Gualtiero Marchesi ne ha in mente un’altra. Chissà se riuscirà a vincere la gara per accaparrarsi il Faro di Punta Imperatore a Ischia. L’obiettivo? Creare un vero e proprio circuito gastronomico coinvolgendo altri storici guardiani del mare e creare un’accademia culinaria diffusa.  

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Se lo contendono in molti, da una parte lo chef degli chef Gualtiero Marchesi, dall’altra gli immancabili magnati cinesi (GM Resort) e l’industria tedesca (Floatel Gmdh). Non manca la multinazionale (Nestlè), con smentita in corsa, e gli imprenditori locali (la fondazione Opera Pia Diacono Conte, la società La Serenissima e la Rete Società Turismo Sorrento), che vogliono togliere dalle grinfie forestiere questo gioiello ischitano. Parliamo del Faro di Punta Imperatore che sorge maestoso in cima alla collina affacciata sulla meravigliosa baia di Citara.

Il Faro di Punta Imperatore

Del resto, i fari, rappresentano un gran potenziale per il turismo. La Croazia ci ha preceduti, ma ora ce ne siamo resi conto pure noi. Un esempio è il bellissimo Faro di Capo Spartivento in Sardegna diventato, oggi, un esclusivo hotel. Tornando al nostro faro, il suo destino è quello di diventare un resort di lusso oppure un’accademia culinaria diffusa. La sua sorte verrà decisa dalle due commissioni, una del Demanio, l’altra del Ministero della difesa, che stanno valutando le proposte arrivate. Il Faro di Punta Imperatore è stato infatti messo a bando in Campania, con quello di Maiori sulla costiera amalfitana, e  verrà aggiudicato attraverso una gara pubblica. L’edificio, di 400 metri quadrati con 900 esterni utilizzabili e 400 di dirupo, verrà attribuito a chi ha “un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibile”, come dichiarato dallo stesso direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi. Online, sul sito del Demanio, è consultabile il programma di valorizzazione che rientra nel progetto Valore Paese – DIMORE e, più nel dettaglio, Valore Paese – FARI.

Progetto Valore Paese – FARI

Promosso dall’Agenzia del Demanio, in cooperazione con il Ministero della Difesa e con gli altri Enti territoriali interessati, il progetto ha lo scopo di valorizzare e sottrarre al degrado la rete dei fari storici italiani. Nel sito si legge: “Questi immobili possono essere recuperati e riutilizzati, non solo a fini turistico-ricettivi, nel rispetto degli ecosistemi nei quali sono inseriti, ovvero alcuni tra i più straordinari territori costieri italiani. L’obiettivo è quello di valorizzare questi beni partendo da un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibile a livello ambientale, come avviene già in Europa, negli USA, in Canada e in Australia. Questi paesi già da tempo hanno sperimentato il modello del lighthouse accommodation: una formula turistica in chiave “green” a sostegno della conoscenza, dello sviluppo e della salvaguardia del territorio”. I fari inseriti nel progetto si trovano in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Toscanaeil criterio di valutazione è l’offerta “economicamente più vantaggiosa”. La proposta progettuale invece tiene conto di elementi qualitativi quali soluzioni di recupero, manutenzione, fruibilità pubblica, contributo allo sviluppo locale sostenibile e la possibilità di creare un network tra più strutture, attraverso una rete di servizi e attività condivise.

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La proposta di valorizzazione di Gualtiero Marchesi

“L’idea è di realizzare una struttura ricettiva, con ristorante annesso, per valorizzare il territorio ischitano e non solo”.Spiega l’amministratore delegato del Gruppo Marchesi Enrico Dandolo. Il progetto di Marchesi punta infatti a prendere la gestione anche di altri sei fari: quello di Punta del Fenaio e Punta Capel Rosso sull’Isola del Giglio, il Faro di Punta Cavazzi a Ustica, il Faro di Capo D’Orso a Maiori e quelli di Capo Grosso a Levanzo e di Muro Porco a Siracusa. L’obiettivo? “Creare un circuito gastronomico destinato alla riscoperta dei territori. Praticamente un percorso da un faro all’altro, dove sarà il microclima a dettare gli ingredienti che verranno utilizzati dagli chef. Chef che verranno scelti dalla lunga lista di allievi di Marchesi”. Un itinerario che ha come filo conduttore la cucina, anzi, le cucine di territorio, d’estate.

E durante la bassa stagione? “I sette fari si trasformeranno in un’accademia diffusa. Veniamo dall’esperienza dell’Accademia milanese (tra l’altro nel 2018 apriremo un’altra accademia a Varese, nella Villa Mylius, che diventerà sede ufficiale dell’Accademia Marchesi) e, dati alla mano, il 30% degli iscritti viene dalla Campania. Così, abbiamo pensato di aprire un’accademia diffusa che coinvolga Toscana, Campania, Sicilia. Si tratterà sia di lezioni dedicate agli appassionati, con l’obiettivo di far conoscere la cucina dei vari territori, sia di corsi destinati ai cuochi professionisti”. Sono previste aule tecniche? “In strutture del genere, molto molto ridotte, abbiamo previsto una sola cucina professionale. I corsi saranno aperti a un massimo di dieci partecipanti, quindi potranno lavorare benissimo tutti assieme in un’unica cucina”. Considerando che le buste con le proposte sono state aperte dalle commissioni due settimane fa, attendiamo con ansia il responso. E incrociamo le dita.

 

a cura di Annalisa Zordan

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