Si è conclusa domenica 18 la seconda edizione della festival della birra che ha portato nella Città dell'Altra Economia di Testaccio alcune delle migliori firme della birra artigianale italiana. 20 birrifici e tante proposte, Ipa, Apa, Bitter, e Saison, ma vogliamo raccontarvi le birre scure che più ci hanno colpito.
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Lo scorso fine settimana c’è stato il May B.Rome all’Ippodromo Capannelle, il prossimo andrà in scena l’Italian Beer Festival all’Atlantico all’Eur, mentre martedì 27 questo maggio della birra romano si conclude alla Città del gusto di Roma con Birriamoci Su. Un serie di appuntamenti senza soluzione di continuità che testimonia l’interesse (o la mania?) della Capitale verso la birra artigianale. Piccoli e piccolissimi birrifici, realtà quasi casalinghe, ognuna con una sua identità ben precisa, produttori che non mancano di venire a incontrare il loro pubblico in questo maggio dal tempo ancora incerto. Così è stato anche nel fine settimana appena concluso, quando la Città dell’Altra Economia di Testaccio ha ospitato lo Spring Beer Festival: 20 birrifici artigianali, tanti prodotti in assaggio con una scelta di brassicoli tale da accontentare intenditori e neofiti. Non siamo nel circuito delle birre artigianali “stream che a volte animano queste rassegne, ma certamente la protagonista di questa quattro-giorni all’ombra del monte Testaccio è stata l’alta qualità. In un contesto informale, molto rock (la musica non è mancata), abbiamo potuto fare esperienza dell’estrema fluidità che vive il mondo brassicolo italiano, tra vere amicizie, scambi di opinioni, confronti e assaggi sinceri. Ma soprattutto una grande varietà in termini di stili e prodotti. E siccome la birra non è solo la bionda che invade gli spot televisivi, abbiamo voluto esplorare quel microcosmo delle birre nere e scoprire “il lato oscuro della birra”. Vi presentiamo (senza presunzione di completezza) i nostri assaggi di Stout, Porter, Black Ipa e quant’altro la birra artigianale italiana possa offrire di scuro.

Aeresis, Birrificio Elav (Comun Nuovo, BG): dogmatica (per la luppolatura in continuo) ed eretica (per la speziatura al pepe nero e coriandolo) allo stesso tempo, si scopre con un corpo ben definito dalle più classiche note tostate e di torrefazione. Una nuance di arancia amara e pepe nero.

Scubi, il Birrone (Isola Vicentina, VI): è la birra nera meno paradigmatica; l’aspettativa è di trovare il gusto di liquirizia e caffè percepiti al naso, invece si viene colpiti da sentori dolci di mou e caramello che avvolgono il palato.

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Montinera, Piccolo Birrificio Clandestino (LI): siamo al cospetto di un Imperial Stout, che al naso risulta speziata ed erbacea, quasi mediterranea con alcune sfumature di rosmarino; ma poi il corpo si rivela denso e compatto; parte dal caffè e si alleggerisce sulla liquirizia.

Terra, Birra dell’Eremo (Foligno, PG): il cervo che svetta sull’etichetta di questa birra ne simboleggia l’estrema eleganza giocata tra le classiche note di caffè e cioccolata e la freschezza della liquirizia, coniugata con un corpo che richiama fortemente la frutta secca, soprattutto noce e nocciola.

Blacula, Buskers: questo birrificio itinerante delizia con una Black IPA, caratterizzata da sentori erbacei e vegetali conferiti dalla luppolatura, e dal “calore amaro” dato dalla tostatura del malto.

Rose Mary’s, Birrificio Pontino (LT): una oatmeal stout quasi didattica, vellutata, morbida, giocata sulle classiche note di caffè e torrefazione, se non fosse per quello spigolo mediterraneo dato dal rosmarino del Circeo che conferisce una inaspettata nota balsamica.

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Two Penny, Bad Attitude: l’unica concessione straniera: siamo poco al di là delle Alpi, a Stabio, in Svizzera. Ci presentano una porter ruvida, in cui si percepiscono distintamente la presenza importante dei luppoli e la tostatura del malto, tutto perfettamente collegato da una forte nota alcolica.

a cura di William Pregentelli