Nel nel 2013 sono aumentate le frodi sul vino e i reati contestati, molti dei quali di tipo burocratico. Come intervenire? Lo chiediamo al capo dipartimento dell'ispettorato di tutela della qualità e repressione frodi del Mipaaf.
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Balzo in avanti del valore dei sequestri di vino nel 2013, con un aumento dei reati rispetto ai tre anni precedenti. Due annate scarse dal punto di vista produttivo e una forte richiesta di prodotto hanno determinato il moltiplicarsi delle irregolarità. Lo scorso anno, secondo dati dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Mipaaf (Icqrf), è di quasi 30 milioni di euro il valore dei sequestri, rispetto ai 20 del 2012, con un aumento del 365% sul 2010; stabile il numero di sequestri (247); mentre in decisa crescita sono le frodi, che hanno raggiunto quota 93 casi. Sulle 36 mila verifiche nell’agroalimentare effettuate dai 10 uffici Icqrf, che sovrintendono a 19 uffici d’area, quelle sul vino sono oltre 11 mila (il 32% del totale) con quasi 7 mila operatori controllati: tra questi, la percentuale d’irregolarità è del 22% (una verifica su cinque). Oltre 2 mila le contestazioni di tipo amministrativo. Se si guarda, poi, ai controlli sui prodotti (16.800 in totale) questa percentuale è del 13%, rispetto a una media dell’agroalimentare nel complesso di quasi 9%. Intensa anche l’attività di analisi: i sei laboratori dell’Icqrf hanno esaminato oltre 2.500 campioni rilevando 247 iregolarità (9,7%). L’80% del valore complessivo dei sequestri nel 2013 (36,8 milioni di euro) è da attribuire al comparto vino. Nel dettaglio, l’Icqrf ha sequestrato 760 mila ettolitri, il 23% costituiti da mosti e vini Igt, Doc e Docg. Nello specifico, su questi prodotti, sono più di 5.500 i controlli, con 4.119 soggetti interessati, e un’irregolarità del 20,7%. Tra i prodotti, il 15% non è in regola, così come non risulta idoneo il 12,3% delle analisi sui campioni dei relativi vini e mosti: 39 i reati, 1.300 quelli amministrativi, 125 verbali di sequestro per 11,5 milioni di euro, quasi un terzo del totale. Nella sola vendemmia 2013, gli ispettori Icqrf hanno sequestrato quasi 600 mila ettolitri di vini e mosti, per 22,2 milioni di euro. Infine, ammonta a 5,4 milioni di euro il valore delle sanzioni nel vino (1.494 odinanze di ingiunzione), oltre un terzo sui 15,7 milioni di tutto l’agroalimentare.

Stefano Vaccari, capo dipartimento Icqrf, fa il punto sui dati 2013: “I dati dimostrano che il sistema dei controlli nel vino è efficace. Il numero di frodi penali rappresenta una percentuale contenuta, l’1,2% delle ispezioni svolte. Ma il sistema è ancora oneroso per le imprese sotto il profilo degli oneri burocratici, spesso causa di irregolarità formali. Segno che la semplificazione è quantomai una necessità.

Come spiega l’aumento di reati e sequestri in relazione all’andamento delle due passate vendemmie?
Va messo in relazione in primo luogo al miglioramento costante della programmazione dei controlli Icqrf – che da solo realizza il 43% delle verifiche annuali sull’agroalimentare nazionale – all’affinamento dell’analisi del rischio-frodi e a interventi più mirati.Inoltre, c’è stata grande attenzione ai fattori congiunturali: annacquamento e/o zuccheraggio di prodotti della vendemmia 2012/2013, illecito utilizzo in vinificazione delle uve da mensa nel 2013/2014.

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Quale relazione c’è tra irregolarità e norme burocratiche?
L’alta incidenza di operatori irregolari (22%) superiore a quella dei prodotti (9%) è dovuta all’alto numero di violazioni amministrative, riconducibili a inosservanze formali ai numerosi obblighi previsti da un complesso quadro normativo. Quasi metà delle violazioni si riferisce a semplici ritardi, imprecisioni o omissioni tra cui registri di cantina, imbottigliamento, documenti di accompagnamento; diffuse anche le violazioni sulle etichettarure. Di sicuro, coniugare semplificazione e mantenimento di elevati standard di qualità sarà la sfida che il legislatore dovrà affrontare a breve.

Gran parte della vostra azione si concentra durante la vendemmia. Cosa prevedete nel 2014?
Rafforzeremo l’azione sui vini di qualità e anche su segmenti produttivi in ascesa sul mercato, come il vino biologico. E in vendemmia garantiremo una presenza forte, controlli più efficaci, compreso il trasporto di prodotti vitivinicoli. Una specifica attività sarà dedicata all’utilizzo del mosto concentrato rettificato solido, previsto dal recente regolamento Ue 52/2013. Questo prodotto, più facilmente conservabile e trasportabile e di più agevole dosaggio di quello liquido, deve avere gli stessi requisiti previsti per l’analogo Mcr liquido, cioè deve essere ottenuto esclusivamente da varietà di uve da vino o da prodotti da esse derivati e deve essere costituito dalle stesse componenti zuccherine naturali dell’uva. Ne costrasteremo gli impieghi illeciti.

Il Testo unico del vino è in Parlamento. E all’Icqrf spetterà il coordinamento dei controlli. Siete pronti?
L’articolo 54 individua nel Mipaaf l’autorità di coordinamento e programmazione. E se mantenesse l’attuale formulazione potrebbe essere ipotizzabile che l’Icqrf svolga il coordinamento. In ogni caso, l’Icqrf è già strutturato per svolgere questo ruolo. Abbiamo un sistema informatizzato per raccolta e monitoraggio dei dati sui controlli che può essere rapidamente condiviso con gli altri organismi. Oggi, realizziamo circa il 43% dei controlli agroalimentari annuali nazionali e l’81% dei controlli realizzati in ambito Mipaaf. Nel solo vitivinicolo, queste percentuali convergono verso il 100%, assegnando all’Icqrf un ruolo quasi esclusivo.

‘Diffida’ e ‘ravvedimento operoso’ dovrebbero abbassare le contestazioni e snellire la burocrazia. Li ritiene strumenti efficaci?
Nel settore vino, la diffida prevista dalla legge 82/2006 non ha sortito effetti significativi per un troppo basso valore di applicazione, con sanzioni fino a 500 euro. Un aumento di questo valore e una applicazione generalizzata, come affermato a Vinitaly dal ministro Martina, potrebbe essere un passo avanti, così come per il ravvedimento operoso. Entrambi incideranno sul numero di irregolarità. Anche se, a strumenti di ravvedimento più semplici, deve far riscontro un livello di controlli molto elevato. Se l’Italia può vantare oggi un export di oltre 5 miliardi, con ulteriore prospettiva di crescita, lo si deve sicuramente al grande lavoro dei nostri operatori di settore, ma anche – mi sia concesso dirlo – al continuo e capillare lavoro di controllo svolto dall’Icqrf, in particolare, e dagli altri organi di controllo, che negli anni hanno consolidato la serietà e l’affidabilità dell’intero comparto.

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a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri dell’8 maggio.
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