10 vini per una regione. La Sardegna

23 Gen 2017, 16:13 | a cura di Giuseppe Carrus

L’unicità della Sardegna del vino in 10 vitigni nei loro territori d’elezione. È la prima puntata di un ciclo che ha, come obiettivo, quello di fare una proposta di grandi e piccoli vini da scoprire, ognuno con caratteristiche diverse, ma tutti capaci di raccontare una precisa regione, con panorami, vitigni, tradizioni unici. Iniziamo dalla Sardegna.

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Sembra incredibile, ma la Sardegna del vino può vantare una ricchezza ampelografica che conta su più di 150 vitigni autoctoni. Da Nord a Sud è un susseguirsi di varietà diverse, alcune delle quali sono presenti in pochi filari, altre si trovano invece in distese più importanti. Ma la vera differenza la fanno i territori, anch’essi diversi per altitudine, sottosuolo, microclima: si passa dalle vecchie vigne allevate ad alberello in zone montuose (che in Barbagia arrivano anche a 800 metri sopra il livello del mare), a vigne a piede franco su sabbia, vicinissime alla costa; e ancora dai terreni granitici e dai climi miti della Gallura, a zone più calde del Campidano, dove la vite è piantata su terreni calcareo-argillosi.

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È grazie a questa diversità che i vitigni autoctoni trovano la loro grande valorizzazione, e ciò si può percepire a partire dalle due uve che da sole valgono ben più della metà della produzione isolana: cannonau e vermentino sono presenti in tutta l’Isola, ma se vinificate nel pieno rispetto di ciò che avviene in vigna riescono a dare vini molto diversi a seconda della zona in cui ci si trova. Stesso discorso per le altre varietà che la cui diffusione è limitata a particolari zone: possiamo a gran voce parlare di valorizzazione dell’autoctono se puntiamo su territori precisi, i cui nomi dovrebbero essere utilizzati sempre più per comunicare la biodiversità regionale. Usini, Serdiana, Sennori o Mamoiada (giusto per fare alcuni esempi) dovrebbero diventare delle vere e proprie Denominazioni e così si dovrebbero chiamare i vini lì prodotti. Solo così il consumatore riuscirebbe a percepire la diversità dei territori viticoli sardi e di conseguenza quanto il legame tra microzone e vitigno sia importante.

 

Quelli che seguono sono dei grandi vini sardi ottenuti esclusivamente da varietà autoctone che crescono in zone specifiche, grazie alle quali riescono a esaltarsi al meglio. Dieci vini che coprono buona parte del vigneto regionale e rappresentano un piccolo, piccolissimo esempio del complesso terroir sardo: quel mix di vitigno, zona e lavoro dell’uomo atto a produrre vini autentici e territoriali. È l'inizio di una nuova rubrica con la quale vogliamo raccontare l'Italia vitivinicola. 

 

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1. Carignano del Sulcis 6Mura ’11 – Cantina Giba

Ottenuto unicamente da vecchie vigne ad alberello coltivate su terreni sabbiosi, il 6Mura è il rosso più importante della cantina che ha sede a Giba, paese da cui prende il nome. Il clima caldo e le piante allevate ancora a piede franco offrono un grande rosso mediterraneo, dalle note intense e persistenti di macchia mediterranea, mirto e ciliegia, in cui non mancano profumi di cuoio e tabacco. La bocca è calda e cremosa, il tannino molto morbido e maturo, ma la beva è scandita da freschezza balsamica e da un finale sapido e profondo. Ideale se bevuto a 16°C e abbinato a carni rosse in umido.

 

2. Dettori Rosso ’11 – Tenute Dettori

Il Dettori Rosso è ottenuto esclusivamente da una vigna di cannonau centenaria, dislocata a 250 metri d’altitudine in una zona chiamata Badde Nigolosu. Siamo all’interno dell’Igt Romangia ed è così che il vino viene commercializzato, rifiutando la Doc regionale sul Cannonau che farebbe passare in secondo piano il particolare territorio del comune di Sennori. Il lavoro qui si fa quasi unicamente in vigna, mentre in cantina Alessandro Dettori si limita alle operazioni essenziali. Per scelta si utilizzano solo le vasche in cemento per fermentazione e maturazione. Il 2011 è un grande rosso: i profumi stupiscono per intensità offrendo note di elicriso e rosmarino che anticipano sentori di mirtillo, ciliegia e prugna. A un’ultima nota di rosa passita segue una bocca possente e voluttuosa, che sa essere ritmica e vibrante per sapidità e lunghezza. Finale interminabile e integro nel far riemergere le note olfattive. Da abbinare a pecora arrosto, servito a 18°C.

 

3. Barrile Nieddera ’13 – Contini

La nieddera è un’uva dell’Oristanese, capace di dare vini autentici e molto caratterizzanti per profumi e sapori. Tra le aziende che hanno sempre creduto in questa varietà troviamo Contini, cantina meglio conosciuta per la valorizzazione della Vernaccia di Oristano. Il Barrile è una selezione delle migliore uve nieddera della tenuta che provengono dalla bassa Valle del Tirso. La versione 2013 offre un naso tutto giocato su spezie, sottobosco e macchia, la bocca è fresca e scorrevole pur non nascondendo la bella struttura. Finale ritmico e scandito da un tannino puntuto, ma maturo e da una sapidità finale che spinge il vino in profondità. Perfetto se servito a 18°C e abbinato a cinghiale in tegame.

 

4. Monica di Sardegna Sup. Iselis ’14 – Argiolas

La monica è una varietà molto diffusa nel Sud Sardegna, specialmente nella zona del Parteolla, da sempre utilizzata in assemblaggio con altri vitigni al fine di produrre vini semplici e quotidiani. Da qualche anno a questa parte l’azienda Argiolas ha puntato molto su quest’uva a bacca rossa e, sfruttando la tipologia Superiore ammessa dalla Doc, ha imbottigliato un grande vino rosso capace di offrire complessità e longevità. Tutte le uve provengono dal vigneto Iselis, a Serdiana. I profumi sono giocati su ciliegia, prugna e fragola, non manca un cenno speziato molto pulito e nitido. La bocca è rotonda, avvolgente, cremosa, dalla bella sapidità e dal finale profondo. Da servire a 16°C abbinato a polpette di manzo al sugo.

 

5. Cagnulari ’14 - Cherchi

Usini è un territorio particolarmente vocato per la produzione di vini di qualità sia per i bianchi a base di uve vermentino, sia per i rossi da uve cagnulari. Per quest’ultima varietà Cherchi si può definire uno dei riferimenti, forte di alcune vigne storiche su terreni calcareo argillosi, dislocate sulle colline che circondano il paese. Il microclima fa il resto garantendo escursioni termiche e il passaggio delle brezze marine. L’annata 2014 in Sardegna è stata ottima e il Cagnulari di Cherchi approfitta del bel millesimo per offrire sfumature variegate che vanno dalla ciliegia, al ribes, passando per sensazioni di cuoio, tabacco e sottobosco. La speziatura precede una bocca fresca e ritmica, dalla beva scorrevole e appagante, giocata su un tannino maturo e rotondo e su una sapidità che si avverte soprattutto nel finale. Ottimo se accompagnato a salsiccia arrosto, servito a 16°C.

 

6. Semidano di Mogoro Sup. Puistèris ’13 – Cantina Il Nuraghe – Mogoro

Mogoro è un piccolo paesino dell’alto Campidano, in provincia di Oristano. Il mondo del vino lo ricorda per un particolarissimo vitigno a bacca bianca, il semidano che si trova esclusivamente qui e riesce a offrire dei vini affascinanti e longevi. Da diversi anni la cantina di Mogoro – cooperativa che può contare su quasi 500 ettari vitati dei conferitori – ha puntato su questa varietà, selezionando le migliori uve dai vigneti storici. È così che nasce il Puistèris, un vino che esce in commercio a tre anni dalla vendemmia, a dimostrare sin da subito il suo potenziale invecchiamento. L’annata 2013 si distingue per note di frutto a pasta bianca, cenni floreali e sentori di erbe aromatiche e spezie. In bocca è fresco e scorrevole dalla beva snella arricchita da una bella sapidità finale che rende il vino molto saporito e profondo. Ottimo con linguine ai ricci di mare, servito a 10°C.

 

7. Vermentino di Sardegna Stellato ’15 – Pala

Lo Stellato dell’azienda Pala è la chiara prova che i territori del vermentino sono tanti e anche nel sud Sardegna, a Serdiana, comune poco distante da Cagliari, si possono trovare dei grandi vini frutto della varietà bianca più importante dell’Isola. Lo Stellato rappresenta la massima selezione delle uve, che provengono dalle vigne più vecchie, d’età media di trent’anni, allevate su terreni sabbiosi e argillosi. I profumi sono ricchi e ben delineati, emerge la sensazione di agrume e nespola, fiori di campo ed erbe aromatiche, su tutte timo e rosmarino. La bocca stupisce per salinità, poi vien fuori la freschezza acida che equilibra una materia ricca ma composta. Bellissimo finale pulito e asciutto. Da abbinare a risotto ai frutti di mare servito a 10°C.

 

8. Alghero Torbato Cuvée 161 ’15 – Sella & Mosca

Il torbato è una particolare varietà che si trova solo nell’algherese e la produzione la dobbiamo esclusivamente a Sella & Mosca, la cantina fondata a fine dell’800 che può vantare il più grande vigneto a corpo unico d’Europa. La Cuvée 161 è una selezione minuziosa delle migliori uve di proprietà, provenienti da terreni calcarei. La fermentazione avviene in acciaio e solo una piccola parte viene fatta fermentare in barrique per poi creare l’assemblaggio prima dell’imbottigliamento. L’ottima annata 2015 offre un vino dai profumi di anice, mandorla e fiori d’arancio, in bocca è pieno e avvolgente, fresco d’acidità con la parte sapida che scandisce bene il sorso. Da abbinare a crostacei, servito a 12°C.

 

9. Malvasia di Bosa Riserva ’10 - Columbu

Il territorio di Bosa si snoda tra dolci colline vitate a pochi passi dal mare. Qui il vitigno malvasia la fa da padrone e trova un habitat ideale tanto da fregiarsi della Doc, istituita nel lontano 1972. I produttori sono pochi e ciascuno dispone di una manciata di ettari. Uno dei riferimenti è Columbu, una cantina nata per volere di Giovanni Battista Columbu e ora in mano ai figli. Degli ultimi millesimi proposti abbiamo apprezzato molto la Riserva 2010, dalle note di cedro e canditi, mandorla e fiore di camomilla. La bocca è fresca, avvolgente, rimane ancora un pizzico di dolcezza, ben equilibrata da acidità e finale sapido. È un grande vino da meditazione e vale la pena berlo in compagnia e in amicizia, così come ricordava sempre il fondatore dell’azienda. Servire a 14°C.

 

10. Vernaccia di Oristano ’09 – Famiglia Orro

Davide Orro gestisce in maniera impeccabile questa piccola azienda di famiglia, con sede a Tramatza, che si occupa di viticoltura e altre coltivazioni agricole. Sulla vite hanno scelto di dedicarsi esclusivamente ai due vitigni autoctoni dell’oristanese, nieddera e vernaccia. Quest’ultima viene prodotta in diverse versioni, da quella d’annata, giovane, fino ad arrivare alle tipologie tradizionali, caratterizzate dall’ossidazione creata con l’ausilio delle botti scolme. La 2009 appartiene a questa categoria, lo si vede subito dal colore, un ambrato carico e affascinante. Il naso profuma di frutta secca, albicocca disidratata e buccia d’arancia candita. La bocca è fresca d’acidità, dal finale sapido e la beva, pur nella assoluta complessità del vino, è snella e ritmica. Si può berla da sola, come vino da meditazione, in abbinamento alla pasticceria tradizionale o, meglio ancora, con formaggi stagionati o con muggini affumicati, un piatto tipico del golfo di Oristano. Da servire a 14°C.

 

a cura di Giuseppe Carrus

foto: Tenute Dettori

 

 

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