno ristorante indiano, la proposta originale del Kitchen Table e il Fera Restaurant. Mentre Nobu perde la stella in due dei suoi ristoranti londinesi.
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Non c’è Paese al mondo in cui la guida Michelin non influenzi in modo decisivo le sorti dell’alta ristorazione. Se sono pochi i ristoranti a poter vantare l’ambito riconoscimento delle tre stelle, molti sono gli chef che puntano a conquistare una prima stella che sancisca in modo inequivocabile il salto di qualità.
Gli ultimi che in ordine di tempo hanno vissuto l’attesa trepidante per l’uscita dell’edizione 2015 della “Rossa” sono gli chef di Londra, dove qualche giorno fa è stata presentata la guida di Gran Bretagna e Irlanda che ha svelato le new entry stellate. Quest’anno tra i ristoranti della capitale inglese non ci sono nuovi due stelle, mentre sono 6 i fortunati a festeggiare la conquista della prima.
Diversi per stile e offerta culinaria i sei ristoranti confermano il costante fermento gastronomico che caratterizza Londra, rivelando l’interesse della città per le proposte gourmet e innovative. Ma ecco brevemente quali sono le nuove cucine da non perdere a Londra secondo gli ispettori della guida Michelin. Conquista la prima stella Barrafina, ristorante e tapas bar di Soho entrato nel cuore dei londinesi sin dall’apertura nel 2007 per merito dello chef Nieves Barragan Mohacho. L’estrema qualità della proposta gastronomica (non intaccata da una seconda recente apertura) costituisce una certezza nel panorama della ristorazione londinese.
Spetta la prima stella anche al City Social, una sala elegante al 24° piano della Tower 42 nel cuore pulsante della City; in cucina lo chef Paul Walsh. Ma c’è spazio anche per The Clove Club, ambiente informale e una giovane brigata guidata dal talentuoso Isaac McHale, che l’anno scorso non era riuscito a entrare nelle grazie della Michelin, sollevando non poco disappunto tra i critici inglesi. C’era invece grande aspettativa intorno al Fera Restaurant, cucina del Grand Hotel Claridges precedentemente guidata da Gordon Ramsay e oggi nelle mani del duo Simon RoganDan Cox, che ha evidentemente saputo conquistare il suo spazio, riuscendo nell’impresa di non far rimpiangere il corso precedente.
E la guida mostra di saper apprezzare la qualità della proposta etnica londinese, premiando con la prima stella anche la cucina indiana contemporanea di Gymkhana, il ristorante di Karam Sethi (proprietario e chef) molto apprezzato in città, nel quartiere di Mayfair. Conquista il riconoscimento anche l’originale proposta del Kitchen Table, un nome che rivela gli intenti: nella cucina di James Knappett i commensali cenano seduti intorno al banco che delimita lo spazio dei fuochi, dove lo chef si muove sotto lo sguardo vigile dei diciannove ospiti per preparare loro la cena.
Ma a far più clamore è la perdita della stella di entrambi i ristoranti (in Park Lane e Berkeley Street) del celebre chef giapponese Nobu, che aveva conquistato il primo riconoscimento Michelin a Londra già nel 1998.