L’Italia scommette sull’agricoltura, che piace ai giovani. Nuovi fondi per gli under 40

29 Feb 2016, 13:33 | a cura di Michela Becchi

Boom di iscrizioni negli istituti tecnici e professionali di settore, dato occupazionale positivo e in crescita costante, progressi in ambito tecnologico. È questa l’agricoltura del presente: il Mipaaf stanzia 160 milioni per aiutarla a crescere.

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I numeri dell’agricoltura. Un settore in crescita

Da tempo qualcuno parla di (lenta) ripresa, ma il problema occupazionale resta sempre in testa alle preoccupazioni di un’Italia che per tornare a galla dovrà, dovrebbe, essere in grado di assicurare un futuro lavorativo alle nuove generazioni. Ironia della sorte, anche se più volte negli ultimi tempi abbiamo rilevato il dato, proprio dalla “snobbata” agricoltura arriva un’ancora di salvezza: il settore in questione, tra il 2014 e il 2015, ha garantito il numero più significativo di posti di lavoro, facendo registrare 35mila nuove assunzioni, di cui quasi 20mila tra gli under 30. Il numero di giovani occupati nei campi e nelle aziende agricole è in aumento costante e un nuovo interesse generalizzato sembra coinvolgere gli adolescenti sin dalla prime mosse, quando sono il 44% in più rispetto agli anni precedenti i ragazzi iscritti agli istituti tecnici o professionali dell’area agricolo-alimentare, ristorazione compresa (61mila studenti in tutto, per l’anno 2015/16).

160 milioni. La cifra per rilanciare il settore

Dal canto suo il governo che fa? Proprio in questo avvio di 2016 il Ministero alle Politiche Agricole punta a concretizzare un impegno da 160 milioni di euro di sovvenzioni e investimenti per far crescere la quota under 40 dell’imprenditoria agricola. Che nella pratica dei tempi moderni significa finanziare l’innovazione agricola scommettendo su start up, e-commerce e green economy. A chi sarà in grado di avanzare proposte concrete in tal senso il ministero promette, tra l’altro, mutui agevolati o a tasso zero per stimolare l’imprenditorialità. Ma da dove arrivano i soldi? Qui la questione si fa più complessa: tra gli aiuti messi a regime dal governo si contano in prima battuta i fondi europei destinati alle aziende condotte da giovani, che per i prossimi 5 anni riceveranno un 25% in più di risorse in arrivo dalle casse dell’Ue. Poi ci sono i 20 milioni depositati in un fondo Private Equity, che finanzieranno le start up nel settore agricolo, della pesca e dell’allevamento, mentre i mutui a tasso zero previsti dall’iniziativa Campolibero attingeranno a un fondo di 80 milioni di euro (di cui 50 Bei-Ismea). Ma l’impulso all’iniziativa imprenditoriale arriverà anche dai 60 milioni che si tradurranno in mutui a tasso agevolato (fino a 30 anni di durata) per l’acquisto di aziende agricole da parte dei più giovani. Il bando per usufruire di quest’ultimo finanziamento sarà pubblicato tra pochi giorni, annunciato per il mese di marzo; intanto, per favorire l’innovazione tecnologica in ambito agricolo, è stato stanziato un credito (tetto massimo 50mila euro) per implementare software, database e sistemi di sicurezza che sfruttino le risorse digitali ed elettroniche. Ecco come l’Italia si prepara a fronteggiare quella che il ministro Martina ha definito “una sfida cruciale”, con “i piedi nella terra e la testa al mondo”. Lo slogan risale al 2014, la sfida è ancora – più che mai – attuale.

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