Insieme a carne, ortofrutta e latte, il settore vinicolo si segnala come modello per la cooperazione agricola, facendo registrare l'11% del fatturato cooperativo con 3,9 miliardi di euro.
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La cooperazione è uno strumento chiave per organizzare la filiera, ma si può crescere ancora sul fronte export”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, intervenendo alla presentazione a Roma del IV rapporto dell’Osservatorio della Cooperazione Agricola. “I dati” ha continuato “ci dicono che dove c’è cooperazione, c’è maggiore valore aggiunto per i produttori agricoli associati, dove manca, il territorio è più povero e la filiera molto meno organizzata”.
Andiamo ai numeri: 5.042 imprese attive, per 93.400 addetti occupati nel settore un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, pari al 23% del valore dell’alimentare italiano. E non basta: nel 2013 la cooperazione agricola ha fatto segnare un +5,8% di crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, contro un più contenuto +1,5% dell’alimentare nel suo complesso.
In questo quadro da segno più, non fa eccezione il vino che, insieme a carne, ortofrutta e latte, si conferma come uno dei settori cooperativi più virtuosi. In particolare il vino rappresenta l’11% del fatturato cooperativo con 3,9 miliardi di euro. Al di là del comparto specifico, ad andare meglio, sia in termini di fatturato, sia di valore aggiunto e retribuzioni garantite ai lavoratori, sono le realtà di maggiore dimensione economica. Dall’analisi comparata tra cooperative e società di capitali del vino si noterà che nell’arco di un quadriennio (2008-2012) il fatturato dei primi ha avuto un incremento del 19%, mentre quello delle società solo dell’11%. Stesso andamento seguito per le retribuzioni: +21% contro +13%.