Export di vino italiano sopra i 5 miliardi di euro: è nuovo record, anche se ci si aspettava qualcosa di più. Ma il vero exploit è quello degli ultimi dieci anni: +88% in valore

13 Mar 2015, 16:28 | a cura di Livia Montagnoli
L'Italia è l'unico tra i big player ad aver incrementato nel 2014 il suo giro d'affari all'estero. Ma la Spagna guadagna il primo posto in volume. Ecco come si è chiuso l'anno mercato per mercato
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Ormai è ufficiale. Il vino italiano ha superato la tanto sospirata quota dei 5 miliardi di euro di export: 5,11 miliardi per la precisione, +1,4% rispetto al 2013, secondo il dato Istat. Non è un incremento da capogiro (lo scorso anno si è registrato un +7%), ma comunque è un altro record messo a segno. Sul fronte quantità, come rileva Ismea, l'Italia perde il primo posto in classifica: 20,4 milioni di ettolitri e un +1% non sono bastati a bloccare l'ascesa spagnola (22,6 milioni di ettolitri e un +22% sul 2013). Poche sorprese: in fondo la vendemmia abbondante della Penisola Iberica è stato uno dei temi più trattati dell'ultimo anno.
Ma non è andata altrettanto bene con i prezzi, dove la Spagna ha perso il 5%. Anche la Francia, con 7,7 miliardi di euro, ha subito una battuta d'arresto dei flussi in valore, lasciando l’Italia unica tra i tre big player ad avere incrementato - anche se di poco e nonostante il calo dei prezzi all’origine - il giro d’affari nel 2014.

L'EXPORT VINICOLO ITALIANO NEL 2014. IL BOOM DEL PROSECCO

Vediamo com'è andata comparto per comparto. Se lo sfuso italiano risulta in flessione di quasi il 18%, i vini confezionati, secondo l'analisi Ismea, sono invece in crescita del 2%. A trainare gli introiti sono soprattutto gli spumanti, con il Prosecco che da solo segna un +28%. Le Dop (esclusi spumanti) hanno confermato i 4,7 milioni di ettolitri del 2013, con 2 miliardi di euro in corrispettivo monetario. Bene i vini Igp con un più 4% in valore e male i vini comuni, che cedono il 23% sul valore del 2013. Ed è su quest'ultimo segmento che, invece, la Spagna gioca la sua partita.
Ma dove si sono maggiormente indirizzate le esportazioni italiane? Al primo posto si trovano, ovviamente, gli Stati Uniti che rappresentano il 20% del fatturato oltre frontiera, con un incremento del 4,4% in valore. La stessa percentuale che, invece, si perde in Germania che, comunque, rimane il primo mercato di riferimento per volume. Scendendo lungo l’elenco delle destinazioni, si evidenzia un andamento positivo in Gran Bretagna (+6% in valore), Svizzera (+1,8%) e nei Paesi Bassi (+3,4) a fronte di una flessione in Canada (-1,5%), Giappone (-1%), Francia (-5,3%) e Russia (-10,4%).

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UN SUCCESSO COSTRUITO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI

Insomma il 2014 è stato uno di quegli anni che non è andato male, anche se si poteva fare di più. Ma è allargando la prospettiva che emerge il vero exploit italiano: +88% negli ultimi 10 anni secondo l'analisi di Wine Monitor “Mercato nazionale vs Mercato globale: come cambiano redditività e relazioni di filiera nel vitivinicolo italiano”: “Di fronte allo scenario di calo dei consumi sul mercato nazionale" ha detto Denis Pantini, Direttore Area agricoltura e Industria alimentare di Nomisma "i produttori italiani hanno spostato l’attenzione all’estero. Nel corso dell’ultimo decennio, il commercio internazionale è aumentato di quasi il 75%, passando da 15 a 26 miliardi di euro. Un tasso surclassato dall’export dei vini italiani (+88%) trainato dall’incremento delle esportazioni degli spumanti (+263%) e da un allargamento delle vendite verso i mercati extra-Ue”.

a cura di Loredana Sottile

Foto di Francesco Vignali

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