Alla vigilia dell'anteprima, il focus sulla denominazione veneta: progetti, numeri, e caratteristiche di uno dei rossi più famosi d'Italia, ma più bevuto all'estero. E mentre la città di Verona si prepara ad accogliere il pubblico di esperti per il debutto dell'annata 2010, anche quest'anno qualcuno preferisce dissociarsi...
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Con l’Amarone della Valpolicella, inizia la lunga stagione delle anteprime italiane. A Verona sarà presentata da 60 cantine associate al Consorzio Tutela Vini Valpolicella, la nuova annata 2010 che, essendo terminato il periodo di invecchiamento minimo obbligatorio previsto dal disciplinare, è possibile commercializzare dall’inizio dell’anno. Daniele Accordini, enologo, vicepresidente del Consorzio, la definisce ottima: “È stata piuttosto fredda e ciò si è tradotto in una notevole variabilità: le vallate della parte più pianeggiante hanno sofferto di più mentre le vallate dove le altitudini sono un più elevate, hanno dato risultati migliori. Nasceranno vini di grande longevità, con un’acidità più sostenuta della media e gradazioni alcoliche leggermente più basse”.

L’Amarone è un grande rosso italiano – sviluppa un giro d’affari tra i 200 e i 220 milioni di euro all’anno – sempre più raro sulle nostre tavole visto che l’80% della produzione ormai è destinata all’estero.Specialmente nei Paesi del Nord Europa dove le sue caratteristiche così particolari, ottenute dalle uve messe lungamente ad appassire (più o meno un centinaio di giorni), risultano particolarmente gradite. La resa di uva permessa nei vigneti della Valpolicella è di 12 t/ha, ma il quantitativo massimo di uva destinata all’appassimento non può essere superiore al 65%, che il Consorzio per l’annata 2013 ha ridotto al 50% (come succede dal 2009) ovvero a 6 t/ha di uva. Alla base dell’odierno successo ci sono 7200 ettari di vigneto per l’Amarone (su 76.000 complessivi della Regione), poco meno di 1500 aziende agricole dedicate, 272 imbottigliatori di cui 213 anche trasformatori, e 7 cantine cooperative, tutte di cospicue dimensioni. Non a caso la terre da vino della Valpolicella sono valutate sui 530-550 mila euro ad ettaro, un prezzo del 5% superiore a quello di cinque anni fa. Insomma un player di prima grandezza nell’ambito di una regione, il Veneto, che negli ultimi dieci anni ha inanellato una lunga serie di risultati positivi: se l’intera filiera vitivinicola vale 2,2 miliardi di euro, l’export da solo vale 1,4 miliardi cioè il 36% dell’export agroalimentare veneto e il 31,8% del totale italiano.

Tra le novità di quest’anno anche un nuovo marchio che sintetizza il legame fra territorio, filiera e tipicità, associando nel segno i concetti di uva, lavoro e prodotto. Già registrato a livello comunitario, verrà utilizzato nella promozione dei vini della Valpolicella e della loro tutela. “La nostra tradizione si ritrova nel carattere tipografico, classico ed elegante, un Bodoni” spiega Olga Bussinello, direttrice del Consorzio “allo scopo di sottolineare l’identità italiana riconosciuta come valore di qualità indiscussa in tutto il mercato mondiale”. E proprio per rafforzare l’identità tra vitigno, azienda e territorio, strategica per i vini di alto profilo, l’innovazione rappresenta il principale driver. Un tema sviluppato nell’ambito dell’Anteprima, dal prof. Andrea Marchini, dell’Università degli Studi di Perugia che illustrerà le possibilità offerte dalla Pac. “L’innovazione come principale strumento dello sviluppo rurale “ dice “viene posta al centro dell’agenda politica dell’Unione Europea. A partire dal Programma Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione, che per le tematiche agricole rende disponibili 4,6 miliardi di euro mentre all’interno dell’OCM unica c’è il Programma di sostegno per il vino. In questo caso le novità riguarda un’azione specifica per l’innovazione dei sistemi produttivi e la possibilità di realizzare investimenti per la competitività delle imprese. Inoltre sostenere le azioni di comunicazione conta su un budget di 337 milioni di euro”. Secondo Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella “L’Anteprima è un’occasione per mettere in relazione lo stato dell’arte della denominazione con gli obbiettivi richiesti dalla filiera e imposti dal mercato. Un’evoluzione a cui il Consorzio è chiamato a rispondere mettendo in campo professionalità e competenze sempre maggiori”. All’Anteprima non parteciperanno le 12 aziende dell’associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte (Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato). “Per noi la manifestazione non ha molto senso” ha spiegato al Gambero Rosso la presidente Marilisa AllegriniBasti pensare che i nostri Amarone 2010 usciranno tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. La nostra è una scelta che vuole esaltare la longevità, la complessità e l’eleganza di cui il vino è dotato, specialmente in un’annata come il 2010”. Aggiunge Sandro Boscaini di Masi, past president delle Famiglie “Lo strumento Anteprima sarebbe pure valido, ma l’uscita precoce favorisce le aziende che si rivolgono al mercato di largo consumo. Noi abbiamo scelto una strada diversa”. (agabb)
Insomma se le disponibilità finanziarie ci sono, si tratta però di sfruttarle adeguatamente e soprattutto con un’ottica rivolta al futuro. Dopotutto la qualità dell’Amarone si esalta proprio sulla lunga distanza.

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Anteprima Amarone della Valpolicella 2010| Verona | Palazzo della Gran Guardia | 25 e 26 gennaio 2014 | www.consorziovalpolicella.it

a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 23 gennaio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.