Contrordine dell'amministrazione Trump in materia di educazione alimentare e regole antiobesità infantile: niente più restrizioni su sodio e grassi per le scuole americane. La campagna sostenuta da Obama e sua moglie Michelle rischia di essere invalidata, mentre l'ex presidente arriva a Milano per parlarne. 

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Obama a Milano. Col suo chef-consigliere

Il volo privato fino a Linate Prime, domenica prossima, 8 maggio. Poi il trasferimento al Park Hyatt, hotel 5 stelle che accoglierà Barack Obama in vista dell’appuntamento per il pomeriggio di lunedì 9, quando l’ex presidente degli Stati Uniti salirà sul palco di Seeds&Chips, il summit sulla Global Food Innovation di scena alla Fiera di Rho, dall’8 all’11 del mese. Un’edizione importante per la quattro giorni di conferenze ideata da Marco Gualtieri, che quest’anno fa il punto su  nuove tecniche di produzione alimentare, nutrizione del futuro, food security e diritto al cibo, sano, sostenibile e accessibile a tutti, coinvolgendo più di 200 speaker internazionali, investitori e policy maker. Con tanti ospiti d’eccellenza, primo fra tutti l’attesissimo Obama, ma pure Sam Kass, chef-consigliere della Casa Bianca fino all’insediamento di Donald Trump, e artefice di quella rivoluzione salutista che ha fatto della residenza presidenziale più “spiata” del mondo un modello da imitare grazie all’impegno di Obama e sua moglie Michelle in ambito alimentare. E nel pomeriggio di lunedì prossimo, dalle 14 alle 16.30, i riflettori saranno tutti puntati sul palco di Rho per il Keynote Speech di Barack Obama, chiamato a dialogare proprio con Sam Kass sul diritto al cibo, l’accesso a un’alimentazione sana e consapevole, l’importanza dell’educazione alimentare, in una giornata dedicata alle coltivazioni sostenibili e alle soluzioni innovative di food&agtech per i Paesi in via di sviluppo.

 

Ai ragazzi non piacciono frutta e verdura? Trump li accontenta

Peccato però che dall’altra parte dell’oceano qualcuno lavori per cambiare il corso degli eventi, prendendo di mira i provvedimenti varati durante l’era Obama. E stavolta Donald Trump, che ha recentemente “festeggiato” i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, si pronuncia in merito alla campagna in favore dell’alimentazione sana nelle scuole voluta e caldamente sponsorizzata da Michelle Obama. È stato il nuovo ministro dell’Agricoltura Sonny Perdue, durante la visita a una scuola elementare della Virginia, a segnalare la marcia indietro dell’amministrazione sulle linee guida che finora (in vigore dal 2012) hanno regolato l’offerta dei pasti negli istituti scolastici che ricevono fondi governativi: per decisione del governo Trump, le mense non saranno più obbligate a investire le risorse in pasti bilanciati, ricchi di farine integrali, poveri di sodio e grassi. Contrordine dunque rispetto alle misure varate dall’ex first lady per contribuire alla diffusione di una cultura alimentare salutare e democratica, che ai ragazzi di un Paese duramente colpito da obesità, diabete e malattie cardiovascolari legate alla cattiva alimentazione indicasse una strada alternativa al junk food, promuovendo frutta, verdura, latte e derivati senza grassi e a basso contenuto di sale.

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Il motivo? Semplice, quanto sconsolante, e riferito allo scarso appeal del cibo salutare riscontrato nelle mense scolastiche negli ultimi anni: “Se i ragazzi non lo mangiano, quel cibo va a finire nella spazzatura e loro finiscono per non mangiare, minando alla base il programma stesso”.

Dietro al provvedimento, in realtà, ci sarebbero soprattutto interessi economici, legati alle rimostranze della School Nutrition Association, che riunisce i principali fornitori di derrate alimentari delle mense scolastiche, in passato più volte contro l’amministrazione Obama per le regole alimentari imposte nell’ambito della campagna anti obesità infantile Let’s Move. Ma il cambio di rotta non mancherà di suscitare polemiche, e i più pessimisti aspettano solo che anche l’orto presidenziale orgoglio di Michelle sia smantellato. Come preannunciato subito dopo la vittoria elettorale dall’attuale inquilino della Casa Bianca, nonostante le rassicurazioni della first lady Melania, che qualche mese fa si affrettava a garantire la salvaguardia dell’orto, come imperativo morale in quanto madre e first lady degli Stati Uniti. Quanto resisteranno i suoi buoni propositi?
 

a cura di Livia Montagnoli