Alla guida della cucina del Majestic di via Veneto, Massimo Riccioli mette a segno una cucina “all inclusive” che accontenta clienti locali e pubblico internazionale. Pesce pesce e ancora pesce, crudo e cotto, e poi piatti romani con argute interpretazioni, e proposte di carne. Buona visione e buon assaggio.

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Ce lo aveva già anticipato a giugno e ora, a distanza di quattro mesi, Massimo Riccioli ha preso pienamente il comando della cucina dell’Hotel Majestic di Roma. Archiviata la direzione di Filippo La Mantia, trascorso poco più di un mese per ambientarsi e rodare la brigata, sono partite le prime uscite ufficiali per presentare un menu che si assesta, in gran parte, sul gusto mare. Il pesce – dichiara Riccioli – ha un ruolo di primo piano in carta, del resto la “sua” Rosetta, ristorante dirimpetto al Pantheon, ha il merito di aver fatto conoscere il pesce ai romani negli anni ’60 e lui di aver introdotto i crudi nella capitale, oltre venti anni fa. Ma in un albergo di respiro internazionale come il Majestic non possono mancare piatti romani, proposte dall’appeal più cosmopolita e anche carne. A fare di trait d’union tra questi spunti diversi è la cucina di Riccioli: immediata, espressa, fatta di grandi materie prime e cibi vivi, come ama dire lui stesso.
Alla prova del menu abbiamo incontrato piatti intelligenti, estremamente godibili, con il richiamo di protagonisti d’eccellenza – i suoi immancabili crudi, le ostriche, e poi ovuli, cappesante, porcini, petto d’anatra – ma che non perdono l’occasione di ammiccare alla cucina popolare, in un gioco cibi alti e cibi bassi che assicura piena soddisfazione ai clienti più diversi, come nel bon bon di scottona al sedano croccante e salsa al cacao, che porta dritto dritto alla ricetta classica della coda alla vaccinara, o nelle linguine alla lattuga di mare cacio e pepe.

a cura di Antonella De Santis