Aperture serali e domenicali, street food d'autore, imprenditoria giovanile, attività innovative e cucina della tradizione. I mercati rionali e le periferie della città nascondono queste e tante altre potenzialità. A Milano l'hanno capito. 

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I mercati rionali di Milano e il rilancio intelligente

Ventuno. Tanti sono i mercati coperti dislocati sul territorio urbano di Milano; di alcuni abbiamo avuto modo di parlare a più riprese, unici per qualità dell’offerta, originalità della proposta, voglia di ripartire da un modello all’avanguardia che del mercato faccia un luogo di aggregazione e promozione di gastronomia e cucina territoriale. Suffragio, Darsena, ma pure il meno celebre e periferico Lorenteggio; storie già raccontate, percorsi già avviati che guardano con fiducia al futuro. Ma c’è di più, come si evince da una strategia amministrativa che oggi fa capo a Cristina Tajani, assessore al commercio della neogiunta Sala. A lei, nelle scorse settimane, il compito di visitare tutte le strutture per capire quanto di buono c’è ancora da fare e quali prospettive di crescita permette ciascuno dei mercati cittadini. L’idea di base, per tutti, sembra essere un orario lungo che vira verso l’apertura serale (come già succede al mercato Morsenchio in viale Ungheria) in affiancamento alle iniziative domenicali e a cambiamenti più radicali, con progetti di restyling delle strutture e degli allestimenti interni che potrebbero coinvolgere molti edifici, come il mercato di piazzale Lagosta, non molto distante dalla movida di Isola e dal fermento dei grattacieli di piazza Gae Aulenti, dove sono proprio i commercianti ad aver studiato un progetto per rinnovare gli spazi.

Concessioni, investimenti e consorzi per il mercato del futuro

D’altronde l’unione fa la forza, e il Comune lo sa bene. Così il modello di gestione auspicato dovrebbe essere quello del consorzio, perché la crescita sia univoca e generalizzata, a cominciare dalla messa in sicurezza di tutte le strutture. Per i lavori di manutenzione Palazzo Marino ha previsto di stanziare entro il 2017 oltre un milione di euro; nel frattempo però conta di affidare in gestione diversi mercati cittadini, offrendo canoni e termini di concessione vantaggiosi e chi presenterà progetti in linea con la filosofia di rinnovamento intrapresa dietro impulso della Food Policy. Una sfida collettiva, insomma, che al cibo affida anche un ruolo di riscatto sociale, al di là dell’evidente potenziale economico che si nasconde dietro a una strategia capillare volta a coinvolgere soprattutto le periferie, sul modello virtuoso del mercato di Lorenteggio, dove tra un banco e l’altro ha trovato spazio l’associazione culturale Dynamoscopio.

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Food start up in periferia con l’aiuto di Palazzo Marino

Con questo obiettivo, all’inizio di agosto il Comune ha deciso di offrire il proprio sostegno alle start up di giovani under 35 e donne intenzionati a investire nei quartieri meno centrali. Diciannove in tutto, per la prima tranche, molte legate alla vendita e somministrazione di cibo, con idee affini alla valorizzazione dei mercati rionali. Per questi progetti d’impresa illuminati il Comune ha stanziato un milione e mezzo di euro, selezionando i vincitori tra 70 candidati. Dieci attività si concentreranno sulla ristorazione innovativa o rivisitata, con un finanziamento pari al 50% dell’investimento. E molti degli spazi destinati alle nuove attività commerciali appartengono al demanio del Comune: l’idea è quella di riqualificarli con finalità di laboratorio, commercio e nuovo artigianato. I quartieri coinvolti? La Bovisa e Bruzzano, Greco, Lorenteggio e tante altre zone periferiche. Le idee sono molteplici e prenderanno vita nei prossimi mesi, dai corsi formativi sulla pasta fresca (C’è pasta per te a Villapizzone, con produzione e vendita diretta) alla kebabberia gourmand con prodotti a km 0 di Greco, dall’hamburgeria con carne di struzzo, asino, cavallo e canguro della Bicocca alla cucina africana di un’imprenditrice camerunense di Corvetto, alla frittura di pesce di Sfrigola a Lorenteggio. Al ciclo-spazio con noleggio, riparazione, bar e garden market lungo la ciclopedonale della Martesana.

Il mercato di Porta Genova. Da Metropolitano ad Agricolo

Tutt’altro che periferico, invece, il progetto che riprende forma a Porta Genova, dove le sorti del mercato gastronomico avviato in concomitanza con Expo da Andrea Rasca (all’epoca il primo Mercato Metropolitano) hanno subito alterne vicissitudini dopo la fuoriuscita del suo ideatore. A rimetterlo in piedi, dopo la chiusura per debiti, gli agricoltori di Unaproa (consorzio già attivo durante Expo) in veste di Mercato Agricolo. L’esperimento si protrarrà per 4 mesi, fino a dicembre, e la riapertura è imminente, con affiancamento di street food d’autore, vendita di prodotti locali e orticoltura fai da te. Dopo l’accordo con le Ferrovie dello Stato, proprietarie dello spazio, il consorzio ha incassato anche l’ok di Tajani e Palazzo Marino. Ora tutti sperano che i nuovi concessionari gestiscano con lungimiranza l’attività. E chissà che l’esperienza possa trasformarsi in progetto permanente. Quel che è certo è che la città continua a beneficiare di un grande fermento, amministrativo e imprenditoriale. Che poi, senza l’uno non esisterebbe l’altro.

 

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a cura di Livia Montagnoli