Il piccione selvatico è animale protetto. E Carlo Cracco si prende la denuncia dell’Aidaa pur non avendolo mai usato

29 Feb 2016, 09:56 | a cura di Michela Becchi

In una puntata di Masterchef lo chef aveva mostrato ai concorrenti come si cucina un piccione per dare prova della sua maestria; ora l’Associazione Italiana difesa Animali e Ambiente fa appello alla normativa nazionale ed europea che tutela la fauna selvatica. E se il volatile fosse d’allevamento?

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Piccione sì, piccione no

Piccione alla ghiotta, in salmì, ripieno e arrosto. Al capitolo piccione il ricettario della cucina italiana è prolifico di proposte, e in molte regioni della Penisola la tradizione rurale ha lasciato in eredità un cospicuo numero di preparazioni che ancora oggi fanno del volatile in questione il re della tavola. Ma come la mettiamo con il divieto di cacciare (e cucinare) piccioni selvatici? La normativa, nazionale ed europea, che tutela la fauna selvatica è presto aggirata grazie agli allevamenti, che in diverse parti d’Italia (in Veneto, per esempio, si tratta di una pratica consolidata) riforniscono mercati e cucine di ristorante di una materia prima indispensabile per tenere le fila di una tradizione gastronomica piuttosto radicata, sulle tavole più popolari come tra i piatti da novanta di molte carte d’autore. Tanto che nessuno di noi, oggi, griderebbe allo scandalo se consigliato di assaggiare un goloso piccione ripieno della casa. Ma se nel gioco delle parti spunta il nome di Carlo Cracco e la cassa di risonanza è quella di un programma televisivo seguito come Masterchef, evidentemente le carte in tavola si rimescolano.

L’affaire Cracco. La denuncia degli animalisti

E allora succede che lo chef veneto (milanese d’adozione) si ritrova suo malgrado – e per l’ennesima volta – al centro di una polemica da prima pagina, con tanto di denuncia da parte dell’Aidaa, l’Associazione Italiana difesa Animali e Ambiente. Di che colpa si è macchiato lo chef? Istigazione a delinquere, secondo il presidente dell’associazione Lorenzo Croce, che dopo aver inoltrato al Tribunale di Milano la denuncia per violazione della legge nazionale di tutela della fauna selvatica e della direttiva europea 147/2009, ne ha dato notizia in rete sul sito dell’Aidaa. La pietra dello scandalo - più di qualcuno a distanza di qualche settimana avrà già dimenticato l’accaduto - si riferisce alla puntata del celebre talent show di Sky trasmessa il 14 gennaio, quando Carlo Cracco presentava agli “adoranti” concorrenti una composizione d’autore a base di piccione, per illustrare la forza dell’improvvisazione in cucina. Ma per l’Aidaa la parentesi in questione è risultata molto meno poetica “istigando altri cittadini a compiere tali crimini in violazione delle normative europee e nazionali a tutela della fauna selvatica”. Una denuncia penale che per il momento, almeno fino a quando non sarà accertata la provenienza del piccione incriminato (molto probabilmente d’allevamento), sembra più intenzionata a cavalcare l’onda dei riflettori televisivi strumentalizzando la notorietà di Cracco, che veramente indirizzata a sensibilizzare sul tema della caccia alla fauna selvatica. Ora spetterà al tribunale decidere e, sicuramente, archiviare. Fa piuttosto specie che certe associazioni investano energie preziose non sulla loro attività core, bensì sulla ricerca di un poco edificante can can mediatico: è assolutamente ovvio infatti che il piccione in questione sia un piccione d'allevamento, impensabile che la produzione di Masterchef si sia messa a ricercare rara (e costosa) selvaggina allo stato brado, peraltro molto più difficile da lavorare, per imbastire una banale dimostrazione televisiva.

Intanto sul web la solidarietà allo chef è trasversale e qualcuno (il solito Gianluca Biscalchin, prolifico illustratore e giornalista enogastronomico) ha già pensato a sdrammatizzare con l’ashtag Je suis Craccò, con tanto di piccione a fumetti.

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