Il presidente della Fevs, Christophe Navarre, spiega i motivi dell’evidente calo nel fatturato dell’export del vino francese, che coinvolge soprattutto i vini fermi (in particolare nell’area di Bordeaux). Meglio lo Champagne. Ma preoccupa anche il settore degli “spirits”, con il Cognac in difficoltà soprattutto in Cina.
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Tempi duri per i transalpini. L’export di vino dei primi sei mesi 2014, dopo un 2013 in sostanziale tenuta, perde il 7% in valore (a 3,3 miliardi di euro) e il 3,5% in volume (a 68,2 milioni di casse). I dati della Fevs, la federazione francese degli esportatori di vini e alcolici, non lasciano spazio a dubbi: “L’export è frenato da diversi fattori” spiega il presidente Christophe Navarreprimo tra tutti il calo della Cina e la ripresa economica che, a livello mondiale, si fa attendere”.
Nel dettaglio, sono i vini fermi a segnare il passo, con un volume d’affari in flessione del 12%, determinato soprattutto dal -28% dei vini di Bordeaux, in particolare sui mercati asiatici (ricordiamo che tra il 2009 e il 2014, l’export verso la Cina era cresciuto del 168% in valore e del 231% in volume). Va decisamente meglio per lo Champagne: +6% in volume e +8% a valore.
La difficile situazione generale, secondo la Fevs, è determinata, da un lato, da una minore disponibilità di materia prima (-5% nel primo semestre) dopo due vendemmie scarse; dall’altro, dalla risalita dei prezzi che va a intaccare la competitività delle esportazioni. Guardando ai Paesi e alle aree di destinazione: l’Asia è in ribasso del 13% (bene solo Corea del Sud e Malesia); l’America del Nord perde il 2,1% con prospettive di ripresa; nel Nord Europa, il Regno Unito è a -20%, mentre Norvegia e Svezia rispettivamente a +11% e +7%; il Sud Europa è in crescita con l’Italia a +8% e Spagna a +4%; infine, la Russia perde il 10%.
Ma non sono solo i vini a soffrire sul mercato straniero: alla voce “spirits” la Francia registra un -9% sia in volume sia in valore, con il Cognac in difficoltà soprattutto in Cina. “Dalle imprese agli enti pubblici” conclude Navarre “dovremo lavorare sulla competitività con più forza di prima“.