Le analisi commissionate dal Consorzio di Montefalco hanno portato a identificare l’impronta del celebre vino i Montefalco, mettendo a confronto i tannini del Sagrantino con quelli di noti vitigni internazionali.

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Tannino e Sagrantino, al di là delle rime, sono un binomio inscindibile e tracciabile. Lo dice una ricerca condotta dalla Fondazione Mach per il Consorzio di Montefalco (che conferma altri studi precedenti), secondo cui è possibile rintracciare attraversi le catechine e le proantocianidine l’impronta identificativa del celebre vino di Montefalco, fresco di debutto con l’Anteprima dell’annata 2011 (21 cantine aderenti). Lo studio ha messo a confronto i tannini del Sagrantino con noti vitigni internazionali(Cabernet Sauvignon, Nebbiolo, Pinot Nero, Sangiovese, i vini Tannat dell’Uruguay, considerati tra i prototipi dei vini ricchi in tannino).
Siamo giunti alla conclusione che dal punto di vista del contenuto in polifenoli, e in particolare in tannini, il Sagrantino inizia dove gli altri vini finisconodice Fulvio Mattivi (Fondazione Edmun Mach), sottolineando come il rosso umbro risulti distinguibile “sia per la quantità e quindi per la composizione del proprio tannino, a livello internazionale. Un aspetto singolare è reso possibile dal peculiare tannino varietale e dal disciplinare di produzione che rendono questo vino unico dal punto di vista compositivo (maggiore ricchezza; ndr) e riconoscibile tra tutti dal punto di vista analitico“.
In particolare, 34 dei 36 campioni analizzati (2004-2006) presentavano polifenoli totali oltre i 3 grammi-litro (contro il 20% delle altre varietà), mentre oltre metà superavano i 4 g/litro (rispetto a nessuna varietà). “È un vino unico e riconoscibile, non ripetibile altrove e in questo sta la sua forza“, ha detto Riccardo Cotarella, presidente del Comitato scientifico del Padiglione vino di Expo.
Il nostro prossimo obiettivo saràpotenziare l’aspetto qualitativo dell’intera filiera, partendo da un nuovo disciplinare” ha sottolineato il presidente del Consorzio, Amilcare Pambuffetti, soddisfatto del traguardo raggiunto dei 5 milioni di bottiglie vendute: “Il valore più alto in assoluto per la nostra denominazione che vuole continuare a puntare sulla formazione tecnica“. E lo farà tramite il programma Grapeassistance 2015 che applicherà un nuovo modello di assistenza alle aziende (stazioni meteo, bollettini fitosanitari) per ridurre i fitofarmaci in vigna.
Dal 2000 a oggi, la superficie a Docg è passata da 122 a 650 ettari, con 30 nuove cantine, una produzione di Sagrantino Docg triplicata, da 660mila a oltre 1,5 milioni di bottiglie, per un giro d’affari stimato in cento milioni di euro.