Sarà approvato in via definitiva solo ad ottobre, ma il Piano per la salvaguardia del paesaggio rurale della Toscana - adottato sotto la Presidenza di Enrico Rossi – fa già discutere e preoccupa sindaci e produttori di un territorio che beneficia di un turismo enologico internazionale molto sviluppato. Il Piano, che non impone divieti, ma cautele, propone di puntare sulla biodiversità delle colture per contenere lo sfruttamento del suolo, decretando alcuni terreni (già vitati) non idonei per la produzione di vino di qualità. Dura la reazione del mondo vinicolo, Montalcino la più agguerrita.
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È già stata ribattezzata la battaglia dei vigneti: si sfidano a singolar tenzone la Regione Toscana – che a luglio ha varato un Piano Paesaggistico in difesa del celebre territorio collinare che tutti abbiamo negli occhi, vanto della Regione apprezzato nel mondo e fonte non indifferente di introiti turistici – e un compatto schieramento di produttori, sindaci e consorzi Docg.
Motivo del contendere proprio il provvedimento adottato sotto il mandato di Enrico Rossi (confermato alla guida della Regione Toscana da Matteo Renzi) che, lungi dal vincolare, però suggerisce e raccomanda alcune “cautele” cui attenersi per valorizzare un paesaggio rurale senza eguali. E allora cosa ha fatto scattare i produttori? Un passo del documento di tremila pagine classifica alcuni terreni (evidentemente già destinati a viticoltura) “dannosi per la qualità del vino”, non considerando i riconoscimenti internazionali ottenuti dalle stesse etichette prodotte nelle aree incriminate.
Si dichiara offeso, in rappresentanza di tutti i produttori, il Presidente della Confederazione degli Agricoltori Luca Brunelli, che sottolinea un’ingiustificata intrusione dell’Amministrazione in questioni che non la riguardano, quando le aziende vinicole per prime hanno tutto l’interesse perché il paesaggio toscano sia tutelato e valorizzato. Sul banco degli imputati anche le troppe limitazioni per chi intende espiantare un vigneto per sostituirlo con uno nuovo o impiantarne di nuovi in terreni incolti, per assecondare la costante espansione della domanda globale.
Dal canto suo, la Regione insiste convinta nell’individuare come unica strada per la salvaguardia e la riabilitazione di un territorio che potrebbe risentire di uno sfruttamento eccessivo e unidirezionale, la biodiversità delle colture (ma prevede anche il recupero di 200mila ettari regionali, strappati al vincolo Galasso, per l’impianto di nuovi vigneti) e replica adducendo alcuni casi già a rischio. Secondo i dati rilevati sul territorio, a Bolgheri l’uso intensivo di concimi chimici ha determinato l’inquinamento della falda acquifera con un numero elevato di nitrati, mentre nell’area di Montalcino la natura argillosa del terreno richiede un monitoraggio costante per limitare i rischi di erosione del suolo.
E proprio il Sindaco della città del Brunello, Silvio Franceschelli, avanza sul piede di guerra: “Chi viene a Montalcino si aspetta di vedere i vigneti, non campi di grano”, dichiarando la sua preoccupazione per un decreto che, se approvato in via definitiva (il prossimo ottobre), potrebbe danneggiare un turismo enologico molto sviluppato nell’area, con conseguenti ricadute sulla ricchezza di un Comune che non conosce disoccupazione.
Parla invece di “un’idea di agricoltura da primi anni del Novecento” Giovanni Busi, del Consorzio Chianti Classico: “I nostri agricoltori sono stati non solo i migliori custodi, ma anche i più autorevoli, realistici ed innovativi architetti del paesaggio”.
Neutrale per il momento il ministro del Mipaaf Maurizio Martina, che preferisce non entrare nel merito della questione, confidando sul raggiungimento di un accordo tra le parti. Che ad oggi sembra possibile solo in caso di modifiche sostanziali del testo.