Il tribunale di Torino per il diritto al panino. A scuola con il pranzo al sacco: e le mense che fine fanno?

25 Giu 2016, 14:16 | a cura di Livia Montagnoli

Sentenza che segna un precedente importante dalla Corte d'Appello di Torino, che riconosce ai genitori il diritto di rinunciare alla mensa scolastica. I bambini potranno portare il pranzo da casa e consumarlo a scuola. 

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Diritto al panino. Cos'è

Se parlare di diritto al panino – com'è stata etichettato prontamente il risultato strappato sul campo legale -  può sembrare unno scherzo, la battaglia vinta al tribunale di Torino da un gruppo di genitori riuniti contro il caro-mensa potrebbe costituire un precedente significativo per  molte scuole italiane. L'oggetto del contendere, neanche a dirlo, riguarda l'aumento significativo delle tariffe per la refezione scolastica, faccenda ben nota a tante famiglie che con i tempi che corrono faticano a sbarcare il lunario. E quella quota mensile da sborsare per assicurare ai propri figli un pasto che nella maggior parte dei casi non mangeranno (della qualità delle mense italiane abbiamo parlato più volte, l'ultima in occasione di una classifica incoraggiante stilata proprio dai genitori), a tanti proprio non va giù. Ecco perché due anni fa 583 famiglie di Torino ricorrevano al Tar contro il rincaro senza però riuscire a spuntarla, visto che i giudici amministrativi confermavano l'opportunità dell'aumento, pur dichiarandosi incompetenti a decidere sul diritto di rinunciare al servizio per sostituirlo con cibo portato da casa. Proprio su questo punto hanno fatto affidamento i genitori più tenaci, intraprendendo una trafila che si è conclusa sono qualche giorno fa.

Il pranzo al sacco che sostituisce la mensa

Sì, perché in prima battuta il giudice ordinario non aveva dato loro alcuna speranza, respingendo l'ipotesi, e solo con il ricorso in appello la squadra del diritto al panino ha finalmente avuto la meglio, perché, secondo la Corte il diritto-dovere costituzionale di andare a scuola e in modo gratuito si scontra con l'imposizione alle famiglie di una tariffa a pasto. Snaturando dunque la gratuità dell'istruzione obbligatoria . Cosa significa questo? Che per la prima volta in Italia è stata accertata la sussistenza del diritto di scelta e ora toccherà alle scuole organizzarsi per garantire un'effettiva possibilità di scegliere se consumare a scuola il pranzo preparato dalla mamma anziché usufruire del servizio di mensa. Il che, in poche parole, si trasforma in onere non trascurabile per gli istituti scolastici, che come ha scritto a poche ore dalla vittoria l'avvocato dei genitori Giorgio Vecchione, “dovranno adottare idonee misure organizzative in relazione alla specifica situazione logistica”. E ora comincia l'era del pranzo al sacco, anche se qualcuno già evidenzia il rischio creato da un simile precedente, quello di una dis-iscrizione di massa dal servizio mensa, che secondo la Rete commissioni mensa di Genova, per esempio, sancirebbe “il fallimento del pasto come momento educativo”, in una città dove, peraltro, in passato non sono mancate le polemiche per la scarsa qualità dei pasti serviti nelle mense. Insomma, il dibattito che si profila all'orizzonte è quello tra chi invoca la supremazia di un buon manicaretto preparato dalla mamma in opposizione al fronte di chi ancora spera in un riscatto dalla ristorazione scolastica. E voi siete favorevoli o contrari al diritto al panino?

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