[caption id="attachment_142204" align="alignnone" width=""]culatello di zibello[/caption]

Dati allarmanti che confermano la difficoltà di arginare un fenomeno diffuso su scala mondiale, quelli diffusi dall'ultimo dossier Coldiretti su La Tavola degli Inganni. Italian sounding e contraffazioni valgono 60 miliardi di euro, e sottraggono risorse al mercato italiano. Intanto Negroni segna un bel colpo negli States. 

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Il falso made in Italy

Un fatturato da 60 miliardi di euro, contro i 40 miliardi che le esportazioni agroalimentari italiane si apprestano a superare nel 2017, facendo registrare un record che fa bene al cibo made in Italy e alle potenzialità di crescita del settore. Il primo dato, invece, è quello relativo all’indotto dall’agropirateria internazionale, che sull’italian sounding ha costruito un impero ai danni della reputazione della tradizione gastronomica più celebre nel mondo. Quella italiana, per essere chiari. Nonostante gli sforzi – si è appena conclusa la seconda edizione della Settimana della cucina italiana nel mondo – il fenomeno si autoalimenta prendendo forza proprio dall’appeal crescente che molti prodotti made in Italy esercitano sui consumatori stranieri. E non passa mai troppo tempo prima che Coldiretti aggiorni i dati di morti e feriti in battaglia, sciorinando numeri record di cui ci piacerebbe volentieri fare a meno: 60 miliardi di fatturato annuo, dunque, e 300mila posti di lavoro sottratti al mercato interno, stando all’ultimo dossier La Tavola degli Inganni, presentato a Napoli in occasione dell’apertura del museo del falso made in Italy alimentare sul Lungomare Caracciolo, nel villaggio contadino di Coldiretti.

 

Italian sounding. Chapaghetti e Zottarella

Ad avvalorare i numeri, una parata di prodotti e marchi improbabili, associati alle filiere tradizionali italiane, le più celebri, malamente imitate. La classifica dei prodotti più taroccati, come sempre, la guidano i formaggi del BelPaese, dalla mozzarella al Parmigiano Reggiano (e l’ormai altrettanto celebre alter ego Parmesan), in buona compagnia di Gorgonzola, Asiago, Pecorino romano, Fontina, Provolone; ma pure i salumi – dal San Daniele (ma made in Canada!) alla mortadela (sic) spagnola, al Salama Napoli di Croazia – si prestano alle contraffazioni più fantasiose, come l’olio extravergine, le conserve e il pomodoro San Marzano. Un mercato del tarocco particolarmente fiorente negli Stati Uniti, dove è sdoganata la commercializzazione di kit fai da te per produrre in casa vino (un’altra delle produzioni più martoriate all’estero), mozzarella, latticini, ma diffuso in tutto il mondo (pure nell’Europa unita), con la Thailandia capace di inventare una mozzarella di bufala in salsa tropicale. Capitolo a parte, e astratti dall’orizzonte di mercato i risultati sarebbero pure esilaranti, per la pasta, con i Chapaghetti prodotti in Corea, gli Spagheroni in arrivo dai Paesi Bassi, la Pomarola brasiliana. E ulteriore parentesi per tutte quelle produzioni di bassa lega che sfruttano l’immaginario mafioso associato alla cultura italiana, perpetuando un doppio danno di immagine: un fenomeno, sottolinea il dossier, particolarmente diffuso in Germania e Nord Europa.

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La prima volta del Culatello di Zibello negli States. Con Negroni

Un quadro allarmante che non può limitarsi a lasciare l’amaro in bocca. E (più di) qualche azienda che si rimbocca le maniche per contrastarlo sul campo, per fortuna, c’è. L’ultima battaglia vinta si rintraccia in casa Negroni, che dopo 15 anni di iter burocratici ha ottenuto il permesso di importare il suo Culatello di Zibello sul mercato statunitense – la certificazione USDA-SFIF – finora precluso a questa specialità della tradizione salumiera italiana. Le procedure di certificazione hanno richiesto accertamenti su stabilimento di produzione e prodotto in tutte le sue componenti, marchio e packaging compresi (incredibile quanto sia molto più semplice immettere sul mercato prodotti contraffatti), con il supporto del Consorzio di Tutela del Culatello di Zibello Dop. Ora, il via libera del Dipartimento dell’Agricoltura americano attribuisce la dignità che gli spetta al Culatello di Zibello – e il New York Times gli dà il benvenuto, titolando “Quando dovete impressionare i vostri parenti italiani”, spiegandone usi, abbinamenti e somiglianza col prosciutto – al pari di prodotti come il Prosciutto di Parma e il San Daniele già ammessi sul mercato USA. Anche così, un passo dopo l’altro, si combatte l’italian sounding. 

 

a cura di Livia Montagnoli

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