Il mercato britannico del vino diviso tra ricchi e poveri. E intanto aumenta il costo medio di una bottiglia

9 Dic 2014, 17:21 | a cura di Livia Montagnoli
Da una parte c’è un gruppo di consumatori in crescita che cerca vini di qualità, disposto a spendere di più, dall’altra un gruppo che vuole spendere poco e aspetta sconti e promozioni per acquistare una bottiglia. Tesco resta il primo rivenditore della Gran Bretagna, ma crescono anche i discount.
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Giù i consumi, su i prezzi. È quello che sta succedendo in Gran Bretagna secondo l'ultimo report di Wine Intelligence “The Uk Wine Market Landscape 2014” che analizza il settore vino in uno scenario di generale ripresa economica. Ma vediamo più nel dettaglio. A partire dall'identikit del consumatore che si divide in due schiere: da una parte un gruppo in crescita che va alla ricerca di vini di qualità anche a prezzi più alti, dall'altra un gruppo in calo di consumatori che vuole spendere poco. In particolare c'è chi è disposto a spendere più di 8 sterline per una bottiglia da bere a casa (40% degli intervistati, +29% rispetto allo scorso anno) e chi non vuol spendere più di 4 sterline e aspetta sconti e promozioni (9% dei consumatori, in calo del 14% sul 2013).
La verità sul mercato del vino nel Regno Unito, e forse nell'economia britannica in generale, è che stiamo assistendo ad una netta divisione tra ricchi e poveri” commenta Richard Halstead, chief operating officer di Wine Intelligence “entrambi i gruppi in modo differente stanno contribuendo al calo dei volumi: nel segmento di spesa più elevato si beve meno, ma il costo a bottiglia è maggiore; nel segmento di spesa inferiore si comprano sempre meno bottiglie”. Colpa anche dell'aumento dei prezzi: in media una sterlina in più a bottiglia. Una possibile conseguenza potrebbe, quindi, essere la scomparsa dei vini da 5 sterline.
Altro fenomeno a tenere d'occhio è il dove. Se Tesco rimane il primo rivenditore nel Regno Unito, con il 48% di acquirenti di vino regolari negli ultimi sei mesi (nel 2013 erano il 52%), crescono anche i discount come Aldi e Lidl che, investendo maggiormente sul vino, riescono a rintracciare rispettivamente il 16% e l'11% degli acquirenti. Lo scorso anno erano solo il 10% e il 7%. Per Halstead si tratterebbe si una marcia “breath-taking” (mozzafiato). Che sia questo il futuro del vino?

a cura di Loredana Sottile

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