Il borgo abruzzese in provincia di Pescara custodisce da secoli la lavorazione di un pecorino molto particolare, da latte crudo di pecora e caglio suino, che ancora oggi è lavorato esclusivamente da mani femminili. Ma il terremoto rischia di interrompere la tradizione. E la Coop arriva in aiuto dell'azienda Martinelli, che sotto le valanghe ha perso pecore e stalle. 

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Il Pecorino di Farindola. Una tradizione antica

Tristemente noto alla cronaca nerissima delle ultime settimane – come tanti borghi e frazioni d’Abruzzo e Centro Italia squassati dal terremoto e dall’ondata di gelo che ha aperto il 2017 – Farindola, fino a qualche tempo fa, era semplicemente un tranquillo comune italiano in provincia di Pescara: poco più di 1500 abitanti nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a vocazione rurale. Con un presidio Slow Food, dal 2001, a dar lustro alla tradizione contadina locale: il Pecorino di Farindola, che ogni anno, a Ferragosto, festeggia la qualità della filiera chiamando a raccolta i produttori che aderiscono al Consorzio per la manifestazione Pecorino&Pecorini (dove il primo dei protagonisti è il vino autoctono abruzzese, perfetto per l’abbinamento col formaggio). E una particolarità che il pecorino locale porta in dote: l’aggiunta di caglio suino al latte di pecora, secondo un metodo tradizionale molto antico, che prevede anche la stagionatura dentro madie di legno in faggio naturale (massaggiato ogni settimana con olio extravergine e aceto rosso), e, nota di colore, per disciplinare riserva il lavoro in caseificio solo alle mani femminili, in omaggio all’uso antico. Tanto che ogni forma – una produzione limitata – riporta il nome della donna che l’ha lavorata. Tra le aziende che assicurano continuità alla lavorazione tipica, quella di Pietro Paolo Martinelli (37 anni e una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari), allevatore e casaro che prima dell’ultima ondata di maltempo possedeva due stalle e 350 pecore allevate allo stato brado (garanzia di qualità).

 

La Coop dona 100 pecore

Lui, come molti, si è trovato a fare i conti con l’impossibilità di proteggere i suoi animali: ricoveri danneggiati, capi dispersi tra le montagne e fiaccati dalla neve. Un danno economico, oltre che emotivo, ingente, e un’attività destinata a morire. Non nel caso specifico, però, visto che l’azienda agricola Martinelli da tempo rifornisce la Coop per la linea di prodotti a marchio Fior Fiore; ecco perché Coop si è mobilitata per garantire quanto prima la ripresa della produzione, pure per preservare la salvaguardia di “un’autentica eccellenza agroalimentare del made in Italy”, spiega la nota ufficiale. E donerà all’azienda 100 pecore per proseguire l’attività, che pure prevede tempi rigorosi prima di portare all’immissione sul mercato del prodotto finito: 65 giorni di stagionatura seguendo le regole di cui sopra per rispettare la legge che impone un termine specifico per la vendita delle produzioni a latte crudo, com’è il Pecorino di Farindola.

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Care’s per Brandimarte e le lenticchie di Castelluccio

Ma negli ultimi giorni si segnala anche un altro caso di solidarietà sopraggiunto a premiare l’impegno e la storia di una realtà umbra, analogamente colpita dal sisma. Arriva dall’Alto Adige e dal congresso di chef etici riuniti in Alta Badia, con il contributo economico della pasticceria Marchesi di Milano, il riconoscimento per l’Azienda Agricola Brandimarte di Castelluccio di Norcia, oggi territorio fantasma e un tempo patria di una lenticchia famosa in tutto il mondo. Alla realtà agricola conosciuta per la coltivazione di lenticchie, farro, roveja e segale – secondo metodi produttivi rispettosi del territorio e dei cicli naturali – è andato il premio Care’s Social Responsability Award, che al di là del valore simbolico regala all’azienda il sostegno e l’interessamento della comunità gastronomica nazionale e internazionale. In attesa che la produzione – interrotta dalla perdita del attrezzature a dalle condizioni in cui versa il territorio – possa ripartire, pure con il contributo concreto della solidarietà.  

 

a cura di Livia Montagnoli

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