L'anticipazione dei premiati della nuova guida Vini d'Italia 2018 oggi ci porta a scoprire i migliori vini del Lazio

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Un proverbio di origine latina recita “nessuna nuova, buona nuova”. Forse non sempre è così. Prendiamo la situazione della produzione vinicola del Lazio. Da un paio d’anni non individuiamo delle vere novità di qualità. Sicuramente sarà colpa nostra, che non riusciamo a scovare le pepite ancora nascoste, ma forse il problema è anche della produzione vitivinicola regionale, che non sembra riuscire a trovare nuovo slancio.

In questo contesto è interessante vedere in che direzione si muove il movimento bianchista, circa i due terzi della produzione regionale. La zona numericamente più importante è quella dei Castelli Romani e soprattutto del Frascati, dove nonostante la volontà dichiarata di migliorare la qualità, i risultati sono per ora poco significativi. Torna a conquistare i Tre Bicchieri l’Eremo Tuscolano di Mario Masini, che ci sembra stia mantenendo la promessa di diventare un riferimento stilistico per la denominazione; per il resto non solo non abbiamo visto nuovi Frascati di alto livello, ma anche aziende importanti e conosciute non sono riuscite a dare la dovuta continuità qualitativa alle loro etichette. Nel Sud della regione torna in primo piano l’isola di Ponza con la sua Biancolella, ormai una presenza fissa alle nostre finali con i vini delle aziende Migliaccio e Casale del Giglio, che torna ai Tre Bicchieri con il suo Faro della Guardia, mentre, anche senza ottenere allori, i vini da bellone stanno confermando un notevole potenziale. Al nord è sempre più protagonista il Grechetto: nonostante non siano arrivati altri riconoscimenti oltre a quello assegnato al Poggio della Costa di Sergio Mottura – un’azienda che costituisce il vero esempio da seguire per far crescere il distretto vinicolo della Tuscia – sempre più cantine fanno sentire la loro voce, proponendo dei Grechetto di grande qualità e riconoscibilità territoriale.

Sul fronte dei rossi, continuiamo ad attendere la sperata esplosione del Cesanese, che sia del Piglio, di Affile o di Olevano Romano. Quest’anno nessun Tre Bicchieri per questo vitigno e per i suoi territori, i cui produttori di qualità restano quelli di qualche anno fa con, almeno apparentemente, gli stessi problemi: la difficoltà di trovare la quadra tra autenticità e piacevolezza, quella di dare lustro a una reputazione ancora poco brillante e la produzione limitata di alcune interessanti etichette. Vedremo la strada che prenderanno queste denominazioni nei prossimi anni. Una strada originale e per ora solitaria la sta invece tracciando Emanuele Pangrazi con i suoi Habemus, Tre Bicchieri confermati per l’Etichetta Bianca, tra le poche graditissime novità di questi ultimi anni. Per chiudere con i premiati, le aziende che anno dopo anno si confermano ai vertici: la Falesco, che oggi divenuta Falesco – Famiglia Cotarella, con il sempiterno Montiano, Poggio Le Volpi, quest’anno con il Baccarossa, e la Tenuta di Fiorano, che conferma la qualità assoluta del Fiorano Rosso.

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Baccarossa 2015 – Poggio Le Volpi
Biancolella Faro della Guardia 2016 – Casale del Giglio
Fiorano Rosso 2012 – Tenuta di Fiorano
Frascati Sup. Eremo Tuscolano 2016 – Valle Vermiglia
Habemus 2015 – San Giovenale
Montiano 2015 Falesco – Famiglia Cotarella
Poggio della Costa 2016 – Sergio Mottura

 

Gli altri premi Tre Bicchieri della guida Vini d’Italia 2018

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Grande degustazione Tre Bicchieri 2018 | Sheraton Rome Hotel | 22 ottobre 2017