Fiumi e torrenti in piena travolgono e distruggono i vigneti. Ecco foto e racconto delle aziende danneggiate. Intanto riparte la cooperativa di Solopaca e il Consorzio di tutela è pronto a chiedere più fondi nel prossimo bando Ocm.

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Una cosa del genere dalle nostre parti non si era mai vista”. Mentre parla, Carmine Coletta, presidente dellaCantina di Solopaca, si guarda intorno, coi piedi ancora sporchi di fango, per seguire i lavori di ripristino di una delle più importanti realtà vitivinicole dell’intera Campania, che il prossimo anno festeggia 50 anni di attività. È passata poco più di una settimana da quando l’alluvione si è abbattuta nei territori del Sannio. Da quando, in sole otto ore, da Dugenta ad Ariano Irpino, sono caduti i quantitativi di pioggia di un intero mese: 137 millimetri di pioggia pari a 60 milioni di metri cubi, secondo i rilevamenti delle stazioni meteo locali. Gli argini dei fiumi Calore, Sabato, Tammaro, Ufita, Miscano e Serretelle non hanno retto trascinando nella loro corsa a valle fango e detriti, che hanno lasciato una profonda ferita al territorio.

E il tutto è accaduto proprio durante le delicate fasi vendemmiali. In queste zone, vocate alla viticoltura, dove Aglianico del Taburno Docg, Falanghina, Sannio e Solopaca sono le Dop di riferimento, diversi vigneti sono stati travolti dalla forza delle acque, che ha portato con sé tronchi d’albero, dilavato i filari, rovesciato i sostegni, lasciando in alcuni casi uno spesso strato di pietre a ricoprire il terreno. Le foto che pubblichiamo in questo articolo ci sono state inviate dagli stessi produttori.

Cantina cooperativa di Solopaca

La cantina cooperativa di Solopaca è sicuramente la più grande realtà coinvolta: 600 soci provenienti da 16 Comuni limitrofi, per un totale di 1.300 ettari e una produzione di 3,3 milioni di bottiglie, in costante crescita. “I danni maggiori sono alle strutture” dice Coletta ricordando i momenti dell’alluvione: “Qui, a causa dello straripamento del torrente Saucolo, in poche ore si è allagato tutto: sotto acqua e fango sono finiti montacarichi, muletti, uffici, computer, apparecchiature elettroniche, strumenti di cantina, pedane. La nostra bottaia carica di vino, nuova di due anni, è stata sommersa dal fango che, fortunatamente, è arrivato a pochissimi centimetri dal colmatore. Il vino e tutta la produzione si sono salvati”. Una buona notizia, assieme a quella per cui la linea di imbottigliamento, che inizialmente pareva irrecuperabile, potrà tornare a funzionare, anche se lentamente. “Abbiamo perso commesse per circa 300 mila pezzi, ovvero 300 mila euro” spiega ancora Coletta “ma ci stiamo riprendendo e pensiamo di tornare a regime nel giro di un mese. C’è stato un grande sacrificio dei nostri soci, che hanno lavorato per spalare il fango, a mano e con le idrovore. Dobbiamo riprenderci. E, coi salti mortali, faremo anche il novello”.

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I vigneti

Molti viticoltori ancora oggi non sono riusciti a raggiungere fisicamente le zone colpite, in quei terreni dove spalliere e ceppi sono venuti giù come birilli trascinati dall’acqua e l’esondazione di fiumi e affluenti ha praticamente ridisegnato il territorio. In diverse zone, attorno ai torrenti è difficile passare e, pertanto, è complicato fare sopralluoghi accurati da comunicare a Comuni e Prefettura. Una cosa è certa: molti impianti andranno rifatti da zero. Il costo per il ripristino di un vigneto si aggira intorno ai 18 mila euro per ettaro, secondo le cifre stabilite dal prezzario per le opere di miglioramento fondiario della Regione Campania.

Cantina Santiquaranta

Una cifra riferita a un impianto con 2.500 ceppi per ettaro, che per le piccole aziende, come spiega Luca Baldino, proprietario dell’azienda Santiquaranta, è sottostimata in quanto si lavora a circa 6,6 mila piante per ettaro, per garantire una competizione radicale ottimale. Quindi, una stima bassa. Ma questo è un problema relativo se confrontato con l’importanza di un’azione concreta a tutela del territorio: “Dobbiamo uscire da questo stato di costante incuria con interventi strutturali, per regimentare le acque, che ci salverebbero da future alluvioni come questa”. Perché qui a Torrecuso, sede della cantina, dove il fiume Calore è esondato in modo violento, le acque hanno spostato centinaia di metri cubi di fango e pietre: “Siamo riusciti a salvare la produzione, abbiamo perso circa 20 ettolitri di vino, la terra ha invaso scarichi e fosse biologiche, e non possiamo andare avanti con la vendemmia”, racconta Baldino, che ogni anno produce 50 mila bottiglie tra Falanghina, Aglianico e Moscato di Baselice, un vitigno autoctono recuperato dal rischio estinzione e coltivato in un ettaro nei pressi del fiume Fortore: “Purtroppo il vigneto è saltato, il fiume lo ha portato via” racconta il proprietario di Santiquaranta, che ha subito danni su circa metà dei 6 ettari coltivati. In particolare, su un ettaro di Aglianico (pari a una produzione di circa 15 mila bottiglie) la vendemmia non era ancora iniziata, e per quest’anno il vino non si farà negli impianti di Torrecuso, ma altrove. “Siamo feriti nell’animo ma ci riprenderemo anche con le unghie”, dice Baldino.

Cantina Torre del Pagus

Tra i produttori, il sentimento di rivalsa è molto forte. Nelle ore successive all’alluvione Giusy Rapuano ha avuto la forza di pubblicare delle foto drammatiche di ciò che è accaduto a Paupisi alla sua cantina, Torre del Pagus, interessata da una spaventosa frana ai piedi del monte Taburno che avrebbe potuto radere al suolo l’intera cantina: “Non avendo subito irreparabili danni strutturali anche la nostra azienda tornerá presto a lavorare”, scrive la giovane imprenditrice che produce 30 mila bottiglie e che ha aderito da subito alla campagna social di solidarietà #SaveSannio e #IoStoConIPiccoliAgricoltori, che sta avendo un certo seguito, anche grazie al rimbalzo mediatico generato dal coinvolgimento del pastificio Rummo (produzione ferma e stabilimento allagato).

La solidarietà

Ed è scattata anche la solidarietà tra produttori vicini: la cantina Paternoster (Barile, Potenza) ha messo a disposizione i propri laboratori di analisi in un momento cruciale come quello della raccolta. Non solo: è appena partita la corsa all’acquisto solidale delle oltre 70 mila bottiglie (tra bianco e rosso Dop, Aglianico Igp e Moscato) che la Cantina di Solopaca non potrà consegnare alla gdo, e che ha deciso di vendere al pubblico così come sono, ricoperte di fango, lanciando l’hashtag #SporcheMaBuone. Ingegno campano.

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L’azienda Nifo Sarrapochiello

Tra le aziende vitivinicole colpite c’è anche l’azienda Nifo Sarrapochiello, 18 ettari e 70 mila bottiglie prodotte a Ponte. A Lorenzo Nifo, tradito stavolta dal torrente Alenta, che è il nome di un suo vino ottenuto da uve Falanghina, l’alluvione ha provocato l’allagamento della bottaia, uno stop dell’attività di alcuni giorni in piena vendemmia, danni a circa tre ettari di vigneto di uve bianche, la perdita di una parte dell’Aglianico: “Siamo intervenuti da subito lavorando con pompe sommerse, abbiamo tirato acqua per dodici ore, non registriamo danni strutturali e la nostra produzione, che quest’anno è molto buona” spiega al Gambero Rosso “non è compromessa”. Sulle concause del disastro, Nifo ha le idee chiare: “Dove c’è abusivismo si sono visti i maggiori danni, mentre dove c’era un minimo di manutenzione sono stati minori. È piovuto tanto, ma una gestione corretta del suolo contribuirebbe a un migliore deflusso delle acque e a fare la dovuta prevenzione”.

Il Consorzio di tutela Sannio Dop

È ancora difficile, fa sapere il Consorzio di tutela Sannio Dop (400 iscritti, per circa 2.500 viticoltori), avere una stima dei danni. A essere interessati, si precisa, sono soprattutto i vigneti in pianura, l’Aglianico che sta a quote più alte si è salvato. Il presidente Libero Rillo da subito si è appellato alle istituzioni per chiedere un aiuto concreto per far ripartire le imprese. È molto probabile che il distretto sannita chiederà alla Regione che nel prossimo bando Ocm vino (misura ristrutturazione vigneti) ci siano più fondi a disposizione e una priorità nell’assegnazione dei contributi a quelle aziende che hanno subito un danno certificato. Nel frattempo, la boccata d’ossigeno: i termini per comunicare le stime alla Prefettura tramite i vari Comuni sono stati prorogati di alcuni giorni. E, circostanza non da poco, non si prevedono allerta per piogge sulla Campania. Sui vigneti del Sannio dovrebbe quindi splendere il sole. Un’occasione per tirare un po’ il fiato e recuperare il tempo perduto. I viticoltori devono ultimare la vendemmia dell’Aglianico del Taburno, che quest’anno, ci dicono, si annuncia di ottima qualità. #SaveSannio.

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 22 ottobre

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