Il futuro della Doc Breganze: una nicchia di qualità tra i giganti del Veneto è in controtendenza

20 Gen 2014, 08:36 | a cura di Gianluca Atzeni
Nonostante le siccità e i trend negativi del mercato, le denominazioni di origine, nella zona compresa tra le valli dell'Astico e del Brenta, sono il motore trainante di una zona in pieno fermento.
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Il 2013 si è rivelato anticiclico per la Doc Breganze. Secondo il Consorzio di tutela, il mercato dei vini ha tenuto bene malgrado la bassa propensione alle esportazioni. “Èproprio questa nostra forte regionalizzazione e provincializzazione delle vendite a darci il sostegno per andare avanti”, fa notare il vicepresidente consortile e produttore storico Fausto Maculan, che guida anche la Strada del Torcolato e dei vini di Breganze: "L'altra spiegazione si lega alla qualità dei nostri prodotti che restano di buon livello". Con un giro d'affari al consumo di circa 20 milioni di euro, la Doc Breganze, compresa tra le valli dell'Astico e del Brenta, ha prodotto oltre 22 mila ettolitri di vino Doc nel 2013 (in lieve calo sul 2012) ed è rappresentata da 16 aziende: "Erano soltanto sei negli anni Ottanta" ricorda Maculan a pochi giorni dall'evento della Prima del Torcolato "e la crescita c'è stata, assieme a importanti investimenti": dalla Diesel Farm di Renzo Rosso a Le vigne di Roberto, per citarne alcuni.
Tra gli altri soci, un ruolo decisivo nelle sorti della Doc lo gioca la Cantina Beato Bartolomeo di Breganze, che con 700 ettari, 3,5 milioni di bottiglie e un fatturato di circa 9 milioni di euro rappresenta oltre il 70% della produzione complessiva. La recente assemblea dei soci (900 unità) ha sancito la ripresa, dopo anni difficili dovuti a siccità e maltempo, e il presidente Vittorio Santacatterina ha potuto annunciare un dividendo medio del 22% in più rispetto al 2012. "La media per quintale di uva è stata di circa 53 euro ma il nostro obiettivo è arrivare a 60 euro" sottolinea il direttore della cantina Elvio Forato: "Perché dobbiamo lavorare garantire un reddito certo ai viticoltori di questo territorio. La Doc Breganze non può competere né sui volumi né sui prezzi con le altre grandi Doc venete ma deve rappresentare una nicchia di alta qualità, con il giusto mix tra vitigni internazionali come il Pinot grigio e gli autoctoni come la Vespaiola".

a cura di Gianluca Atzeni

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