Grilli, cavallette, larve della farina. Sono gli insetti considerati commestibili in Svizzera, dove una nuova legge si impegna a regolamentare il consumo di questi nuovi prodotti. Dal 21 agosto 2017, sugli scaffali dei supermercati Coop della Confederazione, arrivano gli alimenti a base di farine proteiche.

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L’entomofagia e il regolamento europeo

Sono stati definiti novel food e, secondo il vecchio regolamento del Parlamento europeo, si tratta di “tutti quegli alimenti, ingredienti e tecniche di produzione alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo significativo” (CE 2558/97). Una categoria che comprende gli insetti, ma anche ingredienti costituiti a partire da microrganismi, funghi e alghe e tutti quei prodotti che sono stati sottoposti a un processo di produzione generalmente non utilizzato. Un regolamento vecchio di vent’anni, recentemente sottoposto a un rinnovo che, a partire dal 1 gennaio 2018, potrà portare sulle tavole italiane insetti e alimenti a base di farine proteiche (da grilli e cavallette). A patto che l’Efsa – Agenzia Europea per la Sicurezza alimentare – riconosca la qualità del prodotto, ammettendolo tra i novel food.

La cultura degli insetti a tavola

Per quanto possa sembrare strano, l’entomafogia è all’ordine del giorno, anche nei paesi occidentali. Di insetti si vive, e su questo aspetto bisogna iniziare a riflettere in una prospettiva di alimentazione sostenibile. Questa dieta, infatti, non è (solo) una moda o una provocazione da chef, al contrario: ci sono aree del mondo in cui è radicata e praticata abitualmente (secondo la FAO interessa circa 2 miliardi di persone) come le comunità rurali del Sudamerica, dell’Indonesia e della Cina, l’Angola o la Nuova Guinea. Popolazioni che non si nutrono di insetti come conseguenza della povertà, ma che li consumano perché parte della loro cultura, da secoli. Si tratta di alimenti complessi, che impongono la tutela del territorio in cui nascono e implicano, nella forma di consumo originaria, un rapporto intimo e profondo con l’ambiente circostante, portatore di dignità, consapevolezza, cultura.

La nuova legge in Svizzera

Tempo, dunque, di abbandonare i preconcetti e le barriere culturali, anche in Europa. A guadagnarsi il primato in questo campo è la Svizzera, dove dal prossimo lunedì 21 agosto 2017, sarà possibile acquistare i primi prodotti a base di insetti, dai burger alle polpette. Ad accogliere l’iniziativa, i supermercati Coop, seconda catena della grande distribuzione all’interno della Confederazione. Un passo fondamentale nella cultura gastronomica internazionale, compiuto con un ritardo di quattro mesi rispetto alle previsioni iniziali, causa problemi di importazione.

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Tutto ha inizio lo scorso 16 dicembre, con il via libera dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, che ha coinvolto Coop e la start up Essento nella creazione di piatti a base di insetti per far partire la commercializzazione. Il secondo step risale allo scorso 1 maggio, con l’autorizzazione del consumo di tre tipologie di insetti (grilli, cavallette e larve della farina) a una condizione: tutti gli insetti devono provenire dalla quarta generazione per essere considerati commestibili dagli esseri umani. Attualmente, dunque, grilli e cavallette vengono importati secondo norme rigorose: gli allevamenti devono essere preventivamente controllati dalle autorità competenti del paese esportatore, e devono adeguarsi a norme igieniche severe e scrupolose.

I prodotti

Larve della farina, verdure, spezie: sono questi gli ingredienti alla base delle polpette e dei burger prodotte dalla start up Essento, a breve in vendita nei supermercati. “Gli hamburger di insetti e le polpette di tarme della farina saranno i primi prodotti che si troveranno in sette punti vendita Coop nelle principali città svizzere. Il rivenditore ha comunicato che l’offerta verrà poi estesa ad altri punti vendita entro la fine dell’anno”, ha dichiarato lo Sportello dei diritti in una nota. Una legge destinata a ridelineare il concetto di alimentazione e dieta sostenibile, che ci auguriamo possa, quanto prima, coinvolgere anche il settore della ristorazione, regolamentando l’utilizzo in cucina dei novel food con criterio e giudizio.

a cura di Michela Becchi