Nasce l'industria del tartufo made in England. Un biologo inglese ottiene i primi tartufi coltivati di Gran Bretagna

13 Mar 2015, 08:47 | a cura di Livia Montagnoli
Potrebbe segnare l'arrivo di un nuovo pericoloso competitor sui mercati internazionali la scoperta di Paul Thomas, giovane biologo inglese con la passione per i tartufi. Dopo sei anni di esperimenti e con l'aiuto del progresso tecnologico, una delle sue venti tartufaie produce il primo tartufo coltivato. È l'inizio dell'industria del tartufo made in UK?

Prima di cominciare a preoccuparsi è bene aspettare qualche tempo. Ma sapendo quanto gli inglesi siano ferrati in materia di business, il fatto che stiano per lanciarsi sul mercato dei tartufi (coltivati) – seppur in una fase del progetto ancora embrionale – dovrebbe ricevere la giusta attenzione, specie dal comparto italiano che domina il settore sulla scena internazionale.
Ci sono voluti sei anni perché il biologo Paul Thomas, da Leicestershire (segni particolari: appassionato di tartufi), riuscisse a ottenere la sua prima “pepita” dall'interramento di alcuni tartufi alla base degli alberi di venti diverse fattorie nell'area dello Yorkshire. Un lavoro scrupoloso e tanta pazienza per il giovane dottor Thomas, che in collaborazione con proprietari terrieri e contadini della zona ha intrapreso la coltivazione di queste piantagioni sui generis – almeno nel Regno Unito – con la speranza di ottenere un giorno qualche risultato soddisfacente, tale da indicare la strada per la crescita di un'industria del tartufo made in UK. E così è stato.

LA PRIMA INDUSTRIA DEL TARTUFO IN UK

Attualmente la Gran Bretagna non conta alcuna attività specializzata nella coltivazione di tartufi e la difficoltà di reperirli in natura sul territorio locale ne innalza il prezzo fino a 400 sterline al chilo. Non a caso la maggior parte dei tartufi consumati nel Paese sono di importazione.
Ora l'obiettivo del biologo, che annualmente organizza una conferenza internazionale scientifica sul tartufo, è quello di far crescere rapidamente la fama dell'industria del tartufo britannica, con il supporto di solidi partner finanziari. E mettere così a frutto le competenze specifiche che hanno garantito il successo e insieme al progresso tecnologico possono determinare un futuro luminoso per l'attività.

UNA COLTIVAZIONE COMPLESSA

La coltivazione del tartufo è infatti molto complessa – i funghi crescono sottoterra sfruttando l'apparato radicale degli alberi – presuppone ricerche agronomiche sul terreno e un monitoraggio costante per la manutenzione della tartufaia, con pratiche colturali scrupolose.
Tanto che sono ancora pochi i Paesi al mondo in grado di garantire una produzione costante e di qualità di tartufo nero, Italia e Francia in testa. Per non parlare del bianco, coltivato solo in piccolissime enclave (ancora una volta in Italia e Francia).
Ma negli ultimi anni si sono affacciati sul mercato nuovi soggetti, come l'Australia e l'Oregon. E ora arriva la Gran Bretagna. Si comincia a stare stretti?

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