I primi frutti di un progetto triennale promosso da Cia Lombardia sono arrivati l'estate scorsa. E così sui banchi dei mercati generali lombardi spuntano varietà esotiche... Coltivate alle porte di Milano! 

Pubblicità

Milano esotica: Nutrire la città che cambia

Il progetto non poteva trovare slogan migliore – Nutrire la città che cambia – per spiegare come anche l’agricoltura sia frutto di un’operazione culturale. E se all’alba del 2016 l’imperativo etico è quello della multietnicità, anche la coltivazione dei campi deve sapersi confrontare con la diversità. Che in termini contadini finisce per tradursi in quella biodiversità che non difetta al nostro Paese, ma può pur sempre arricchirsi di nuove colture. D’altronde, qualche secolo fa, non toccò la stessa sorte a pomodori e mais? L’idea del distaccamento lombardo della Cia (Confederazione Italiana Agricoltura) in realtà risale a tre anni fa, ma perché la terra desse i suoi frutti c’è voluto un lungo periodo preparatorio, con l’assistenza scientifica dell’Università di Milano: solo l’estate scorsa il raccolto ha portato sui banchi dei mercati milanesi i primi esemplari di okra, daikon, cilantro, ampalaya. Dieci varietà esotiche (frutta e verdura) cresciute sul suolo italiano grazie alle cure degli agricoltori lombardi e degli immigrati che hanno deciso di investire nel settore, reinventandosi in questa nuova forma di imprenditorialità che fa bene a tutti e soddisfa la domanda dei nuovi abitanti dell’area metropolitana milanese, nuovi “italiani” (gli stranieri residenti in Lombardia superano il milione) con diverse esigenze culturali, identitarie, alimentari. E il risultato è incoraggiante: il raccolto ha dimostrato una buona adattabilità per diverse specie di ortaggi non comunitari, evidenziando la possibilità di ricavarne un reddito che porterà a definire i confini di una vera e propria filiera specializzata. Mentre l’attecchimento di altre varietà è già al vaglio degli agronomi.

I vantaggi. Economici, culturali, ambientali

Ma a beneficiarne sono anche l’ambiente, grazie alla riduzione delle importazioni da terre lontane, e la salute dei consumatori, che possono così disporre di prodotti freschi da filiera corta. Dopo tre anni, le aziende che hanno aderito al progetto sono nove: molte hanno avviato la coltivazione sperimentale accanto alle colture tradizionali. E così, la cicoria di campo coesiste con la quinoa, le taccole con la melanzana africana. Inoltre l’iniziativa ha coinvolto anche un orto scolastico (quello della scuola elementare Casa del Sole Ex Trotter) e l’Orto Comune di Niguarda, con l’idea di coltivare il valore fondamentale della condivisione. Ma anche in termini economici le coltivazioni esotiche sono destinate ad avere successo, con particolare riferimento alle produzioni di cilantro (coriandolo) e okra, molto commercializzati nei mercati generali di Milano, Brescia e Bergamo. E sul sito della Cia Milano tutti possono scoprire proprietà e usi in cucina di queste varietà che un giorno potrebbero diventare colture comuni anche nei campi d’Italia. Viva l’integrazione!