Spente le fiamme, si contano i danni. L'incendio che ha distrutto parte del Parco Nazionale del Vesuvio il mese scorso ha messo a dura prova il settore agroalimentare, in particolare la produzione di miele. Morte 50 milioni di api e 100 nuclei di produzione, ma gli apicoltori campani non demordono.

Pubblicità

I danni dell’incendio. La strage di api

Un rogo a Torre del Greco che ha mandato in fumo 10milametri quadri di Parco Nazionale: l’incendio che ha coinvolto il territorio del Vesuvio lo scorso 14 luglio ha avuto – e sta ancora avendo – significative ripercussioni sull’ecosistema circostante. E il comparto agroalimentare non fa eccezione, anzi: fra le vittime più colpite dalle fiamme ci sono proprio i campi agricoli, dai frutteti agli orti. A risentire in maniera cospicua delle conseguenze dell’incendio sono state le aziende apistiche della zona, in particolare la Fattoria Biagino di Napoli, uno dei maggiori produttori locali di miele, che ha visto andare in fumo quasi 100 nuclei di riproduzione, cassette su cui gli apicoltori lavoravano da decenni per una ricerca sulla genetica degli insetti. Sono 50 milioni in tutto le api morte a causa del rogo sul Vesuvio, che ha coinvolto anche le zone di Licola e Agnano, dove ad andare in fumo è stata la riserva naturale Cratere degli Astroni, un’oasi verde ricca di flora e fauna, fra sentieri, colline e specchi d’acqua. Un numero destinato a crescere a causa degli effetti del fumo sugli sciami sopravvissuti. Aumentano così gli ostacoli che il settore del miele si ritrova ad affrontare, un comparto che, come sottolinea la Coldiretti, “è già fortemente messo in crisi dalla siccità”. Le api, infatti, come abbiamo potuto tristemente constatare con alcuni fra i migliori produttori italiani, da tempo soffrono la mancanza di pioggia. Il clima arido con scarse precipitazioni ha ridotto notevolmente la disponibilità dei fiori, senza considerare i danni causati dall’escursione termica fra il giorno e la notte, che brucia i petali rendendo la pianta improduttiva.

Conseguenze a lungo termine

La soluzione? Al momento, sembra non esserci. Secondo la Coldiretti, per ricostruire i boschi andati a fuoco ci vorranno almeno 15 anni, e per ogni ettaro di macchia mediterranea bruciato muoiono circa 400animali tra mammiferi, uccelli e rettili. Tante le varietà vegetali danneggiate, dai boschi di querce a quelli di faggio, dai castagneti alle erbe aromatiche fino ad arrivare ai funghi. “Nelle foreste andate a fuoco”, continua la Coldiretti, “saranno impedite tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi, che coinvolgono a settembre decine di migliaia di appassionati”. Le conseguenze dell’incendio sono, dunque, destinate a perdurare nel tempo, per le api in primis. Gli esperti del Conaproa, il consorzio nazionale dei produttori apistici, calcolano una perdita ulteriore di almeno il 20% di insetti.

Un danno enorme per la biodiversità”, spiega Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Napoli e Campania, e aggiunge: “Non si è persa solo la produzione di miele e polline di quest’anno, bruciata insieme alle arnie, ma una così drastica riduzione di api mette in seria difficoltà anche quella del prossimo anno”. La tragedia ha visto un impegno straordinario di uomini e mezzi: tanti i volontari che hanno lottato tra le fiamme per salvare le api, patrimonio dell’umanità e non solo: gli insetti possono anche essere utili nella ricostruzione del disastro ambientale. Un esempio? Si potrebbero utilizzare, come suggerisce Coldiretti, gli sciami per il monitoraggio ambientale del Parco nazionale del Vesuvio tramite il Conaproa, così come già avvenuto nel casertano in collaborazione con la Facoltà di agraria di Portici.

Pubblicità

a cura di Michela Becchi