Formazione e competenze: la ricetta di Agivi per non perdersi nel mercato del vino

14 Dic 2014, 14:58 | a cura di Livia Montagnoli
L’associazione dei giovani imprenditori vinicoli italiani nata nel 1989 conta oggi oltre cento soci e gestisce un budget annuo tra 25 e 30mila euro; la presidente Carlotta Pasqua ha ribadito gli obiettivi per il 2015: accrescere le competenze degli under 40.
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Puntare sulla formazione per non perdersi, e non perdere occasioni, nel mercato del vino. L'assemblea annuale di Agivi, l'associazione giovani imprenditori vinicoli italiani (ramo giovane dell'Unione italiana vini) guidata da Carlotta Pasqua, al suo quarto anno di presidenza, ha ribadito gli obiettivi per il 2015: accrescere le competenze degli under 40, con corsi su energie rinnovabili, sostenibilità aziendale, marketing, public speaking. Ora sarà la volta degli strumenti di controllo di gestione: "Non tutte le aziende" spiega Pasqua "hanno al loro interno risorse e competenze per affrontare in modo strutturato questa parte della strategia di un'impresa. Quattro giornate saranno appunto dedicate a questo tema con un mini master". E accanto alla formazione, Agivi crede nel confronto: "Le sfide del mercato ce lo impongono. Ogni giovane imprenditore deve essere pronto" aggiunge "ecco perché organizziamo periodicamente dei viaggi-studio all'estero e in Italia visiteremo le Marche".
Agivi (nata nel 1989) ha più di cento soci, gestisce un budget annuo tra 25 e 30 mila euro e punta nel 2015 all'allargamento della base associativa (non è necessario essere nell'Uiv). Mentre tre soci Agivi, tutte donne, fanno parte del consiglio Uiv (in questo caso l'adesione è necessaria): "È come una palestra in cui si impara a fare sistema, si dialoga con i più esperti, si impara a fare lobby positiva nei confronti delle maggiori istituzioni, dal Mipaaf all'Ue".
Sul tema innovazione, argomento dell'assemblea di Torgiano, Carlotta Pasqua è chiara: "Spesso è percepita come una nuova etichetta o un nuovo vino, ma innova anche chi lavora su processi produttivi, ospitalità ed enoturismo". Dove occorre migliorare? "Una cultura e mentalità un po' provinciale rischiano di far restare indietro il sistema vino italiano, rispetto ad altri Paesi che si sforzano di dare al di fuori dei propri confini un messaggio unitario. L'Italia deve superare i limiti della frammentazione. E lo dovrà fare soprattutto ad Expo, da cui ci attendiamo un percorso d'insieme. Come consiglio di Agivi terremo gli occhi aperti".

a cura di Gianluca Atzeni

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