Si è conclusa la procedura di concessione dei locali sotto il colonnato di San Francesco da Paola che mira a riqualificare una delle piazza più suggestive d'Italia all'insegna dell'artigianato gastronomico e artistico. Ecco chi ha vinto, in attesa della riapertura dell'area ipogea. 

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Nuova vita al colonnato. Il bando

Alla fine di gennaio il Comune di Napoli annunciava la volontà di restituire piazza Plebiscito ai napoletani con un progetto di riqualificazione varato in collaborazione con l’Agenzia del Demanio e il fondo Edifici di Culto. Il rilancio di una delle piazze più grandi e suggestive d’Italia, nello specifico, passava dalla messa a bando di dodici locali commerciali affacciati sul colonnato della Basilica di San Francesco da Paola, che abbraccia lo sguardo enfatizzando la caratteristica cupola dell’edificio. Qualche settimana dopo il bando è arrivato puntuale (efficienza incredibile, chapeau), e ora, la pubblicazione dell’elenco degli aggiudicatari della procedura fa sperare nell’imminente ripristino dello spazio, un tempo salotto bene della città e oggi desolatamente abbandonato a se stesso, specie dopo il tramonto. La proprietà dei locali resta alla Direzione centrale per l’amministrazione del fondo Edifici di culto, ma presto i vincitori del bando prenderanno possesso degli spazi, nell’ottica di ripopolarli all’insegna della valorizzazione del patrimonio artigianale ed enogastronomico partenopeo, secondo le tipologie commerciali richieste: ristorante delle arti e caffè letterario.

 

Cucina povera, pasticceria take away e vini del territorio

In particolar modo, i lotti al civico 11 e 12 (poco meno di 200 metri quadri a disposizione) vedranno la nascita di un nuovo format di somministrazione di alimenti e bevande con prodotti locali, affidato alla supervisione del Gran Caffè Marika di Luigi Iengo; al civico 14, invece, arriverà la Pasticceria Altamura (attiva a Volla dal 2010), con un progetto di pasticceria tradizionale partenopea, seppur in pochi metri quadri, meno di 50: dolci take away, caffè corretto, vini passiti, liquori e marmellate. E pure in piazza Carolina (che collega la piazza a via Chiaia), in soli 26 metri quadri di spazio, si parlerà di cibo e cucina della tradizione, con un progetto di ristorazione povera e vini del territorio. A questi si sposa l’idea dell’associazione artistico-culturale Terramiart, che proporrà al civico 1 artigianato storico-artistico locale, ma pure un bar gestito dal ristorante Pastamore e Chiatamone (una locanda a breve distanza dal lungomare, specializzata in piatti della tradizione). Poco più in là, civico 5, i presepi di Maurizio Riccio, mentre due aggiudicazioni sono andate deserte, e saranno nuovamente bandite nelle prossime settimane. Per le realtà già coinvolte, invece, il contratto di locazione si protrarrà per sei anni rinnovabili. E intanto si lavora per ripristinare la fruibilità dell’area ipogea, che nelle intenzioni dell’assessore all’urbanistica Carmine Piscopo e dell’amministrazione comunale dovrebbe trasformarsi nel Guggenheim napoletano (del resto, per il “salotto” in superficie qualcuno aveva avanzato nei mesi scorsi il parallelo con piazza San Marco), forse con qualche proclama trionfale di troppo.

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Napoli sotterranea

Fatto sta che la concessione dello spazio sottostante la basilica sarà bandita entro il mese di luglio, poi l’aggiudicatario si preoccuperà del restyling, approntando una sede espositiva sotterranea pronta ad accogliere grandi mostre, eventi culturali e viaggi nella Napoli nascosta. Con la possibilità di aprire un collegamento con i tunnel della Galleria Borbonica. E proprio i due locali ancora da assegnare sotto il colonnato serviranno da porta d’accesso a questa nuova porzione della Napoli sotterranea. Quando il progetto sarà completato, dunque, arte, storie e tradizione gastronomica dialogheranno l’un l’altra, garantendo un nuovo circuito turistico di prestigio alla città, in forte ascesa tra le capitali d’Europa e del mondo più apprezzate dai visitatori internazionali.  

 

a cura di Livia Montagnoli

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