A 90 anni esatti dalla sua nascita, la caramella Rossana è stata messa da parte dalla Nestlé, proprietaria da oltre 30 anni dell'azienda Perugina. I consumatori affezionati si ribellano sui social con un po’ troppo allarmismo. 

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Le Rossana

Involucro rosso, un piccolo parallelepipedo e un ripieno morbido a base di mandorle e nocciole racchiuso da un guscio croccante. Ma soprattutto un gusto inconfondibile, quello dell’infanzia. Non servono tante presentazioni per raccontare la storia della Rossana, la caramella della Perugina per eccellenza che tutti gli italiani hanno mangiato almeno una volta. Sono passati 90 anni dalla nascita di questa specialità dolciaria e, nonostante l’affetto che lega tanti consumatori a questo prodotto, la Nestlé – proprietaria  della Perugina – ha annunciato di non voler investire ulteriormente su questo marchio che rappresenta una percentuale molto marginale della produzione.

La notizia

Noi lo scriviamo dal 2014… Dover dire che avevo ragione mi fa male. La Nestlé non aveva e non ha nessuna intenzione di investire nei prodotti storici della Perugina. E i sindacati hanno le loro colpe: gli hanno fatto fare quello che volevano”, ha dichiarato Carla Spagnoli, pronipote dell’ideatrice del Bacio Perugina, al Giornale. Ed è proprio sul Bacio, nato nel 1922 e da sempre prodotto di punta dell’azienda, che ha intenzione di focalizzarsi la Perugina, puntando soprattutto ai mercati esteri. La Nestlé ha per questo varato la Confectionery International Business Unit, che sarà guidata da Valeria Norreri, ex responsabile San Pellegrino. E proprio come ha fatto con l’Acqua Panna e la San Pellegrino fin dagli anni Novanta, Nestlè vuole trasformare il Bacio in un simbolo globale del made in Italy. Una sfida che sarà interessante seguire anche con i risvolti eventualmente gourmet visto ciò che il colosso svizzero è stato capace di fare con le acque (basti pensare alla classifica dei 50 Best Restaurant).

Le reazioni del pubblico

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Non sono tardate le critiche da parte dei consumatori più affezionati, specialmente sui social network. Dibattiti, discussioni, lamentele ma soprattutto tanto dispiacere per quella che, per tutti, è “la caramella della nonna”. Su Facebook sta girando da qualche giorno l’evento fittizio “Salviamo le Rossana! Che piacciano o meno facciamolo per le nostre nonne”, e l’introduzione recita così: “Da nonna poteva mancare anche l’acqua ma non le Rossana, a molti non piacevano ma si dovevano mangiare lo stesso per far felice la nonna. Non permettiamo che le nostre nonne si sentano perse…”. Commenti ironici, divertiti, a volte un po’ infantili, che vanno a toccare la memoria collettiva di tante generazioni che, nello stesso gusto, ritrovano i loro ricordi.

In realtà la multinazionale svizzera nel presentare il suo piano di investimenti per i prossimi 3 anni sull’impianto produttivo umbro (60milioni di euro) ha semplicemente detto di puntare tutto sul Bacio tralasciando gli altri marchi. Ma dire che questi marchi scompariranno è puro allarmismo, semmai si parlerà in futuro di una cessione per la quale per ora non c’è allarmismo. Ma con ogni probabilità le caramelle Rossana continueranno ad esistere fintanto che avranno dei clienti. Specie in un momento storico come questo in cui i brand italiani che sviluppano affezione e coinvolgimento rispetto al nostro glorioso passato risultano capaci di sviluppare valore e economia.