Anteprime vol. 4. Note a margine della Anteprima Montepulciano d’Abruzzo 2014

6 Mar 2014, 12:30 | a cura di Luca Bonacini
L'anteprima 2014 testimonia la crescita del panorama vitivinicolo abruzzese. Grande attenzione al biologico, alla collaborazione, al confronto all'investimento.
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È un evento attesissimo nel mondo del vino, l'Anteprima Montepulciano d’Abruzzo, e un’occasione per conoscere una regione a tratti selvaggia, con tanta storia, divisa fra le spiagge dell'Adriatico del versante orientale e la parte montuosa del lato occidentale, con il Gran Sasso d'Italia, il massiccio più alto degli Appennini continentali che con i suoi tremila metri sovrasta le colline sottostanti.

Un contesto magnifico, teatro della seconda edizione di Ama 2014 - Anteprima Montepulciano d’Abruzzo, anche quest’anno tenuto a battesimo da Luca Gardini, miglior sommelier del mondo e palato straordinario che ha guidato appassionanti degustazioni. In questo trailer di ciò che berremo, tenutosi dal primo al 3 marzo, una cinquantina di aziende vitivinicole abruzzesi, cinque di più dello scorso anno, si sono confrontate con giornalisti di settore, sommelier, ristoratori e addetti ai lavori, mettendo in degustazione le proprie eccellenze enoiche. Vini che ancora non sono negli scaffali delle enoteche e che andranno in distribuzione nei prossimi mesi, ma che rappresentano una bella espressione del territorio: bianchi di notevole energia e rossi dal profilo robusto, ottima struttura e sorprendente longevità che testimoniano una crescita complessiva dell'intera regione che oggi esprime un talento a lungo appannato da produzioni di qualità corrente. È Chieti, sede della kermesse, con la sua provincia, a detenere i due terzi dell’intera superficie vitata dell'Abruzzo, grazie a un clima caldo ma temperato e a ottime escursioni termiche tra giorno e notte.

I vini di maggior successo sono il Montepulciano d’Abruzzo, il Trebbiano d’Abruzzo e il Pecorino, tra le realtà vitivinicole di maggiore interesse si confermano le cantine Valentini, Masciarelli, Zaccagnini, Emidio Pepe, a cui si affiancano i nomi di Cataldi Madonna, Praesidium, Montori, Torre dei Beati e Chiusa Grande, quest’ultima attiva da cinque generazioni, che nel 1996 dà il via alla prima vinificazione biologica e alla prima etichetta. Alla guida c'è Franco D'Eusanio, uomo carismatico e dannunziano convinto, cui abbiamo chiesto cosa vuol dire fare vino biologico in Abruzzo: “Da sempre cerco di coniugare filosofia e vinificazione biologica, volevo progettare e non semplicemente produrre i miei vini, immaginare una suggestione e tradurla in caratteristiche organolettiche. Come Bacone, anch’io penso che il miglior modo di comandare alla natura sia obbedire alle sue leggi. Per questo, in tempi non sospetti, ho fatto scelte in controtendenza concentrandomi sulla produzione biologica. Oggi dopo tanto impegno, Chiusa Grande è una delle realtà più rappresentative, della vitivinicoltura biologica, nonché tra le più certificate d’Europa”. La riscossa del Montepulciano d’Abruzzo è dovuta ai produttori che si sono riuniti nei quattro consorzi di tutela regionali (Consorzio Vini d'Abruzzo, Consorzio di Tutela Montepulciano DOCG Colline Teramane, Cnsozio di Tutela Doc Ortona, e il Consorzio DOC Tullum).

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Inizialmente il Consorzio di Tutela del Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane comprendeva solo 43 aziende, oggi sono quasi raddoppiate, come ci conferma il presidente Alessandro Nicodemi: “i produttori hanno creduto nel confronto e nella collaborazione, condividendo ognuno le proprie esperienze, utilizzando tecniche innovative, investendo, valorizzando vitigni antichi e un territorio di particolare pregevolezza, aprendosi a nuovi mercati e partecipando ai più importanti eventi come il Vinitaly e il Merano Wine Festival”. Come è cambiata la visione d’insieme dei produttori e come sarà il Montepulciano quest’anno? Si va decisamente verso il biologico, con oltre l’80% delle aziende vitivinicole della zona che si sono riconvertite, in sintonia con la tendenza internazionale; e alcuni che facevano già biologico senza manifestarlo, ora che lo dichiarano sulla bottiglia hanno aumentato il fatturato del 70%. Un successo che passa attraverso le nuove generazioni, con tanti giovani che stanno studiando e facendo pratica, per affacciarsi con un’adeguata preparazione al mondo del vino, come il giovane Paride D’Angelo, abruzzese, 25 anni, proclamato miglior sommelier d’Italia dalla giuria del Best Italian Wine Award 2013, composta da Luca Gardini, Andrea Grignaffini, Davide Paolini, Pier Bergonzi, e altri grandi nomi del vino. "Colore vivace, un'elevata acidità, lievi sentori di stallatico per un'ottima annata che si preannuncia adatta all'invecchiamento e capace di esprimersi al meglio anche dopo 10 anni" così ci descrive quest'annata Paride D’Angelo. Quali sono i passi che un giovane deve fare per entrare nel mondo del vino? “Occorre tanta passione e impegno. Vengo da una famiglia di ristoratori, è stato mio padre Gaudenzio, presidente Ais di Abruzzo e Molise, a trasmettermi la passione per il vino, e dopo la laurea in Economia e Commercio” spiega Paride D’Angelo“ho cominciato a frequentare corsi e degustazioni, e ho cominciato a viaggiare nei paesi del vino più importanti, per conoscere e capire tutte le fasi, dalla vite alla bottiglia, e per costruirmi un mio palato. So che devo ancora imparare tanto, e continuerò a studiare e a fare esperienza, ma questo riconoscimento, che mi riempie di orgoglio, mi ha dato la possibilità di essere utile alla mia terra. Dopo aver ricevuto il premio, ho collaborato con diversi produttori che mi hanno chiesto consigli su come migliorare il loro lavoro. Per il futuro ho in progetto: la realizzazione di una realtà vitivinicola, qua in Abruzzo”.

a cura di Luca Bonacini
foto Camiscia

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