Mentre Donald Trump avvia la stagione protezionistica, annunciando dazi del 100% sui prodotti europei, l’export italiano del settore agroalimentare vola, in particolare per quanto riguarda formaggi e farine. 

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L’export italiano alla vigilia dei dazi USA

Non è certo un periodo roseo per le relazioni commerciali Europa-Usa, dopo le dichiarazioni del Presidente degli States che annunciano la preparazione di misure tariffarie elevatissime sui prodotti del Vecchio Continente. Malgrado la nuova stagione protezionistica, l’export italiano nel mondo non si arresta, ma compie un deciso balzo in avanti: è quello che dicono i dati Istat ripresi da Assolatte e le analisi di Federalimentare e Confindustria.

 

I formaggi

Secondo i dati riferiti al 2016 le esportazioni di formaggi sono infatti cresciute sia in termini di volume – superando le 388 mila tonnellate, con un aumento record dell’8,6% – che di valore, oltrepassando la soglia dei 2,4 miliardi di euro. A trainare di più il comparto sono prodotti che rappresentano territori specifici come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Pecorino Romano, ma anche prodotti come la mozzarella e il mascarpone, secondo una mappa di gusti ben precisa. “Non avevamo mai esportato tanto” ha spiegato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, “non avevamo mai raggiunto un saldo della bilancia commerciale così elevato. Sembra ieri quando il valore delle importazioni di formaggi superava quello dell’export di quasi un miliardo di euro. Ora la situazione è quasi ribaltata”.

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Ed è il modello che coniuga la produzione industriale con la qualità, secondo Ambrosi, quello che permette all’Italia di aumentare i numeri dell’export su questi prodotti anche in periodi incerti come questo. “Il nostro modello piace sempre di più in tutto il mondo. Questi prodotti sono in cima alla classifica dei più apprezzati e comprati nel mondo perché solo le nostre aziende sanno garantire specifiche caratteristiche di qualità”.

La farina

E nel 2016, anche il settore delle farine di grano tenero ha fatto registrare un incremento consistente, pari al 13%, con 150mila tonnellate in più rispetto al 2015. A dirlo è l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia (Italmopa), che aderisce a Federalimentare e a Confindustria.

Il fatturato del settore del grano tenero tocca attualmente gli 1,8 miliardi di euro: solitamente sono prodotti destinati alla panificazione artigianale e industriale, alla produzione di pizza e alla produzione di prodotti dolciari. Ma il trend, in atto da un paio di anni, mostra anche un crescente uso domestico. Ed è anche grazie al rinnovato interesse per un’alimentazione più naturale che prodotti come le farine italiane riescono ad aumentare il proprio fatturato. “Un’ulteriore testimonianza dell’assoluta qualità delle farine italiane e della capacità unica dei mugnai di selezionare e miscelare i migliori frumenti”, ha precisato Ivano Vacondio. “Il bagaglio di conoscenza dell’industria molitoria è frutto di una storia, quella dell’arte della macinazione del grano, sviluppatasi da tempi quasi remoti e che si avvale ora di innovazioni tecnologiche all’avanguardia. Questo consente la produzione di farine di altissima qualità rispondenti alle esigenze dei consumatori. I nostri molini fanno parte della storia e della cultura dell’Italia e costituiscono un patrimonio inestimabile per il nostro Paese”.

www.istat.it/it/archivio/197852

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a cura di Francesca Fiore