Nella lista stilata dal giornale inglese c’è solo una cantina in rappresentanza dell’Italia, ed è piemontese. La Cantina Ceretto - Monsordo Bernardina di Alba entra in lizza insieme a California, Spagna e Francia.

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La Cantina Ceretto nella fattoria dell’Ottocento

Immerse nel verde dei vigneti o sospese sul blu dell’acqua, costruite sul modello di possenti castelli medievali o progettate con linee filiformi che ricordano le seducenti architetture persiane. Sono le più avant-garde wineries del mondo, così come le definisce il giornale inglese Drink Business, che ha stilato la classifica delle sue dieci preferite. Tra queste c’è anche un’italiana: è la Cantina Ceretto – Monsordo Bernardina di Alba, un’antica fattoria dell’800, trasformata nel quartier generale di vinificazione della famiglia piemontese Ceretto. A renderla così futuristica è il ponte di osservazione che ricorda, allo stesso tempo, un’astronave e un acino: il panorama attorno è quello delle colline del Barolo, che già da sole basterebbero a scalare ogni tipo di classifica vitivinicola e non.

Il sogno americano: tra Napa, Canada e America Latina

Ma, insieme alla cantina di Alba, quale altra ritroviamo nella top ten di Drink Business? Partiamo dall’America. In Napa Valley c’è Artesa Vineyards and Winery: progettata dall’architetto di Barcellona Domingo Triay e costruita nei primi anni del 1990, si fonde perfettamente con il paesaggio circostante, fino a confondersi con esso. È, infatti, ricoperta da uno strato protettivo di erbe, con la cantina che si estende in profondità. Senza allontanarci troppo, a Castiloga (sempre a Napa), troviamo Castello di Amorosa, il sogno in mattoni di un italiano – Dario Sattui – che ha voluto riprodurre l’architettura di un castello medievale toscano, con tanto di ponte levatoio, salone degli affreschi e stanze sotterrane, a metà tra camere di tortura e cantine. Lavori iniziati nel 1994 e finiti nel 2007.

Ancora Napa e ancora una cantina che rimanda ad ambientazioni lontane: è la Darioush Winery, costruita per somigliare ad un palazzo persiano e ricordare le origini dei proprietari, Darioush e Shahpar Khaledi. Il loro è un omaggio a Shiraz, in passato una delle regioni vinicole iraniane di primo piano. Superiamo il confine canadese per fare tappa in British Columbia, dove si erge Mission Hill Winery: quasi una chiesa-convento di ben 12 piani, con quattro campane in alto, costruite dalla francese Fonderie Paccard. Prezzo della struttura 35 milioni di dollari canadesi (26 milioni di euro).
Per l’America meridionale troviamo, invece, O. Fournier Winerya Mendoza (Argentina). Qui le uve raccolte sono portate fino in cantina mediante rampe di una reception sopraelevata, dove vengono depositati in quattro fori nel pavimento che conducono alla barricaia sotterranea. Ma lasua caratteristica più evidente è il gigante tetto nero, che crea ombra e permette il controllo della temperatura.

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La Spagna supera la Francia

Lasciamo l’America per tornare in Europa, dove è la Spagna a collezionare più menzioni: ben tre. La prima è per Bodegas Iriusche, inaugurata nel 2008 nella Regione di Aragona, è costruita sotto le vigne dove si estende a forma di farfalla. Costo 90 milioni di euro. La seconda è per Ysios Winery(proprietà di Domecq Bodegas) nella Rioja: famosa per l’effetto pixel del suo tetto ondulato sullo sfondo delle montagne della Sierra de Cantabria, prende il nome da due divinità egizie, Iside e Osiride. La terza è per Marques de Riscal Hotel Winery,sempre Rioja: un futuristico edificio, color rosa titanio (che ospita cantina, albergo, centro benessere e ristorante stellato) che si contrappone al verde del vigneto storico.Infine la Francia che porta a casa solo una menzione per ChâteauCheval Blancdi St Emilion: una struttura in cemento sormontato da un baldacchino bianco, che sembra galleggiare senza peso in cima alle vigne.

 

a cura di Loredana Sottile
 

Nella foto: Artesa Vineyards and Winery, Napa Valley, California

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