[caption id="attachment_90733" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/06/318836_web.jpeg[/caption]

L' identità forte è spesso qualcosa di sfaccettato. Quella del vino di Puglia è lunga quanto i 400 chilometri della regione e risente dei mari,

Pubblicità

come dei venti che rimbalzano da una costa all’altra, tra Ionio e Adriatico. Anche questa potrebbe essere definita uan viticoltura estrema viste le temperature e  la scarsa presenza di rilievi. La pianura per la vite è spesso una bestiaccia, eppure la cultura agricola millenaria da queste parti non è solo roba da musei contadini ed è servita a ridare lustro a un’enologia in forte ascesa.

 

La mano dell’uomo – una delle componenti della troppo abusata parola terroir – qui deve essere davvero sapiente. Il parco ampelografico – come accade spesso nel Sud Italia – è vasto. Ma a tirare la volata dei vini pugliesi anche all’estero sono soprattutto tre vitigni: il Nero di Troia, il Negramaro e il Primitivo.

Pubblicità

 

In occasione dell’ultima edizione di Apulia Wine Identity abbiamo incontrato tre esperti degustatori e appassionati di vitigni autoctoni che ci hanno raccontato un po’ le caratteristiche peculiari di queste tre  uve. A Betty Melizza è toccato il Nero di Troia, a Duccio Armenio il Negramaro e a Giuseppe Baldassarre il Primitivo.

 

ECCO IL VIDEO 

Pubblicità

 

testo e video di Francesca Ciancio

26/06/2012