L'agricoltura fa registrare record sul fronte di fatturato, export e occupazione giovanile, confermando un trend positivo che può trainare l'Italia verso il superamento della crisi. Ecco le novità che potrebbero agevolarne il cammino. 

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Magic moment dell’agricoltura italiana

Solo qualche giorno fa Expo ha celebrato la giornata dell’Agricoltura Italiana, radunando migliaia di agricoltori in arrivo da tutta Italia per l’incontro con il premier Matteo Renzi organizzato da Coldiretti. Tanti i numeri messi in campo dall’associazione degli imprenditori agricoli, che ha rivelato il trend positivo del settore: il fatturato che aumenta (250 miliardi di euro l’anno), la ricaduta positiva sul Pil nazionale, il boom delle esportazioni (+10%, record storico con il contributo di Expo), l’occupazione in crescita (soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani under 35), la leadership europea per il numero di imprese biologiche e per la rete di fattorie e mercati uniti nel segno della filiera corta e del Km 0.

Ma nessuno può scordare le proteste che solo una settimana fa avevamo portato una nutrita rappresentanza del settore al valico del Brennero, schierata contro il falso made in Italy.

Spariscono Imu e Irap. Sgravi fiscali pro agroalimentare

Eppure per il futuro dell’agricoltura nazionale sembrano aprirsi prospettive importanti, come quella anticipata dal Ministro Martina in occasione dell’incontro milanese: nel 2016 il settore beneficerà di un miliardo di tasse in meno, grazie all’abolizione di Imu e Irap agricola, un impegno senza precedenti per continuare a sostenere la crescita dell’agroalimentare, incentivare gli investimenti e favorire l’occupazione.

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E anche L’Europa sembra disposta a concederci credito, per essere precisi 25 miliardi di euro di aiuti da investire nel settore lattiero caseario e della produzione di carne di maiale. I fondi fanno parte di un pacchetto complessivo di 420 milioni di euro stanziati per favorire lo sviluppo del settore sul territorio comunitario dal momento che la crisi dei mercati sembra ancora lontana dell’essere scongiurata. Anche in conseguenza della situazione russa, che continua a pesare sulle esportazioni di prodotti alimentari e vinicoli.

La proposta di Mosca. L’import substitution

Ma proprio in queste ore Mosca apre uno spiraglio che potrebbe alimentare la ripresa dei rapporti commerciali congelati dall’embargo. È il vicepresidente del Cremlino Arkadi Dvorkovich ospite dell’ambasciata italiana a Mosca a pronunciare parole concilianti in vista di una cooperazione tra Italia e Russia nel settore agroalimentare. L’invito per le imprese italiane e a delocalizzare l’attività e investire in Russia con gli incentivi per l’import substitution, un piano federale messo a punto per sostituire i prodotti bloccati dall’embargo per un importo complessivo di 3,5 miliardi di euro. Staremo a vedere come si orienterà l’industria di settore, pedina sempre più influente nel determinare le sorti di un Paese a vocazione agricola come l’Italia.